Il contraddittorio nel processo penale. L’ analisi controfattuale.

 

Il Contraddittorio nel processo penale

Le indagini difensive

a cura del dott.

Giuseppe Guarcini

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Dopo aver avvicinato i rudimenti del dna, visto alcuni risvolti procedurale Nella prima parte  e nella seconda parte,  questa terza parte di: “nuove frontiere investigative” ci condurrà sul luogo del delitto del delitto la meglio conosciuto come scena del crimine.

Dopo una breve premessa dedicata all’evoluzione tecnico scientifica che continua imperterrita ad insinuarsi in numerosi campi concernenti un’ indagine, è stato anche fatto cenno, seppur brevemente, alle problematiche sottese alla eventuale carenza di contraddittorio che può insorgere nella fase prodromica al processo, cosiddetta delle indagini preliminari.

Particolare quest’ ultimo che doveva essere visto con un particolare occhio di  riguardo rivolto al contesto inerente alle  indagini difensive .

Torniamo ora al D.N.A., a questo elemento che rilevato dalla scena del crimine,  può assumere una valenza prima indiziaria e poi anche probatoria di rilevanza tale da essere in grado, da solo, di imprimere una direzione univoca all’indagine oppure, e questo  non sempre e’ un bene, un’unica direzione investigativa se poi  vanificata da validi indizi contrari, rischia di far cadere l’intero impianto accusatorio.

La dottoressa Secreti ci ha erudito in merito,  tramandandoci i primi rudimenti di una materia quale è la genetica, che oltre ai noti successi ottenuti nella medicina, nel contesto  investigativo sta fornendo un apporto di prim’ordine, cercando nella sinteticità di mantenere un assetto puro, privo di contaminazioni dettate da falsi miti o esaltazioni mediatiche.

Il rinvenimento di eventuali tracce di D.N.A in una scena criminis dà vita ad un susseguirsi di accertamenti tecnico strumentali in grado di rilevare un determinato profilo genetico da utilizzare come metro di comparazione con un soggetto sospettato.

L’esame del D.N.A genera dunque un’indagine,  che possiamo definire endogena all’indagine principale che peraltro, si presenta in grado di sorreggere l’intero impianto indiziario. E’ altrettanto vero che, però, se non condotta con i dovuti criteri rischia di diventare un boomerang in grado di ritorcersi contro chi l’ha originata.

Giungere a rilevare un profilo genetico attraverso D.N.A rinvenuto sulla scena del crimine non equivale a determinare la colpevolezza di una persona è un presupposto cardine da cui non bisogna distaccarsi e non bisogna guardare troppo lontano per verificarlo, basti riguardare il caso di Amanda Knox e Raffaele Sollecito dove gli esiti delle indagini difensive svolte rilevarono nella fase processuale dubbi sulla metodologia con cui furono eseguite le prime operazioni di repertamento e le successive indagini scientifiche (vds il commento di Carlotta Conti e Eleonora Savio in Guida al Diritto nr.5/2012 pag.575).

Era considerata la prova regina che appunto sosteneva l’intero castello indiziario.

Ciò comunque dimostra quanto sia  importante contrapporre alle indagini effettuate dal Magistrato del Pubblico Ministero  un’indagine difensiva in grado di valutare e confutare con ordine logico ciò che è stato rilevato sulla scena  del crimine.

E’ necessaria  un’analisi  che utilizzi gli strumenti e le tecniche adeguate utili  a rivelare elementi  da contrapporre alla tesi accusatoria.

Ma è sempre possibile poter arrivare a svolgere un’analisi controfattuale? La difesa gode degli stessi privilegi della polizia giudiziaria?

…premessa all’indagine genetica

La maggior parte delle volte quando si verifica un fatto criminoso, non sempre il suo autore viene identificato nell’immediatezza dello stesso; può trascorrere del tempo, più o meno breve, entro il quale magari un tale soggetto viene identificato e sospettato di esserne l’autore.

Il difensore quindi, a sua volta, avr­­­­­­à sicuramente la disponibilità di accedere nei luoghi ove si è verificato il tragico evento, nel frattempo sottoposti a sequestro da parte dell’A.G., ma si può provare ad immaginare lo stato di quei luoghi, dopo essere stati fatti oggetto di ripetuti accertamenti da parte del personale specializzato delle Forze di Polizia.

Per non parlare dei reperti sequestrati e per  i quali si dovrà ex novo procedere a tutte le verifiche del caso.

Un ulteriore importante dato da rilevare riguarda eventuali reperti biologici, magari labili al punto tale da rendere l’esame irripetibile, di conseguenza senza la possibilità di essere ripetuto con le garanzie nel contraddittorio tra le parti o magari resi inutilizzabili a causa del lungo periodo trascorso o a  causa degli stessi strumenti o elementi chimici utilizzati dalla Polizia Giudiziaria.

In tal senso la Prof.ssa Paola Felicioni cita: ”1) la non databilità della traccia biologica dalla quale è estratto il profilo genetico; 2) la facile trasportabilità del D.N.A; 3) la degradazione enzimatica dl D.NA. causata dalle componenti fungine e/o batteriche che possono attaccare il reperto; 4) il decadimento fisico-chimico del D.N.A causato da fattori ambientali (raggi ultravioletti, radicali liberi presenti nell’ossigeno, formaleide; 5) la contaminazione cd esogena in cui la commistione di componenti biologiche è riconducibile ad errori umani; 6) la contaminazione c.d. endogena dovuta alla presenza iniziale o da idonea repertazione  di più materiali organici (sudore, saliva, sangue); 7) la contaminazione  cd sporadica relativa ad esigue quantità di substrato genetico (es. una sola formazione pilifera, ovvero oggetti solo toccati oppure degradazione enzimatica)”.

tratto da www.archivio penale.it (archivio penale 2012 n.2)

Quindi, come si può constatare, un’attenta analisi controfattuale può essere costellata da numerosi fattori  in grado di alimentare  l’indagine genetica.

Nel corso della rubrica cercheremo di evidenziare tutti i caratteri che devono essere contenuti nell’ambito di un’indagine difensiva oltreché, di un’attenta analisi procedurale, facendo riferimento soprattutto ad esperti nel ambito di un settore così specialistico, di cui anche l’organo giusdicente dovrebbe non più farne a meno.

Nel prossimo articolo analizzeremo  l’origine di un’indagine genetica ovverosia il rilevamento della traccia biologica, il protocollo internazionale che attiene alle tecniche di rilevamento, repertamento e successiva conservazione.

Di converso verrà valutato  in cosa dovrà vertere un esame controfattuale intrapreso dalle componenti specialistiche coinvolte in un’indagine difensiva.

Naturalmente con l’apporto di specialisti nell’ambito della genetica, nel  rinvenimento e nel repertamento delle tracce biologiche.

Ancora una volta emerge   la sinergia d’intenti  in grado di convogliare più professionalità  con il fine di conseguire un unico risultato.

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