LE NUOVE FRONTIERE INVESTIGATIVE

DNAL’argomento che ci apprestiamo a trattare, merita una particolare attenzione considerata la notevole importanza rappresentata dal DNA nell’attuale contesto investigativo. E’ apparso dunque opportuno suddividerne i contenuti in tre parti.
Nella prima, conosceremo la reale portata del DNA quale elemento scientifico in una indagine investigativa, soccorsi nella sua descrizione dall’intervento di un biologo molecolare.
Nella seconda parte invece entreremo nel merito della questione procedurale attinente al prelievo della traccia biologica che, come stabilito  dalla Suprema Corte di Cassazione è lecito anche in assenza delle garanzie dettate nel contraddittorio, una decisione che in qualche modo riconduce al vecchio modello procedurale di tipo inquisitorio…..un ritorno al passato?
La terza ed ultima parte  dedicata a questo fondamentale elemento investigativo, tratterà il fondamentale grado di importanza che può rivestire un’ accurata analisi controffattuale, posta in antitesi ai fatti esposti dalla pubblica accusa,  effettuata attraverso valide indagini difensiva, in questo caso di carattere naturalmente scientifico – genetico-.

Il DNA

a cura del dott. Giuseppe Guarcini

e con il contributo particolare della

dott. Stefania Secreti Biologo molecolare specializzanda in Genetica Forense.

Non vuole certo apparire come un luogo comune, quello di affermare che la tecnologia investigativa oggigiorno, ha assunto di assoluto un ruolo rilevante nell’ambito di un’indagine che attiene ad un episodio delittuoso, si tratta una realtà evidente con la quale gli addetti ai lavori convivono quotidianamente.

L’inarrestabile ventata di progresso che sospinge l’evoluzione scientifica e tecnologica, trascina dietro di sé, un bagaglio di innovazioni continue, tali da assumere le sembianze di un moto perpetuo che trova le energie per rigenerare il suo movimento attraverso il continuo progredire e rinnovarsi.

Distruggere creare trasformare, un mix in grado non solo di far immaginare, ma rendere visibile agli occhi di tutti come lo sviluppo di sistemi di analisi, sia tecniche che scientifiche, abbiano apportato un complesso di rinnovate metodologie in grado di rivelare dati, indizi, tracce da cui trarre elementi che in sede di contraddittorio processuale potrebbero assumere una rilevante valenza probatoria.

E’ altrettanto vero che la tecnologia e la scienza non possono tutto, anzi non devono essere considerati il rimedio o magari la soluzione del problema.

Compiere indagini vuol sempre significare concretizzare una sinergia d’intenti tra investigatore e scienza.

La memoria storica, l’esperienza di un investigatore possono apportare quel quid pluris alle indagini a volte non rinvenibile nella scienza o nella tecnologia più avanzata (ndr il ruolo dell’investigatore nelle indagini).

Tra le innumerevoli tecniche di investigazione che imperversano, una fra tutte nel nostro paese si sta facendo largo.

Si tratta di un elemento che spesso si rinviene sulla scena del crimine, dal quale possono essere tratti sostanziali elementi utili alla ricostruzione di un dato fatto storico, attraverso l’identificazione di una persona che, per qualsivoglia ragione, si è resa protagonista sulla scena del crimine che si sta analizzando.

L’elemento di cui parliamo è il D.N.A., reminiscenze scolastiche ci riporteranno sicuramente indietro nel tempo a quei pochi concetti di scienza che ci sono stati insegnati e soprattutto a quel termine così tanto importante e così tanto difficile da ricordare: acido desossiribonucleico.

Oggi è considerato di singolare importanza nel contesto di una indagine.

Sotto il punto di vista procedurale sono stati visti sorgere contrasti giurisprudenziali in merito alla irripetibilità dell’accertamento, soprattutto quando viene svolto nella fase delle indagini preliminari, tenuto conto che ex art.431 c.p.p., trattandosi per lo più accertamenti tecnici considerati non ripetibili sono idonei a produrre documentazione che farà parte del fascicolo del dibattimento e pertanto, utile al convincimento dell’organo giusdicente.

In particolare, la questione si pone quando in assenza di una persona indagata, si compie una verifica sul D.N.A. rilevato sulla del crimine attraverso un reperto che a causa della modesta quantità non potrà essere più riutilizzato.

