Sentenza C. Cost. n.32 del 25.02.2014

D. L. nr.146 del 23.12.2013

Sentenza C. Cost. n.32 del 25.02.2014.

Conseguenze sulla disciplina penale in materia di sostanze stupefacenti.

Successioni delle leggi penali

a cura di : dott. Giuseppe Guarcini

Spesso il comma 5° dell’art. 73 D.P.R. 309/90 era, dagli operatori del settore, ricondotto erroneamente a fattispecie autonoma di reato.

Di fatto si trattava di una circostanza attenuante che in caso di equivalenza con circostanza aggravante o di prevalenza delle ultime poteva far scaturire un trattamento sanzionatorio in cui la pena edittale prevista applicabile sarebbe stata quella più grave prevista dal primo comma ex art .73 309/1990.

Il decreto legge 23.12.2013 nr.146 ha modificato il comma 5 dell’art. 73 D.PR. 309/90 trasformando la circostanza attenuante ad effetto speciale in titolo autonomo di reato.

Perciò per fatti delittuosi ritenuti di lieve entità, il quinto comma non è più dunque ritenuto un circostanza attenuante, bensì in ipotesi autonoma di reato per cui è prevista la pena della reclusione da 1 a 5 anni.

Naturalmente il principio del favor rei rileva in questo caso l’applicabilità dell’art. 2 comma 4 c.p.(successione delle leggi penali nel tempo).

La Corte di Cassazione penale, Sez. IV in fatti si pronunciava il 29.05.2014 con la sentenza nr. 22257 e a proposito degli effetti della pronuncia da parte della Corte Costituzionale con la quale veniva appunto dichiarata l’illegittimità costituzionale della legge Fini-Giovanardi affermava che: “in caso di condanna per condotte illecite relative a sostanze stupefacenti leggere e pesanti (ritenute avvinte dalla continuazione) emessa prima della sentenza della sentenza nr. 32/2014, deve disporsi l’annullamento con rinvio della sentenza, onde consentire al giudice di merito di rivalutare ed eventualmente rimodulare la risposta sanzionatoria alla luce della lex mitior” .

Pertanto le fattispecie delittuose rilevabili ed attinenti alle ipotesi di reato dichiarate incostituzionali devono essere riproposte al vaglio del giudice dell’esecuzione onde rideterminarne o rimodulare la pena inflitta.

Un contesto simile può rappresentarsi quando sulla base della disciplina dell’ originario DPR 309/1990 non sarebbe stato possibile infliggere la pena applicata sulla base del testo come modificato dalla legge 49/06 vale a dire ad esempio quando si ha un caso di condanna per il reato ex art. 73 comma 1 o 1 bis come modificato dalla legge 49/06, con l’irrogazione di una pena superiore ad anni sei per droghe cosiddette leggere.

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