IPOTESI DI LETTURA DELLA VIOLENZA DI GENERE ATTRAVERSO I MODELLI OPERATIVI INTERNI ( MOI )

di Orietta Giulianelli

orietta Ennesimo caso di violenza ai danni di una donna. Ylenia Grazia Bonavera, di 22 anni. Violenza in cui emerge la volontà di distruggere per sempre, mandare letteralmente in fumo un viso, un corpo che, in teoria, si amavano. Siamo purtroppo quasi abituati a episodi così gravi.
E la vittima lo difende, usa parole amorevoli, lo giustifica, lo discolpa.
E’ lecito, a questo punto, anzi doveroso porsi di fronte al problema della violenza di genere con mente più aperta, abbattendo i muri del ” si può o non si può dire ” e riconoscere, anche attraverso la vittimologia, che i protagonisti sono due e che il problema è spesso di coppia. Una sorta di incastro in cui anche il soggetto passivo, pur senza averne responsabilità, svolge un suo ruolo determinante.Un’ipotesi di interpretazione può essere quella che ci viene da John Bowlby con i suoi stili di attaccamento ed i conseguenti Modelli Operativi Interni.

orietta-1  I MOI, ed in particolare il modello operativo del sé (immagine che il soggetto ha di sé e di quanto sia accettabile o meno agli occhi degli altri soprattutto in riferimento al soddisfacimento dei propri bisogni) ed il modello operativo del mondo (che riguarda la realtà esterna ed il funzionamento delle relazioni interpersonali), si sviluppano a partire da esperienze di “ricerca della vicinanza” del bambino, ed in particolare dal modo in cui l’adulto di riferimento ha risposto al suo bisogno di vicinanza. I modelli delle persone i cui tentativi di ricerca sono stati frequentemente accettati differiscono, pertanto, da quelli dei soggetti rifiutati, bloccati o solo saltuariamente accettati.
Sono rappresentazioni mentali che si costruiscono nel corso dell’interazione con l’ambiente, comprendono sia componenti emozionali sia cognitive e, una volta formati, sono al di fuori della coscienza.
I MOI hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e creare aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale. Permettono infatti all’individuo di valutare ed analizzare le diverse alternative della realtà, fino a reagire alle situazioni future in anticipo rispetto alla loro rappresentazione reale (utilizzando la conoscenza degli avvenimenti passati per affrontare quelli presenti, selezionando la reazione ottimale agli eventi ed operando la scelta che si ritiene migliore). Hanno quindi la funzione di fornire regole che guidino il comportamento ed i sentimenti dell’individuo, in relazione a persone significative e permettere all’individuo di prevedere ed interpretare il comportamento degli altri e dunque pianificare e modulare di conseguenza il proprio comportamento. Gli schemi interiorizzati dal bambino nei primi anni di vita sono soggetti a continue ridefinizioni, sulla base dei cambiamenti della realtà esterna, dello sviluppo del soggetto stesso e della relazione con la figura di attaccamento. Nell’adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario e legarsi a nuove figure di attaccamento.
I Modelli Operativi Interni sviluppati dal bambino, attraverso le esperienze che la persona sperimenta nel corso della propria vita, determinano quello che sarà il comportamento di attaccamento di un individuo adulto, nell’ambito di una relazione affettiva. Questo stile di attaccamento, definito “romantico” può essere indagato con una scala che valuta lo stesso ed il modo di vivere le relazioni rispetto alla dimensione di Ansietà (preoccupazione per le relazioni sentimentali, timore del rifiuto e dell’abbandono) ed Evitamento (difficoltà e disagi ad avvicinarsi, ad affidarsi ed a dipendere dagli altri). Dalla combinazione dei punteggi ottenuti nelle due dimensioni è possibile ricavare quattro categorie: sicuro (bassa ansietà/ basso evitamento), preoccupato (alta ansietà / basso evitamento), distanziante-evitante (bassa ansietà / alto evitamento) e timoroso-evitante (alta ansietà / alto evitamento).
E vediamoli meglio.
