I pensieri di un Investigatore

I pensieri di un investigatore

di Giuseppe Guarcini

giuseppeOgni caso di omicidio è diverso dall’altro, il movente, l’arma usata, la vittima, ognuno dei casi in cui ci si cimenta è rappresentato da un percorso tortuoso, costellato da numerose difficoltà, dettate da vari fattori siano essi prevedibili e non.
Nel corso della mia carriera ho avuto modo ahimè, di confrontarmi con diversi casi di omicidio, nessuno in sé presentava le stesse caratteristiche, ognuno di essi proponeva diverse tipologie tipi di indagine, nuovi contesti sociali in cui scavare.

All’epoca le scienze forensi esistevano sui libri e nella teoria, conoscevamo la tecnica di polizia giudiziaria a volte insegnata da chi ne sapeva meno di noi.
Esisteva la valigia “criminalistica” nera con la scritta bianca al cui interno c’era tutto l’occorrente per rilevare le impronte o altre tracce utili, perfino la calce qualora si dovevano effettuare calchi per fissare eventuali tracce  di penumatici.
All’inizio si seguiva il collega più esperto, poi man mano si acquisiva praticità.
Il metodo della triangolazione, usato per fissare sulla carta gli elementi della scena del crimine, le foto, il sopralluogo, effettuato ponendo attenzione a descrivere sul verbale la scena del crimine, dal generale al particolare dall’alto verso il basso, da destra verso sinistra.
parti i dal generale mi diceva un collega più esperto, poi vai ai particolari, dividi la scena in più quadranti, scegli tu le dimensioni di ciascuno dei quadranti e analizzalo meticolosamente.
Le foto in bianco e nero sviluppate dal collega che si era ricavato il laboratorio in un vecchio stanzino foderato dai teli neri dei sacchi usati per buttare l’immondizia.
Ricordo ancora quando senza dirmi quello che dovevo fare mi mandarono munito di valigia criminalista di fronte ad un cimitero e mi dissero aspettare lì.
I colleghi che arrivarono dopo di me mi guardavano e dicevano che coraggio che hai.
Più tardi scoprii che era prevista una riesumazione e che avrei dovuto  fare il guanto di paraffina sulla mano di un cadavere. Io che ne avevo fatto solo uno nel periodo d’istruzione, ma quell’uno mi rendeva “specializzato”, poi arrivarono gli stub.
Spesso ci veniva detto: non vi preoccupate a forza di fare imparerete.
All’epoca ci chiedevamo il perché non creassero reparti specializzati che si occupano solo di rilievi, non possiamo ci si poteva dedicare  alle indagini e  allo stesso tempo curare i rilevi.
Il RIS allora CCIS (Centro Carabinieri Investigazione Scientifiche)  esisteva già con un’unica sede a Roma, oggi conosciamo tutti il valore aggiunto che è in grado  ad una indagine
La tuttologia come spesso ho avuto modo di sottolineare e continuerò a fare, non è un bene.Mi suona strano quando sento un criminologo oggi parlare di rieducazione sociale, domani di DNA, un altro giorno ancora di tecniche di repertamento, di criminogenesi, criminodinamica e poi di chissà  di cos’altro ancora. Se si tratta di spiegarne i concetti bene, ma proclamarsi esperto e magari cimentarsi in supposizioni illogiche e senza alcun senso no.
Sapete tra colleghi ci si conosce si parla, spesso si sa come quel dato evento criminoso si è verificato, magari prima che l’esito sia comunicato ai mass media, perché mancano solo alcuni dettagli per l’arresto del colpevole, e in tv nel frattempo capita di sentire le più fantasiose congetture,le più illogiche supposizione.
Sedicenti criminologi che si cimentano in spiegazione del tipo: dalla posizione del cadavere l’arma usata, il modo in chi è stato ucciso l’assassino sicuramente….., oppure  consigliano gli inquirenti di indirizzare le indagini in altre direzioni.
Alla fine si trattava solo un pusher affetto dall’unica patologia dell’ essere incazzato perché il tossicodipendente di turno che non gli aveva pagato “la roba”.
Sono pienamente convinto che le specialità insite nelle scienze forensi, possano apportare un notevole beneficio alle indagini di polizia giudiziaria, ma lasciamo che sia il professionista di ciascun ambito interessato dalle indagini a trarre le dovute conclusioni.
Naturalmente posso essere in grado di sapere cos‘è il DNA, la valenza che può assumere in un ambito processuale, ma non mi permetterei di  entrare mai nel merito di un’indagine genetica, consigliando ad un genetista cosa fare e non fare. Mi limiterei a fargli comprendere cosa può succedere nell’ambito di un contraddittorio onde evitare di non offrire il fianco alla controparte, naturalmente il genetista non entrerà a sua volta nelle gestione della fase procedurale-processuale.
Ricordo il primo pc Olivetti 286, e la prima raccolta dati in cui inserimmo alcuni pregiudicati e le autovetture di cui erano in possesso e mi viene in mente un omicidio. Si trattava di uno spacciatore trovato morto nella campagne di Assisi ucciso con un colpo di fucile. Il terreno intorno al cadavere era sconnesso e l’auto dell’assassino fuggendo aveva rotto un pezzo del paraurti.
Dagli accertamenti eseguiti si scoprì trattarsi del paraurti di una lancia tema, di colore verde.
Ebbene da quella piccola banca dati emerse il nome di un pregiudicato in possesso di un’auto di quel modello, certo poteva non trattarsi dell’assassino, ma quella volta non fu cosi.
Venne subito perquisita l’abitazione e rinvenuto  il fucile, l’assassino ormai con le spalle al muro, confessò l’omicidio.
Quella piccola e “artigianale” banca dati funzionò, però è altrettanto vero, che l’assassino lasciò rilevanti tracce del suo passaggio tantomeno, non si preoccupò nascondere il fucile, tant’è che dopo averlo utilizzato per compiere di delitto lo ripose nella fuciliera di famiglia.
Ricorderete Chiatti noto come il mostro di Foligno, eravamo in tanti impegnati nelle indagini che si susseguivano senza sosta. L’omicidio del primo bambino non fu scoperto attraverso le investigazioni. L’impulso omicida che condusse Chiatti ad uccidere l’altro bambino, Lorenzo, lo colse in un momento particolare, non ebbe tempo di organizzarsi,
Chiatti fu scoperto per un serie di circostanze fortuite che non avevano nulla a che fare con le attività di polizia giudiziaria. Ancora oggi mi chiedo: se avesse avuto la possibilità di organizzare anche il suo secondo delitto saremmo mai  riusciti a fermarlo?
Tutto questo per  far comprendere che  si è importante l’abilità di chi investiga nel rilevare le tracce sulla scena del crimine, ma quando le tracce non ci sono?
Quanti omicidi risultano tuttora irrisolti negli ultimi venti anni? nonostante l’evolversi delle tecniche investigative criminologiche-criminalistiche i fascicoli di indagine giacciono  ancora pendenti negli archivi dei nostri uffici giudiziari.
Quindi non sempre l’apporto delle scienze forensi può rilevarsi utile, è importante comunque che s’instauri una sinergia d’intenti tra l’investigatore e gli specialisti  delle scienze forensi al fine di  poter sperare di raggiungere il miglior risultato possibile.

