Noemi Durini -Storia di una morte annunciata -.


Noemi Durini

– Storia di una morte annunciata-

L’attuazione normativa tra questioni  di politica criminale e di politica sociale

 

a cura di Giuseppe Guarcini

Non entro nel merito delle indagini o tantomeno gli elementi d’investigazione dei fatti che riguardano la vicenda, che ahimè ha visto spezzate, la vita di Noemi Durini e il futuro vivere sereno di due famiglie.
Anzitutto mi preme porre l’accento, sull’attuale e estenuante ricerca del “capro espiatorio”, che puntualmente si manifesta in circostanze del genere e, che pone in secondo piano alcune importanti importanti valutazioni che dovrebbero essere fatte ex ante.
Sarebbe più opportuno oltre che a rilevare, ovviamente, eventuali responsabilità, qualora ve ne fossero da parte degli addetti ai lavori, stabilire, individuare, quali sono le lacune normative da colmare considerata la recrudescenza di simili reati.
Capita in questi giorni di ascoltare, vedere, leggere svariati commenti di sedicenti criminologi (tuttologi) che divagano in televisione o suo social, dalla psicologia, alla sociologia e altre importanti branche criminologiche che peraltro, per poter essere svolte al meglio, occorre possedere qualità specializzanti .
E’ opportuno anzitutto partire da un presupposto. La criminologia in Italia allo stato attuale, non ha la benché minima rilevanza.
Ciò poiché, il legislatore all’atto di novellare o varare una nuova norma, si pone come fine precipuo, quello di sottendere in maniera esclusiva, a quelle che ritiene essere questioni prettamente di politica sociale che, in quel dato momento storico caratterizzano una comunità.
Vengono del tutto trascurate quelle che sono invece le questioni politica criminale.
Il diritto penale e l’insormontabile limite della politica criminale” è la famosa frase con cui Franz Von List, pone in luce il rapporto cosiddetto antitetico tra il diritto penale e la questione politica criminale.
Roxin dal canto suo afferma, invece, che sin quando prevarrà nel legislatore, il principio del “nullum crimen nulla pena sine lege” le norme saranno caratterizzate da dettami di esclusiva rilevanza politica sociale. Di seguito, cito testualmente un importante pensiero di Roxin:” L’idea di strutturare le categorie portanti del diritto penale secondo punti di vita politico – criminali, consente di rendere proficui per la dommatica del diritto penale, non soltanto i postulati politico-sociali, ma anche le acquisizioni empiriche e specialmente criminologiche. Se si procede il tal modo, il sistema del diritto penale non rappresenta più soltanto un complesso concettualmente ordinato di conoscenze generalmente valide, ma si apre all’evoluzione sociale, con cui la criminologia ha a che fare, in rapporto e al controllo della delinquenza”.
La norma quindi dovrebbe essere costruita, o meglio, gli elementi che la concretano, dovrebbero essere generati, tenendo in considerazione l’analisi e la valutazione di un determinato fatto tipico, quest’ultimo che se compiuto, possa essere ritenuto idoneo a provocare l’evento penalmente non consentito.
E arriviamo al punto nodale della questione. Esso appunto, attiene alla disputa sulla questione concernente la legittimità o meno dei reati di pericolo astratto.
Roxin riteneva -e qui ne vanno apprezzate le doti di lungimiranza che lo condussero ad affermare che- la questione non è relativa all’ammissibilità o meno dei reati di pericolo astratto, bensì si tratta, più che altro, di esaminare attraverso l’attenta analisi e la valutazione politico criminale – fate attenzione- : “dei pericoli che da una determinata condotta scaturiscono per un determinato bene giuridico
Il pericolo, è di per sé considerato la probabilità che il verificarsi di un evento temuto si manifesti, i reati di pericolo si suddividono i reati di pericolo concreto e reati di pericolo presunto astratto.
Nei rati di pericolo concreto, il pericolo, la probabilità che l’evento temuto si manifesti, è elevato. L’esempio è quello di colui che accende un fuoco in una giornata ventilata vicino ad un bosco. L’elemento pericolo in questo caso è determinato dalla condotta do chi accende il fuoco.
Nel reato di pericolo astratto o presunto, vale la regola dell’“id plerumque accidit” ovvero, ciò che più spesso accade.
L’astrattezza, la presunzione, si basano quindi su regole di esperienza, dal compimento di determinate azioni, si crea l’eventualità che possa insorgere un dato pericolo.
In questo caso il legislatore non dota la norma dell’elemento “pericolo” ma si limita a enunciarne il fatto tipico, o più propriamente noto come “tipicizzazione della condotta”.
Una condotta nota che al suo manifestarsi pone in pericolo il bene.
Il passaggio all’atto.
La criminologia in quest’ultimo caso può rendersi utile attraverso le sue branche criminologiche ad individuare gli elementi e giungere pertanto, a concretizzare la condotta tipica, da cui si evidenzia chiaramente il manifestarsi di un pericolo in grado di condurre un determinato soggetto al cosiddetto “ passaggio all’atto”.
Il nostro legislatore, recentemente ha caratterizzato una norma sui principi del pericolo astratto.
Si tratta dell’art. 609 undecies c.p. “adescamento dei minorenni”.
In questo articolo, emergono in maniera chiara ed evidente, tratti di una complessa indagine criminologica, compiuta presso l’università di Lancshire in Inghilterra, che ha contribuito a “tipicizzare” la condotta dello grooming (adescatore) tant’è, che permette di intervenire e porre fine alla condotta delittuosa, sin dal momento della propria idealizzazione pensate, eludendo il configurarsi del tentativo.
Conclusioni
Orbene, è forse opportuno mettere da parte chiacchere e chiacchiericci da salotti, rimboccarsi le maniche affinché il legislatore allo stato attuale tenga in considerazione, l’evoluzione sociale che stiamo vivendo, ponga da parte le questioni politico sociali,  o meglio, tenda a tenere in debita considerazione nel varo delle novelle legislative anche delle questioni politico criminali.
Si tratterà, dunque, di porre le basi di un concreto studio criminologico, in grado di finalizzare la condotta tipica per questo determinato tipo di reati, stabilendo dunque criteri d’intervento, in grado di individuare la condotta pericolosa e quindi, intervenire in maniera concreta già nella fase in cui si manifesta il pericolo ovvero, in quella fase  in cui, si rileva la mera probabilità che l’evento temuto possa manifestarsi ed evitare quindi il verificarsi di simili tragedie.
L’art.612 bis c.p, cosi come strutturato pone tra gli elementi utili a configurare il reato le “condotte reiterate” non appare più uno strumento efficace per contrastare o, in qualche modo arginare questo aberrante fenomeno.
Aspettare il “reiterare della condotta” non eviterà che vite come quella Noemi  Durini e di altre donne possano essere salvate per tempo.

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