STORIA DI UN FANTASTICO SERIAL KILLER -Parte Seconda

STORIA DI UN FANTASTICO SERIAL KILLER – parte seconda

NASO ASSOLUTO

di Orietta Giulianelli

 

foto 1-2E così comincia la serie.

La prima è un’operaia, una delle tante ragazze che si guadagnano il pane raccogliendo i fiori. La uccide per poterla mettere nel distillatore.

 

 

 

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Ma è troppo rischioso e poi con questo sistema non si produce l’essenza. Sperimenta ed apprende dunque un’altra tecnica per rubare i sentori, l’ enflourage a freddo.La seconda è una prostituta. Jean comincia a cospargela di grasso , non ha intenzione di ucciderla, non gli interessa, non è il suo scopo. E’ costretto a farlo però perchè la donna si allarma e ” la paura fa puzzare ” Le taglia anche i capelli per portarseli via ed estrarre da essi il profumo.

– Nonostante le apparenze Jean non colleziona feticci. Il colore dei capelli non ha importanza, non manifesta ripetitività nella scelta delle caratteristiche fisiche delle donne se non quella che siano giovani e belle -.

Ed uccide ancora. Albin e Françoise, due gemelle che sfortunatamente si trovano alla festa di compleanno di Laure, catturate ed uccise nel giardino a labirinto mentre giocano a nascondino. Come tutte le altre, verranno trovate nude e con la testa rasata. Nessun segno di violenza. Jean Baptiste non è un violento. Un colpo solo al capo e poi con movimenti lenti, con grazia e quasi con rispetto spalma sui corpi il grasso che poi raschia via catturando l’essenza femminile. Altre ragazze subiscono la stessa sorte. Ventiquattro. E via via si diffonde l’allarme sociale.

– Antoine Richis, il padre di Laure che rivestiva la carica di secondo console della città, è quello che oggi chiameremmo un criminal profiler. Si pone tutte le domande fondamentali : come ragiona, cosa vuole, perchè sono tutte belle, perchè non è interessato all’aspetto sessuale, sembra quasi un collezionista….e no, l’arrestato non corrisponde al profilo…senza mia figlia il disegno non sarà completo

E nella realtà il nostro Jean riempie le ampolle e la collezione, appunto, và completandosi.

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Ne manca solo una, la venticinquesima, la più importante, la più profumata di bellezza. Il suo naso gliela farà trovare anche se nascosta. Ed il cerchio si chiude. L’ultima immagine che gli occhi di Laure vedono è quella di un giovane dallo sguardo rapito che la fissa, determinato.

 

 

 

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Ed anche la più bella di tutte verrà trovata come un fantoccio, nuda e con il capo rasato.

 

 

 

 

 

 

 

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L’elisir è finalmente pronto. Jean non lascia la preziosa ampolla neanche al momento della cattura e della reclusione.

Possiamo ora tirare le somme : Jean è un serial killer ” missionario ” , asociale – organizzato -.

 

 

 

 

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Con la stessa espressione concentrata e lontana, incatenato nel carcere prima del supplizio, prima che il boia, Monsieur Papon, lo leghi ad una croce di legno e gli spezzi con una mazza le gambe e le braccia per farlo morire lentamente, Jean stringe fra le mani la sua preziosa bottiglietta. Intanto nella piazza la folla si raduna ; è una marea di gente sporca, appesantita dall’odio, dalla indifferenza, pronta a godersi uno spettacolo crudele, forse l’unico che possano permettersi. Ed ecco, arriva il boia che brandisce la mazza. La gente lo sprona a fare bene il suo lavoro, il vociare è assordante, l’eccitazione è al livello massimo. I carcerieri entrano nella cella ma rimangono perplessi, c’è qualcosa di diverso nell’aria…Jean si è messo due gocce di ” profumo ” sul collo, e le guardie restano incantate, si inchinano.
Un vestito azzurro bordato di merletti, scarpe in tinta con fibbie dorate. Vediamo uno Jean trasformato, quasi regale, come mai era stato nella vita. E con lo stesso fare principesco esce dalla carrozza che lo trasporta al patibolo. Il vociare della gente scema pian piano. Alla morbosa curiosità di vedere in faccia il mostro si sostituisce uno stupore collettivo che aumenta alla vista degli inchini dei carcerieri ed all’incedere misurato di Jean. Il boia, quando ha il condannato di fronte, cade in ginocchio esclamando ” Quest’uomo è innocente ! “.
L’espressione di Jean è ferma mentre osserva quel mare di gente. Prende il fazzoletto di pizzo, lo cosparge di ” profumo ” e lo fa ondeggiare in direzione della folla e man mano l’essenza raggiunge le persone che si inginocchiano e protendono le braccia verso di lui, osannandolo, adorandolo.