Stile sicuro. Da adulto sarà semplice per il soggetto sicuro, riconoscere con precisione le persone a cui legarsi sentimentalmente. Egli infatti in maniera inconsapevole, si lascerà coinvolgere in relazioni che confermino i suoi modelli interni “sicuri” e la propria percezione di persona degna di essere amata e curata. L’esperienza di un rapporto di totale fiducia con la propria madre lo condurrà a dar vita a legami sentimentali poco ossessivi e ad affidarsi al proprio partner, considerato come nuova base sicura da cui dipendere ed allo stesso tempo da cui ripartire per ulteriori esplorazioni. Si orienterà quindi verso persone a loro volta sicure, che dimostrino palesemente i propri sentimenti, con cui poter condividere ogni momento. Presenterà un alto livello di consapevolezza circa la sua relazione, cercando di volta in volta strategie adatte al superamento di eventuali difficoltà e costruendo in tal modo le premesse per legami affettivi stabili e duraturi.
Stile preoccupato. Tale soggetto si farà più volte trascinare, in modo impulsivo, in rapporti passionali, tendendo ad idealizzare eccessivamente il partner. Aver sperimentato da bambino la relazione con una madre imprevedibile, lo porterà a sviluppare modelli del sé come di una persona da amare in maniera discontinua, ad intermittenza. Da adulto, quando a prevalere saranno modelli positivi del sé, come soggetto degno di amore, penserà di essere profondamente desiderato e rispettato dall’Altro; ma quando prenderanno il sopravvento modelli negativi del sé, come persona vulnerabile e non amabile, darà rapidamente vita ad una relazione ossessiva, possessiva, rabbiosa e di fronte ad una mancanza o ad una possibile, reale assenza dell’Altro, esperirà profonda ansia da separazione. La possibilità di esplorare il mondo, di essere sereno e di amare sulla base della sicurezza che può offrire una relazione consolidata sono per lui dimensioni sconosciute.
Stile distanziante. Questo soggetto tenderà a non farsi coinvolgere emotivamente nelle relazioni interpersonali, inseguendo un’autonomia e un’autosufficienza individuali che escludono, in caso di necessità, il ricorso agli altri, considerati inaffidabili. Questa “strategia di vita”, in realtà, non è altro che una misura di prevenzione contro il rischio di ulteriori delusioni, dovute a pregresse esperienze di rifiuto: quelle di una madre che non ha risposto con prontezza, efficienza e calore alle sue richieste di aiuto e conforto. Egli forma un modello mentale di sé come persona non degna di amore, che deve contare solo su se stessa ed un modello mentale della madre e poi dell’Altro come persona negativa sulla quale non avere aspettative. E forse proprio per non correre il riscparte della figura allevante.orietta-2 Essi elaborano durante l’infanzia, delle rappresentazioni interne della relazione confuse e incoerenti.

La conseguenza, in età adulta, di tali esperienze pregresse è la costituzione di modelli interni di interpretazione degli eventi sempre oscurata da un velo di confusione ed incontrollabilità, annerita da una visione pessimista e catastrofica. Nelle relazioni affettive questi soggetti sono incapaci si scegliere partners affidabili e tendono a dar vita, e a mantenere nel tempo, rapporti improntati su modalità comunicativa patologiche, presentandosi a loro volta come genitori potenzialmente maltrattanti o abusanti.

Fonti:

Ainsworth Mary et al., Patterns of Attachment: A Psycological Study of the Strange Situation, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale 1978

Bartholomew Kim, Horowitz Leonard M., Attachment styles among young adults: a test of a Four-Category model, in “Journal of personality and social Psychology”, vol. 61, n.2, 1991, p. 226-244

Bowlby John, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano 1989

Pallagrosi Mauro, Carlone Cristiano, Marini Isabella, Relazione di attaccamento e relazione di aiuto: manuale breve per glio operatori sanitari, Alpes Italia, Roma 2012

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