Nel più breve tempo possibile

giustizia 1

di Giuseppe Guarcini

Il criminologo investigativo, nell’ambito delle proprie specialità concernente le indagini difensive, non godrà sempre dei privilegi concessi a coloro che indagano per conto della pubblica accusa.

Egli infatti interverrà nel momento in cui all’indagato sarà reso noto il contesto di indagini attraverso le quali è scaturito il capo di imputazione, che come vedremo in seguito può accadere dopo mesi.

Eccetto che per alcuni, la pubblica accusa può effettuare indagini in totale segretezza.

Il criminologo – investigatore- che collabora con il legale della difesa quindi, per certi versi, si troverà a dover compiere soprattutto un’opera di confutazione degli indizi raccolti anche se non dovrà venire meno una costante attività investigativa e di analisi.

Egli dovrà indagare su eventuali elementi sfuggiti magari durante la fase delle indagini preliminari e che potrebbero rilevarsi indizi fondamentali, in grado di essere convertiti in elementi probatori a discarico dell’ indagato durante la fase dibattimentale.

Diamo un’occhiata all’ambito procedurale.

Nel più breve tempo possibile…

La persona accusata di un reato deve essere, nel più breve tempo possibile informata – riservatamente – circa la natura dei motivi dell’accusa rilevata a suo carico, deve inoltre disporre del tempo necessario al fine di poter preparare un’adeguata difesa. Questi sono alcuni dati essenziali tratti dal rinnovato art.111 della nostra Costituzione.

Ma è realmente cosi?

L’art.405 cpp c.2° recita:

……salvo quanto disposto dall’art. 415 bis il pm richiede il rinvio a giudizio entro 6 mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati dall’art. 407 c. 2.

Dunque tempi di indagini preliminari che vanno dai 6 mesi e non possono comunque superare i diciotto mesi, o due anni per i delitti di cui ai commi dal 1° al 7°.

Sei, dodici, diciotto, ventiquattro sono i mesi che posso trascorrere dal momento in cui una persona viene iscritta nel registro delle notizia di reato quindi sottoposta alle indagini dalle quali, possono scaturire richieste di imputazione.

Ma cosa più rilevante è che, qualora in un tale lasso di tempo, non intervengano fattori in grado di far scaturire atti di indagini, cosiddetti partecipati (in cui è prevista la presenza del difensore) da parte del magistrato del Pubblico Ministero, le indagini vengono svolte nella più totale segretezza.

Il fantasma della segretezza, concepito nel contesto di un’epoca in cui vigeva un modello prettamente inquisitorio, nonostante i proclami garantistici continua ad interpretare un ruolo principe sul palcoscenico della fase delle indagini preliminari.

Nulla questio sui presupposti che il legislatore conformemente ai dettami costituzionali ha generato attraverso i cd atti partecipati durante la fase delle indagini preliminari e mediante l’art.415 bis cpp al termine dell’inchiesta preliminare svolta dal pm, ciò nonostante in assenza di atti di indagine correlati alle anzidette garanzie, le indagini preliminari continueranno a svolgersi nella totale segretezza sino al termine ultimo concesso dagli art. 405 e 407 cpp..

L’inviolabilità del diritto alla difesa resta comunque ai margini se non del tutto estromesso nell’ambito della fase delle indagini preliminari.

Un certo garantismo inquisitorio lo si rinviene nei termini previsti dagli articoli 405-407 c.p.p, scaduti i quali ogni atto tardivo risulterà essere nullo.

Il legislatore dunque ha imposto dei limiti temporali allo svolgimento delle indagini, Franco Cordero lo considera un garantismo bigotto, l’idea sviluppa meccanismi alquanto mostruosi: il giudice sorveglia le mosse strumentali all’azione, se l’indagante vuol seguitare, gli chieda un permesso, può darsi che lui arcigno, lo neghi e così quando l’altro voglia rimettere le mani sul caso archiviato.

L’indagante dunque deve concludere le indagini entro sei, dodici mesi quando si tratta di delitti le cui ipotesi sono previste dall’art.407 c.2° lett. a c.p.p..