Poniamo che da quella traccia genetica generi un profilo in grado di ricondurre ad un soggetto che, se indagato, non potrà riproporre la verifica dell’accertamento nel contraddittorio previsto ex art. 360 c.p.p..

Si tratta di un complesso dibattito tra scienza e diritto, a cui il nostro legislatore, dovrà indicare una direzione certa, senza non tener conto delle garanzie che devono essere mantenute, anche in un cotesto, quale quello riservato alle indagini preliminari, in cui ancora residuano caratteri puramente inquisitori.

Tutte le metodologie conseguenti al rinvenimento del D.N.A. sulla scena del crimine sono lasciate alla cura di specialisti biologi e genetisti.

Sappiamo che la pubblica accusa in tal senso, oggi può avvalersi del personale qualificato del Ris dei Carabinieri del gabinetto scientifico della Polizia di Stato.

Dall’altra parte in un contesto riguardante le indagini difensive , è impensabile voler confutare esiti determinati da procedimenti tecnico-scientifici, senza avvalersi di personale specializzato nel settore.

Perciò anche in questo contesto, al fine ovviare alla creazione di falsi miti e soprattutto, per trasmettere a chi legge il concetto reale del D.N.A e gli aspetti forensi che lo riguardano, scevro da deviazione mediatiche tipiche dei talk show, abbiamo chiesto la collaborazione della dottoressa Stefania SECRETI biologa molecolare.

DOTTORESSA

DI COSA PARLIAMO QUANDO CITIAMO LA SIGLA D.N.A?

Il DNA (Acido desossiribonucleico) è una molecola che detiene tutte le informazioni necessarie alla cellula per compiere le sue funzioni, determina le nostre caratteristiche fisiche e molte altre delle nostre qualità. Il DNA si compone di una doppia elica in cui si alternano in numero variabile coppie di basi azotate A-T (adenina-timina) e G-C (guanina-citosina). Ciascuna cellula nucleata contiene al suo interno una copia del DNA.

IL RUOLO DELLA GENETICA FORENSE?

La genetica forense mediante l’analisi specifica del DNA si occupa dell’identificazione personale sfruttando la variabilità genetica tra individui. Nonostante la differenza tra individui sia solo dello 0,1%, è proprio questa porzione di DNA (circa 3 milioni di paia di basi) che ha un’altissima variabilità e rende ciascuno di noi identificabile in modo univoco.

COME SI RILEVA L’EVENTUALE PRESENZA DEL D.N.A. SULLA SCENA DEL CRIMINE?

I materiali biologici da cui è possibile estrarre il DNA, in quantità più o meno elevate, sono diversi: sangue, liquido seminale, saliva, formazioni pilifere, tampone vaginale, ossa, tessuto, urina. Le tracce biologiche sulla scena del crimine possono essere evidenziate attraverso l’uso di dispositivi ad emissione di luce. Questi infatti, grazie alle loro caratteristiche intrinseche di autofluorescenza, se illuminati con luce a specifiche lunghezze d’onda (normalmente 400-460 nm), diventano rilevabili anche se non visibili ad una prima osservazione ad occhio nudo. Per quanto riguarda il sangue invece è possibile evidenziarlo aumentando il contrasto cromatico con il substrato sul quale è adsorbito sfruttando l’assorbimento differenziale.

ESISTE UNA TECNICA PER IL SUO REPERTAMENTO?

Affinché l’analisi del DNA permetta di ottenere dei risultati di successo è fondamentale che i campioni su una scena del crimine vengano correttamente raccolti e conservati. Infatti già nelle prime fasi di sopralluogo e campionamento è indispensabile evitare qualsiasi tipo di contaminazione e adottare le giuste tecniche di conservazione. Per questo gli operatori devono indossare dispositivi di protezione individuale e i previsti presidi monouso (tute, guanti, mascherine, calzari, cuffie, occhiali). Ciascun campione deve essere confezionato separatamente e conservato seguendo i protocolli specifici per ciascun materiale biologico in modo da preservarlo da tutte quelle condizioni che possono facilitare la degradazione del DNA.

AI FINI PROCEDURALI:

L’ESAME DEL D.N.A E’ UN ACCERTAMENTO CONSIDERATO RIPETIBILE O IRRIPETIBILE?

La ripetibilità di un test dipende dalla quantità di DNA contenuto nel campione. Le tecniche di analisi oggi permettono di ottenere un profilo utile alla comparazione ai fini di identificazione partendo da pochissimo materiale. Nonostante ciò, poiché su una scena del crimine nella maggior parte dei casi si ha a che fare con tracce, e quindi bassissime quantità di DNA, spesso l’analisi può risultare irripetibile.