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La bocca di Jean assume un leggero sorriso, è compiaciuto mentre sparge ancora il ” profumo “…dalle mani di una ragazza cade una cesta di susine e Jean rivive il suo primo incontro immaginando, per la prima volta , di accarezzare, baciare ed essere baciato da quella sconosciuta che per prima gli aveva fatto conoscere la bellezza…il profumo dell’amore ormai invade la piazza e si insinua nelle narici di tutte quelle persone.
Da lì l’estasi, l’abbattersi delle barriere, lo spogliarsi dei cenci sporchi lasciando emergere il candore della pelle, liberando la dolcezza e la sensualità pura, senza confini, senza resistenze. Le persone si abbracciano senza distinzione di sesso, di età, si accarezzano, sembrano divenire un unico organismo, un mare di corpi che ondeggiano armoniosamente, che sembrano fondersi l’uno nell’altro….il potere dell’amore …..”più forte del denaro, più forte del terrore e della morte”.

 

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… una sola cosa il ” profumo ” non poteva fare : trasformarlo in una persona capace di amare e di essere amato.

Scarcerato ( al suo posto verrà giustiziato un altro uomo ), Jean si incammina verso il suo destino e guidato dal suo naso e dalla sua memoria olfattiva, ripercorre la strada dalla quale è venuto. Torna nel fetore, nella Parigi dei quartieri bassi. Torna nei pressi del mercato del pesce in cui ha visto la luce. E’ sera, la gente è radunata intorno ad un fuoco, sempre lo stesso tipo di persone sporche ed incattivite dalla miseria e dagli stenti. Lui li guarda da lontano, ancora con i vestiti principeschi e con la solita aria triste e determinata svuota la bottiglietta di ” profumo ” sul proprio capo. Gli uomini e le donne lentamente si voltano verso di lui e come attirati da una calamita lo raggiungono e lo ricoprono con i loro corpi, uno sull’altro. ” Ognuno voleva toccarlo, ognuno voleva una parte di lui…una scintilla della sua fiamma meravigliosa. Gli strapparono dal corpo i vestiti, i capelli, la pelle, lo fecero a brandelli, affondarono unghie e denti nella sua carne, gli si buttarono addosso come iene…in brevissimo tempo….fu smembrato ed ogni membro della masnada ne afferrò avidamente un pezzo…in preda ad una brama voluttuosa e lo divorò”. La ripresa si allontana per comprendere un ammasso di braccia, gambe che si intreccia sul corpo di Jean. Di lui non rimane niente, solo i vestiti azzurri ridotti a brandelli che qualche ragazzino porterà via il mattino seguente per venderli ai mercanti di stracci.

Come interpretare questo finale? Io lo faccio così.
Jean Baptiste è consapevole di non emanare alcun odore e perciò, secondo il suo modo di vedere, di essere invisibile agli altri. Ancora di più, perciò, di non poter suscitare sentimenti nè di poterne essere invaso. Il momento in cui comprende ciò è proprio quando rivive, sul patibolo, il suo primo incontro con la bellezza. Qui lo vediamo smarrito e per la prima volta malinconico, quasi disperato.
Aveva però creato la quintessenza dell’amore, l’unica che potesse rendere se stesso visibile al genere umano, e perciò se ne cosparge e si lascia sbranare, divorare, fagocitare dall’amore dissolvendosi negli altri…
ma questa è solo la mia versione!

Fonti
http.//psicologiacriminologica.it – L’odore dei reati

Film : “Perfume – The story of a murderer” – 2006 regia Tom Tykwer ( adattamento dal romanzo “Il Profumo” di Patrick Suskind )

Patrick Sunskind – Il Profumo – Tea Ed. 1985

V.M. Mastronardi – Manuale per operatori criminologici e psicopatologi forensi – Giuffrè..

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