Nel racconto che vi propongo, incontreremo  due investigatori impegnati in un complesso caso che racchiuderà più omicidi.Ci condurranno negli sviluppi dell’inchiesta dove incontreremo le professionalità che si dedicheranno alle indagini. Ai complessi meccanismi di indagine che si azionano per  collegare più omicidi ad un solo assassino, le ramificazione prodotte dall’indagine principale e le sinergie che si possono creare tra i professionisti che interverranno nei vari settori scientifico forensi interessati dalle investigazioni
KILLER SERIALE E SERIAL KILLER
Spesso ci capita di sentir parlare di Crimini seriali e capita di confondere il significato con l’altro termine ormai tristemente noto alle cronaca nera “serial Killer”
Beninteso che con il termine serialità si suole indicare una serie di eventi succedutisi nel tempo, è altrettanto vero però, che gli stessi eventi non devono avere per forza tra loro un legame, tantomeno una stessa cadenza temporale
Nel concetto di Serial Killer invece, la parola serialità (serial) viene associata alla parola Killer (assassino) ossia colui che compie i suoi crimini in successione, anche in spazi temporali diversi uno dall’altro.
Anzitutto è fondamentale distinguere i due concetti e ribadire che il termine crimine seriale è inteso in senso puramente temporale senza per forza essere opera di un Serial Killer.
Ma cosa collega, o può collegare una serie di delitti al serial Killer?
Io porrei la domanda in maniera diversa: Quando si può parlare che dati crimini siano opera di un Serial Killer?
Entrambe le domande comunque, suscitano un’infinità di riposte, a volte cosi tante che si rischia di perdere il filo e magari anche il contatto con la realtà, entrando in un mondo di pura fantasia.
Dal Modus operandi allora? che certo gioca un ruolo di rilievo, ma non è l’unico di cui si deve tenere conto tra poco vedremo del perché.
Intanto cerchiamo di definire  un concetto: parlare di Killer seriale equivale a parlare di serial Killer?
Certamente no.
Prendiamo gli omicidi di mafia, si succedono nel tempo tutti con lo stesso modus operandi, eppure il Killer però  resta tale, non rientra nella “catalogazione” dei serial Killer.
La signature, negli omicidi di mafia è la stessa, spesso rappresentata dal classico colpo di grazia sparato alla nuca da distanza ravvicinata, o l’incaprettamento, segni certamente in grado di attribuire quel dato delitto ad un omicidio di mafia.
Il Killer però resta Killer non “Serial Killer”, nonostante la serialità, lo stesso modus operandi, la signature che indica la stessa mano omicida per tutti gli assasinii, magari gli esami balistici che rivelano che si è trattato della stessa arma, tanti elementi che però non qualificano l’omicida come un serial Killer, perché?
Il Killer in questi casi agisce dietro mandato, in pratica qualcuno a cui deve rispondere, non uccide per perversione, lo fa per denaro, assoldato da questo o quel capo clan per “combattere” nelle faide o per la spartizioni dell’attività criminosa o del territorio su cui compierle.
Il serial Killer è diverso, uccide per se stesso, per placare i suoi “bisogni”, il piacere non gli deriva dal guadagno come per il sicario, ma dal beneficio che il piacere stesso gli reca, sentirsi soddisfatto, anche sessualmente appagato, onnipotente rappresentandosi come Dio, attribuendosi la capacità di decidere sulla vita di una persona.
Nietsche la considerava come la volontà di potenza,  Francesco Gandolfi nella pagina crimini e criminali seriali  ne fa ampio cenno nel suo articolo dal titolo: la volontà di potenza.
A differenza di quello del Killer che potremo definire standardizzato, anzi rappresenta il “marchio” della criminalità mafiosa, il modus operandi del serial Killer, con il trascorrere del tempo si modifica, si evolve.
