Il modello inquisitorio

cassazione 1

Il questa seconda parte  di ” Le nuove Frontiere investigative”, ci occuperemo delle procedurali, in particolare di una decisione della Suprema Corte di Cassazione concernete il prelievo di tracce biologiche dell’indagato in totale assenza di contraddittorio.
Ritorno al passato

di Giuseppe Guarcini

Redazione Giurisprudenza Penale il 31 luglio 2014

Cassazione Penale, Sez. II, 25 luglio 2014 (ud. 9 maggio 2014), n. 33076
Presidente Fiandanese, Relatore Taddei, P.G. Galli

 

Depositata il 25 luglio 2014 la pronuncia numero 33076 della seconda sezione penale in tema di prelievo di tracce biologiche dell’indagato.

In ordine alle problematiche relative al prelievo di tracce biologiche necessarie ad effettuare le comparazioni tecniche necessarie per individuare colui che è portatore del fattore genetico che identifica l’autore del reato – scrivono i giudici – il prelievo può avere luogo senza l’osservanza della garanzia del contraddittorio, ferma restando l’osservanza delle modalità non invasive e non lesive della integrità personale.

Mentre il prelievo consiste nell’attività di raccolta di dati pertinenti al reato, l’accertamento tecnico si estende al loro studio e valutazione critica secondo canoni tecnico – scientifici (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 34149 del 10.7.2009 dep. 4.9.2009 rv 244950) ed, in tema di perizia o di accertamenti tecnici irripetibili, il prelievo del DNA della persona indagata attraverso il sequestro di oggetti contenenti residui organici alla stessa attribuibili non è qualificabile quale atto invasivo o costrittivo, ed essendo prodromico all’effettuazione di accertamenti tecnici non richiede l’osservanza delle garanzie difensive mentre nell’ambito di tali incombenti, le successive operazioni di comparazione del consulente tecnico richiedono l’osservanza delle garanzie difensive.

In ogni caso – conclude la Corte – la comparazione dei reperti ha natura di atto ripetibile (salvo che comporti la totale distruzione dei campioni utilizzati per la comparazione) e comporta un’attività del tutto analoga a quella della comparazione delle impronte papillari prelevate con quelle già in possesso della polizia giudiziaria, rispetto alla quale la relazione della polizia giudiziaria riguardante la comparazione tra le impronte digitali dell’imputato e quelle rilevate sul luogo del delitto è atto ripetibile, acquisibile al fascicolo del dibattimento solo con il consenso delle parti, che può essere prestato anche tacitamente qualora il comportamento processuale delle stesse sia incompatibile con la volontà contraria all’acquisizione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 34685 in data 8.5.2008 dep. 5.9.2008 rv 241547). Allo stesso modo l’esame di laboratorio per la individuazione del DNA è un accertamento tecnico per sua natura ripetibile, sicchè non richiede il previo avviso per la partecipazione di difensore (art. 359 c.p., norma che proprio per questo si distingue dagli accertamenti tecnici “non ripetibili”, menzionati nell’articolo successivo).

Questo, in conclusione, il principio di diritto che se ne ricava

«Il prelievo delle tracce biologiche dell’indagato può avere luogo senza l’osservanza della garanzia del contraddittorio, ferma restando l’osservanza di modalità non invasive e non lesive della integrità personale. In ogni caso, l’esame di laboratorio per la individuazione del DNA costituisce accertamento tecnico per sua natura ripetibile e, pertanto, non richiede il previo avviso per la partecipazione del difensore».

Il Modello Inquisitorio….ritorno al passato

Il processo penale è stato nel corso della storia caratterizzato dai differenti metodi di approccio dello stato con il singolo cittadino; approcci che sono stati influenzati dai mutamenti politico-sociali succedutisi nelle diverse epoche storiche, caratterizzate da un sistema di governo autoritario, in cui l’interesse sovrano precipuo si identificava nella certezza del diritto attraverso l’applicazione della pena.

E’ ovvio che focalizzare l’attenzione sul puro concetto di applicazione della pena collocava in secondo piano il concetto delle garanzie individuali che, in qualche modo, potevano essere sottese, rendendo la norma geneticamente iniqua procreatrice di responsabilità del tutto oggettive, in cui l’elemento soggettivo veniva raramente preso in considerazione.

Il sistema inquisitorio si strutturava secondo il criterio della confusione dei ruoli.

In pratica lo stesso soggetto giudicante assumeva la funzione di accusatore e giudice, il cui compito era di ricercare la fonte di prova dell’impossibilità da parte dell’accusato di partecipare all’attività di individuazione e di assicurazione di prova contraria infine della previsione della carcerazione ante iudicium.(1)

Un giudizio, quello inquisitorio dunque, il cui emblema era raffigurato dall’unicum della figura del giudice istruttore e dall’assoluta segretezza, con cui le indagini venivano condotte nella fase cosiddetta istruttoria.

Un modello processuale che può essere ricondotto ad un sistema politico-sociale, in cui il ripristino della legalità, prevaleva sull’interesse di tutela dei diritti dei singoli individui appartenenti ad una data comunità in un determinato contesto storico.

Il codice Rocco nasceva e veniva strutturato in un simile contesto in cui il sistema inquisitorio appunto, ha avuto modo di proliferare liberamente.

La sentenza della S.C in premessa, per certi versi conferma in pratica il venire meno delle garanzie difensive nella fase delle indagini preliminari, dove oggettivamente riemergono strascichi derivanti dal carattere tipico come era quello inquisitorio che imperversava nel previgente sistema procedurale istruttorio.

L’attuale sistema procedurale viene presentato come garantista, preferirei definirò accusatorio, ciò nonostante il legislatore ha previsto una fase dello stesso ed esattamente quella dedicata alle indagini preliminari in cui, se non interviene la necessità di svolgere attività sulla persona indagata, cosiddette “costituzionalmente garantite”, permettono al Magistrato del pubblico ministero di condurre le proprie attività in totale segretezza, nei termini previsti dall’art. 407 c.p.p…. ..un ritorno al passato?

(1) Dalia-Ferraioli man. Dir proc. pen settima edizione Cedam 2010

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