“MESSA ALLA PROVA PER ADULTI”

toga

La messa alla prova per adulti

a cura del dott.

Giuseppe Guarcini

                                                   

Torniamo di nuovo a parlare della messa in prova.
Una carenza normativa in termini di intertemporalità della novella legislativa, ha costretto la Suprema Corte a rimettere la questione alle SS.UU. al fine di risolvere la questione concernente l’applicabilità o meno dell’istituto nella fase del giudizio di legittimità.
Ricordiamo brevemente che l’istituzione della messa in prova, sorta con la legge n.67 del 28.04.2014,  ha generato  nel codice penale gli artt. 168 bis e 168 ter e nel codice di procedura penale l’art.464 bis-novies, con lo scopo  precipuo di favorire l’elemento rieducativo della pena ed agevolare il reintegro sociale per tutta una specifica serie di reati che possono essere considerati di “minore entità” o di “minore incidenza” in ambito sociale, concernenti le fattispecie di cui all’art.550 c.p.p. secondo comma, e tutti quei reati per cui è prevista una pena non superiore nel massimo a quattro anni.
L’istituto sottende a tutta una serie di specifiche cui l’imputato si deve attenere al fine di essere autorizzato dal giudice ad essere ammesso ad un periodo di prova che, se concluso con esito positivo, provoca l’estinzione del reato.
Ebbene, era abbastanza prevedibile che con l’avvento normativo, sarebbero potuti insorgere problemi di carattere intertemporali circa l’applicazione della novella legislativa relativi, in pratica, a quei procedimenti che avevano superato la fase processuale del primo grado in cui appunto si concentra l’intero ambito procedurale per l’applicazione della “probation”.
I giudici della suprema Corte esprimono la non fattibilità, in sede di legittimità, proprio perché l’istituto della messa in prova sottende a tutta una serie di procedure attuabili in sede di primo grado.
In tal senso, la stessa Corte di legittimità così si esprime nella sentenza  nr. 30554 del 09/07/2014: “la disciplina processuale della messa alla prova è regolata, dagli artt.464 bis e seguenti del codice di rito, che attribuendo solo all’imputato, l’iniziativa di accesso all’istituto, individua espressamente un termine finale di presentazione della richiesta, con diversificazioni collegate ai differenti procedimenti, ma comunque ristretta al giudizio di primo grado…”.
Concludono dunque che, un’eventuale disciplina normativa di carattere transitorio aprirebbe certamente la strada ad un procedimento incidentale.
In assenza di questa, però, gli ermellini affermano la non attuabilità della richiesta di messa alla prova in sede di legittimità, poiché una tale decisione condurrebbe all’instaurazione innanzi alla Suprema Corte o di una procedura cd incidentale o di annullamenti con rinvio che ne snaturerebbero il suo ruolo.
Pertanto, allo stato attuale, l’ammissione all’istituto della messa in prova potrà essere effettuata nell’ambito del giudizio di primo grado, così è stato stabilito  http://www.cortedicassazione.it/corte-di-cassazione/it/sezione_feriale.page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ottanta otto − 81 =