Egli stesso tende a perfezionarlo quasi a voler esaltare la sua bravura, la propria potenza, innescando una sorta di sfida con le Forze di polizia che lo braccano.
Allora quando si può completare la definizione Serial Killer sotto il punto di vista investigativo?
DEFINIRE IL SERIAL KILLER
Una serialità di eventi delittuosi abbiamo visto non indica per forza la presenza di un serial Killer, a quando però si potrà comprendere che ci troviamo di fronte ad un serial Killer?
Analizziamo la questione più da vicino, seguitemi.
Omicidio: donna, razza bianca, alta 165, capelli neri, uccisa strangolata con il laccio di una delle scarpe, quella destra che calzava, mentre faceva jogging nel parco.
Il caso viene affidato ai nostri due investigatori, attraverso loro ne seguiremo gli sviluppi, interpretando i loro pensieri e le loro mosse.
LA SCENA DEL CRIMINE
Eccoli lì i due detective, in piedi di fronte al cadavere della povera donna. In religioso silenzio, contemplano la scena del crimine, la scrutano in ogni dettaglio, il loro sguardo appare imperturbabile, nella loro mente un turbinio di pensieri.
Osservano la scena del crimine che mostra loro una serie di elementi oggettivi, generati dall’evento sicuramente scaturito da una condotta criminosa (elemento soggettivo), che ha determinato la morte della donna.
Gli elementi oggettivi, di cosa si tratta, cosa sono? Dove si posso rinvenire?
Si tratta di tracce, indizi elementi rilevabili sulla scena del crimine sono i tanti frammenti che ad un uno ad uno potrebbero rilevarsi necessari a comporre il puzzle dell’indagine.
La scena del crimine si sa, in un’indagine riveste una fondamentale un’importanza, in essa sono celati quei segreti che se svelati potrebbero condurre alla verità.
Attraverso la sua attenta analisi si possono ricostruire le dinamiche dei fatti.
I nostri due investigatori, ora sono lì, immaginiamoli chini sul cadavere, attenti a preservare tracce utili da rilevare, i primi interrogativi si insinuano nelle loro menti?
E’ innegabile, in quei momenti gli interrogativi che affollano la testa di chi investiga sono interminabili, tanti, a ciascuno di essi vorrebbe fornire una soluzione immediata, non sempre però è possibile, e più ci si rende conto che le soluzioni non arrivano, inesorabili gli interrogativi si moltiplicano.
L’esperienza però corre in soccorso dei nostri investigatori, la mente man mano li  secerne resteranno i più:
Il primo:
chi? Chi ha ucciso
Il secondo
come? Si deve cercare di ricostruire il modus operandi ricomporre fotogramma per fotogramma tutte le azioni compiute dall’assassino per compiere il suo crimine, naturalmente attraverso le tecniche d’indagine a disposizione.
Il terzo:
il mezzo:Quale tipo di arma o altri strumenti o corpo contundente ha usato l’assassino per provocare la morte della vittima.
Il quarto:
perchè ucciderla: la ricerca del movente
Il quinto:
perché uccidere proprio quella donna. A questa domanda la risposta potrebbe apparire scontata supponendola ricollegarsi al movente, vero! Ma in quei casi in cui s’intravede un movente apparente?
I due investigatori annotano sui taccuini le domande, lasciando dopo ognuna di loro uno spazio bianco.
L’intento di trovare le giuste risposte, attiverà una serie di meccanismi d’indagine, ognuna diversa dall’altra, e ciascuna di esse richiederà  professionalità e specificità propria.
che tipo di indagini si svilupperanno ? quali professionalità interverranno sulla scena del crimine? I nostri due investigatori troveranno risposta alle domande che si sono posti?
continuate a seguire… i pensieri di un investigatore….

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