Il reato di rapina

Il reato di rapina e l’ esercizio arbitrario delle proprie ragioni 

Tizio si introduceva nell’abitazione di Caio e dopo un’accesa discussione con quest’ ultimo si impossessava di un televisore e si allontanava.

Successivamente fermato dagli operanti di Polizia Giudiziaria, Tizio giustificava il suo gesto adducendo che Caio era nei suoi confronti debitore di una determinata cifra di denaro.

Veniva accertata l’effettiva esistenza del debito preteso derivante ed acclarato inoltre il suo ammontare risultava essere di gran lunga superiore al valore del televisore di cui si era impossessato.

Tizio veniva tratto in arresto per il reato di rapina.

Emerge sin da subito che nella fattispecie delittuosa in esame non sussistono gli elementi idonei a configurare il reato di rapina in entrambe le ipotesi previste ex art. 628 comma 1 (rapina) e 2 ( rapina impropria).

La condotta del soggetto attivo nella rapina s’incentra nell’uso della violenza e della minaccia con la finalità di impossessarsi della cosa altrui al fine di trarne un profitto.La violenza deve essere rivolta contro le persone, non si configura il reato di rapina se la violenza si perpetra sulle cose.

Nel caso de quo l’impossessamento emerge essere finalizzato ad un supposto soddisfacimento da parte di Tizio di una legittima pretesa, pertanto il reato integra la fattispecie prevista dall’ art. 393c.p..I giudici della Suprema Corte di Cassazione in una delle sue più recenti sentenze la nr.4325 del 18.10.2007 si sono espressi motivando:

“l’elemento distintivo del delitto di rapina da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, risiede nell’elemento soggettivo, perché in un caso l’autore agisce al fine di procurare a sé o ad altri un profitto ingiusto, ben sapendo che quanto pretende non gli spetta e non è giuridicamente azionabile, nell’altro agisce nella ragionevole opinione di esercitare un diritto con la coscienza che l’oggetto della pretesa gli spetti.”

Si rileva che la perseguibilità per il reato ex art. 393 C.P. è prevista a querela della persona offesa.

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