Il “Petiso Orejudo”

 

Storia di un Baby Serial killer

di Michela Donvito

Il Petiso Orejudo

Petiso Orejudo
Petiso Orejudo

Cayetano Santos Godino,nato il 31 ottobre 1896 a Buenos Aires, era il figlio di due migranti calabresi, Fiore Godino, un uomo alcolizzato e violento e Lucia Ruffo, una donna iperprotettiva con il figlio.
Il “Petiso Orejudo”, questo fu il soprannome che lo accompagnò per tutta la vita a causa delle sue orecchie a sventola, iniziò la sua carriera criminale alla tenera età di 7 anni, anche se sin da piccolo Cayetano aveva passato la maggior parte del suo tempo a torturare gli animali: cani, gatti, galline…
Tra i cinque e i dieci anni, cambiò spesso istituti scolastici, dai quali veniva ripetutamente espulso a causa della sua cattiva condotta, ma sua madre lo giustificava dicendo che gli altri bambini lo prendevano in giro.


Il 28 settembre del 1904 commise il suo primo delitto: portò in un terreno abbandonato Miguel De Paoli, un bambino di appena 21 mesi, lo gettò su alcuni cespugli spinosi e poi prese a colpirlo ripetutamente con un mattone.
Nel 1905, con lo stesso modus operandi, uccise un vicino di casa di appena 18 mesi, un poliziotto lo vide ma lo rilasciò per la sua giovane età.
Nel 1906 condusse una bambina in un campo desolato, lì tentò di strangolarla, ma siccome non vi riuscì decise di seppellirla viva.
Nel 1908 tentò di soffocare un altro bambino Severino Gonzales Calò, ma questa volta fallì nel suo intento, fu colto in flagrante, arrestato e nuovamente rilasciato il giorno successivo. Sei giorni dopo questo episodio, bruciò gli occhi di un bambino di soli 20 mesi con una sigaretta, anche questa volta la sua azione criminale restò impunita.
Nel dicembre dello stesso anno i genitori, esausti e totalmente incapaci di educarlo, decisero di consegnarlo alle autorità, denunciandolo per reati minori. Questa volta fu arrestato per tre anni, ma a differenza di quanto ci si aspettava, la sua violenza si aggravò.
Il 26 Gennaio del 1912, Arturo Laurona di 13 anni, fu trovato morto in una casa abbandonata. Nel marzo dello stesso anno un altro bambino, di soli 5 anni, fu bruciato vivo da Cayetano, che dichiarò alla polizia che si era trattato solo di un incidente e, incredibilmente, fu creduto.
L’8 Novembre cercò di strangolare il piccolo Roberto Russo, questa volta fu fermato e processato, ma ritenuto innocente per mancanza di prove.
Seguirono altri crimini, di diversa entità, ma il più atroce avvenne il 3 Dicembre.
La vittima fu il piccolo Jesualdo Giordano, che, mentre giocava sulla porta di casa fu convinto da Cayetano a seguirlo in una fattoria vicina dopo avergli comprato delle caramelle.

corda usata per legare e strangolare le vittime
corda usata per legare e strangolare le vittime

Lì lo fece sdraiare per terra e provò a strangolarlo con la corda che usava come cintura per i pantaloni ma il bambino fece resistenza e la corda si spezzò in due. Allora Cayetano usò i due pezzi restanti per legare mani e piedi del bambino e cominciò a picchiarlo, ma presto gli venne l’idea di piantargli un chiodo nel cranio.
Uscendo dalla fattoria per cercarlo, incontrò il padre del bambino che gli chiese se avesse visto il figlio. Cayetano rispose di no e, dopo aver trovato il chiodo, rientrò nella fattoria, lasciando il padre speranzoso di rivedere il figlio vivo. Non trovando un martello, iniziò a colpire il chiodo con una pietra, coprì il corpo con uno straccio e andò via.
Il cadavere fu trovato pochi minuti dopo dal padre della vittima, tornato a controllare nella fattoria.
Alle otto di sera Cayetano si trovò alla veglia funebre di Jesualdo e, avvicinandosi alla bara, gli toccò la testa per controllare l’effetto del chiodo ma non trovandolo chiese che fine avesse fatto: in tal modo si fece scoprire dalla polizia che lo catturò.
Alle 5 del mattino circa, del 4 dicembre, confessò ogni suo delitto agli inquirenti.
In queste dichiarazioni finalmente si poté stabilire il numero delle sue vittime e dei crimini commessi, in particolare questi erano tutti bambini.

Nelle relazioni mediche contenute nell’archivio Generale di Buenos Aires si dice di lui: “Cayetano Santos Godino non sa leggere, né scrivere, conosce solo i numeri fino a 100, ha poca cultura … Dà priorità ai suoi istinti animali in un’attività poco comune, mentre i rapporti sociali sono quasi inesistenti … È un soggetto aggressivo, senza inibizioni e sentimenti, il che spiega la sua inadattabilità alla disciplina didattica … I suoi sensi e le capacità conoscitive non offrono anomalie e si presentano normali; anche le sue capacità fisiche sono considerate normali … È considerato instabile per mancanza d’affetto … Come ferita fondamentale della sua vita morale si può considerare la carenza affettiva, la mancanza di sentimenti sociali e i ragionamenti prima del compimento delle azioni sono quasi nulli ….”
Il 4 gennaio del 1913 entrò in un manicomio criminale dove subito tentò di uccidere alcuni detenuti. I medici lo considerarono un alienato e il giudice lo giudicò incapace di intendere e di volere, condannandolo alla permanenza nel centro.
La pena fu confermata in seconda istanza ma il 12 novembre del 1915 la Corte d’Appello lo condannò all’ergastolo in carcere non essendo totalmente incapace come stabiliva l’art.18 del Codice Penale.
Anche la Corte sostenne il miglioramento di Cayetano dopo i trattamenti in manicomio quindi il 20 novembre fu trasferito al Penitenziario di stato.
Il 28 marzo del 1923 Godino venne trasferito al penitenziario di Ushuaia.
All’inizio del 1933 fu trasferito per un periodo nell’infermeria del penitenziario dopo le percosse ricevute da alcuni detenuti a cui aveva ucciso un gatto da loro adottato. A partire dal 1935 rimase costantemente ammalato fino alla morte, avvenuta il 15 novembre del 1944 in condizioni poco chiare.

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