Ecco le otto figure :

1. devastazione, saccheggio o strage allo scopo di attentare alla sicurezza dello stato art.285 c.p, guerra civile art. 286 c.p., associazione mafiosa art.416 bis, strage art.422 c.p.p., contrabbando art 291-ter, comma 2° lett a, d, e, e 291 quater, comma 4° D P.R. 23.01.1973 n.43;

2. omicidio art. 575 C.P. rapina aggravata art. 628 comma, estorsione aggravata art.629 comma 2° c.p. sequestro di persona a scopo di estorsione art. 630 c.p.;

3. delitti conseguenti all’associazione mafiosa o che mirino ad agevolarla;

4. reati a fine terroristico o eversivo, punito con la reclusione non inferiore a 5 anni nel minimo, o 10 anni nel massimo, nonché i delitti dei partecipi all’associazione sovversiva o terroristici;

5. delitti relativi alle armi;

6. delitti relativi agli stupefacenti limitatamente alle ipotesi aggravate di cui all’art. 8 comma 2° e 74 della Le 309/1990;

7. associazione intesa a commettere più delitti (art.416 c.p) quando sia obbligatorio l’arresto in flagranza;

8. riduzione in schiavitù art. 600 c.p., prostituzione minorile (art. 600 bis c.p., pornografia minorile art. 600-ter comma 1 c.p., tratta di persone, commercio di schiavi, violenza sessuale art. 609 –bis ricorrendo le aggravanti previste dall’ art. 609 ter –quater- octies c.p).

Il termine decorre dall’iscrizione della notizia di reato e laddove il reato sia perseguibile a querela, istanza, richiesta, dal ricevimento delle stessa, occorrendo l’autorizzazione è sospeso da quando il pubblico ministero la chiede e finché non gli perviene.

L’art 406 stabilisce i modi in cui l’indagine può essere prorogata.

Le richieste vanno inoltrate da parte del Magistrato del pubblico ministero al G.I.P prima della scadenza e presuppongono indagini particolarmente complesse, le proroghe vanno richieste di sei mesi in sei mesi ed è ammessa una sola proroga nei procedimenti relativi a lesioni e omicidi colposi commessi con violazioni alle norme stradali o intese a prevenire infortuni sul lavoro.

Infine l’art.407 cpp definisce la durata massima delle proroghe in 18 mesi e possono essere prorogate di due anni in quattro casi: e cioè quando il termine originario fosse di un anno perché il reato appartiene ad una delle otto ipotesi delittuose previste dal comma 2° lett a, investigazioni particolarmente laboriose, atti da compiere all’estero, procedimenti collegati di cui art. 371 comma c.p.p..

Il termine può essere incrementato a cinque anni nei procedimenti relativi alle stragi consumate e antecedentemente al 24 ottobre 1989 qualora le investigazioni possano risultare di particolare complessità.

Così come è stata strutturata, la fase procedimentale delle indagini preliminari, può prescindere dal contributo del difensore, previsto esclusivamente: in caso di richiesta di proroga delle indagini e ci troviamo già dopo sei mesi dall’iscrizione nel registro notizie di reato a meno che, non si tratti di reati di criminalità organizzata previsti ex art. 406 cpp; oppure qualora il pm debba compiere atti garantiti o, nei casi previsti per la limitazione della libertà personale dove peraltro in caso di riesame la difesa può conoscere solo gli atti di indagini che hanno condotto alla richiesta della misura cautelare, non si tratta quindi di una vera a propria discovery.

Si parla in questo caso di punto di frizione tra il diritto di difesa dell’accusato e l’esigenza di segretezza delle indagini, collegata inoltre all’esito delle indagini investigative, alla genuinità degli accertamenti che, in qualche modo potrebbero essere vanificati da una subitanea conoscenza da parte dell’indagato, del procedimento scaturito a suo carico (1) .

Un ulteriore strascico inquisitorio nel nostro sistema procedurale, dove il protrarsi del “più breve tempo possibile” in un’epoca, la nostra, in cui la prova assume aspetti sempre più versatili e volatili (prove telematiche, telefoniche, tracce elettroniche tracce soggette a dispersione) può nuocere all’eventuale attività difensiva che in base agli attuali dettami normativi potrebbe essere intrapresa sei mesi dopo l’iscrizione del soggetto nel registro degli indagati.

La parte difensiva si trova comunque a dover cercare di confutare indizi raccolti in mesi e mesi di indagini dal Magistrato del pubblico ministero che può avvalersi della collaborazione della Polizia giudiziaria.

Non contestualizzare, cristallizzare sin da subito l’elemento indiziario, può certamente creare delle lacune difensive che possono in qualche modo gravare sulla tesi difensiva dell’indagato o all’imputato a seconda della fase procedimentale in cui si rinviene il giudizio.

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(1) P. Tonini “Giusto Processo ed. CEDAM 2001 cit. pag.138

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