CHI STABILISCE LA IRRIPETIBILITA’?

ESISTONO STANDARD, PROTOCOLLI PER DICHIARARLA

E INFORMARNE L’A.G. COMPETENTE?

Gli accertamenti tecnici non ripetibili sono regolati dall’art. 360 c.p.p. il quale prevede che il Pubblico Ministero nel caso in cui si debba procedere ad un accertamento tecnico non ripetibile dà avviso alla persona sottoposta ad indagini, alla persona offesa ed ai difensori del giorno, luogo ed ora fissati per il conferimento dell’incarico al consulente, avvertendoli della possibilità, a loro volta, di nominare propri consulenti, i quali potranno poi partecipare alle operazioni del consulente del P.M.

L’ASPETTO PROCEDURALE DELLA QUESTIONE

La scienza  comunque, non può non tener conto degli aspetti procedurali, delle garanzie poste a salvaguardia del diritto costituzionalmente garantito del  giusto processo.

E’ nel contraddittorio tra le parti, e solo in questa fase processuale (esclusi determinati ambiti previsti dal legislatore), che la prova si cristallizza.Tutto ciò ex ante è configurabile  come indizio, più o meno fondato, ma pur sempre solo indizio.La prova si  determina, si solidifica in ambito processuale nel contraddittorio tra le parti alla presenza di un giudice super partes.La scienza  non può,  dunque ergersi, quale baluardo inoppugnabile, inconfutabile ma, come gli altri elementi indiziari esistenti, è soggetta ad interpretazione e dunque confutazione.Tuttavia molti la interpretano quale certezza posta a fondamento di un dato evento.E’ sorto su una pagina di Facebook poco tempo fa un contraddittorio che mi ha visto partecipe ed  in cui sono intervenuti un medico legale, un genetista ed un avvocato.L’oggetto della contesa riguardava l’esito delle esame del D.N.A. rinvenuto sul corpo della povera Yara Gambirasio. Era stata da poco diffusa la notizia che dall’esame del D.N.A rinvenuto sul corpo della giovane era stata riscontrato l’assenza del mitocondriale di Bossetti, quest’ultimo ritenuto dall’ A.G. presunto autore del fatto. Lungi dal voler entrare nel contesto dell’indagine genetica, ambito prettamente dedicato agli specialisti del settore, nella discussione il medico legale e ed il genetista naturalmente nella loro veste  di persone di scienza, affermavano che la prova del D.N.A. con un’elevata percentuale di probabilità attribuiva l’identità ad un determinato soggetto.Ciò  senza dubbio appare incontrovertibile, allo stesso tempo però, non significa che il soggetto a cui si è risaliti attraverso una traccia organica, rinvenuta nella scena del crimine, possa essere ritenuto colpevole dell’evento lesivo della norma penale verificatosi.Quell’indizio, e ricordiamo sempre, che si tratta di un indizio non di una prova, sarà oggetto in sede processuale di un contraddittorio, dal cui esito dipenderà la metamorfosi in elemento probatorio (Amando Knox e Raffaele Sollecito, l’attuale contraddetto nel processo a Bossetti) .Tornando alla discussione, al genetista ed al medico legale si è ribattuto non sindacando l’eventuale inconfutabilità dell’ esame del D.N.A..

Nel controesame, in sede di contraddittorio, la difesa di certo non eccepirà l’esattezza dei dati scaturiti dall’ esito del esame genetico , essa  si proporrà al teste con altre domande in grado da porre in essere un’ analisi controfattuale da opporre alla tesi fattuale della pubblica accusa,  tra le tante:

“da quale sostanza organica è stato tratto il D.N.A. attraverso cui si è risaliti al presunto colpevole?

“ la quantità di sostanza organica  rivenuto, ab orgine poteva essere era ritenuta utile  a far ritenere l’esame ripetibile o meno?

“ La  quantità di sostanza organica  rinvenuta può far ritenere che la stessa potesse trovarsi sulla scena del crimine per via di una contaminazione?

E’ ovvio che il genetista chiamato in causa, dovrà dimostrarsi in  grado di fornire  risposte dalle quali trarre certezze, e non percentuali di probabilità.La Giustizia  non può essere approssimativa ma pura espressione di verità.

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