Il Killer delle Anoressiche

Il caso Mariolini: l’ossessione per la magrezza

di Francesco Gandolfi

 seria killer Marco Mariolini
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Marco Mariolini

Il fatto del quale vi voglio parlare non coinvolge in senso stretto un omicida seriale, poiché venne effettivamente uccisa una sola vittima, quanto piuttosto un assassino che sarebbe potuto diventarlo, ovvero ciò che negli Stati Uniti viene definito un ‘Would Be a Serial Killer’, se non fosse stato fermato per tempo.
Marco Mariolini di certo non si sarebbe fermato volontariamente, lui stesso nelle dichiarazioni rilasciate alla polizia durante l’interrogatorio e in numerose altre deposizioni avvenute dopo l’omicidio di Monica Calò, si qualificò come un “potenziale serial killer”. Infatti, il discriminante per inserire o meno nella lista degli assassini seriali una persona, non può essere considerato unicamente il numero delle vittime. Ciò che è importante valutare ai fini di un’ eventuale quantificazione della pericolosità sociale del soggetto è la “ripetitività omicidiaria immaginata”, ovvero la pluralità di omicidi immaginati o fantasticati da quest’ultimo, i quali potrebbero realmente realizzarsi se l’individuo fosse lasciato libero di organizzarsi e di agire.
Ma ora, come suddetto, vi presento la storia di Marco Mariolini, così che al termine della lettura spero che il concetto appena enunciato appaia più chiaro ed evidente.
Classe 1959, Marco nasce in provincia di Brescia e trascorre i primi due anni di vita prevalentemente a casa dei nonni. La ragione di questo allontanamento della casa familiare è che la madre, una donna affetta da un marcato disturbo ossessivo-compulsivo per le pulizie domestiche, ritiene di non potersi occupare contemporaneamente del piccolo e della sua sorellina. Il padre, viceversa, è una persona rinunciataria, con una debole personalità, e finisce sempre per accettare e subire passivamente gli attacchi isterici della consorte.
Proprio con la sorella va instaurandosi nel tempo un rapporto complesso e contraddittorio. Marco sente il bisogno e l’urgenza di proteggerla da un ambiente familiare ostile ma, al contempo, prova una crescente invidia verso la medesima perché comunque le maggiori attenzioni vengono riservate a lei mentre lui sembra essere “invisibile”.
Durante l’adolescenza sviluppa una corporatura massiccia, più robusta di quella dei coetanei, inizia in questo periodo a sviluppare l’ossessione che lo pervade ancora oggi per la magrezza, per i corpi scheletrici. Agli psichiatri che lo hanno esaminato nel corso degli anni ha raccontato come abbia sperimentato i primi atti di autoerotismo pensando costantemente ad un compagno di classe particolarmente scarno e di come l’idea di corpi patologicamente rinsecchiti, emaciati, costituisse da subito una fonte di eccitamento sessuale.
Compiuto il servizio militare, si sposa a ventun anni ma la ricerca compulsiva per la magrezza non l’abbandona mai sino a divenire un elemento centrale, basico e primario della sua esistenza mentre il matrimonio e la famiglia (ha due figli) gli servono solamente come facciata di normalità per mascherare i suoi istinti perversi dato che cerca di aggredire diverse ragazze senza però essere mai individuato con esattezza dalle vittime nel corso delle denunce alla autorità giudiziaria. Qualsiasi altro aspetto della vita di Marco tuttavia viene progressivamente relegato in secondo piano: la mania di circondarsi di individui anoressici lo invade e lo attanaglia al punto da costringere la propria convivente a digiuni prolungati e a minacciarla, persino, in caso di disobbedienza al misero regime alimentare impostole. La donna, tuttavia, dopo un periodo di accondiscendenza verso il marito, lo respinge e lo abbandona. Da questo momento Mariolini si trasforma in un insaziabile predatore di anoressiche sino a quando non incontra e va a convivere con la già citata Monica Calò, studentessa anoressica e sua unica vittima, uccisa con più di venti coltellate sul lago d’Iseo, dopo che la ragazza aveva tentato di lasciarlo, sfortunatamente senza successo, per sfuggire alle persecuzioni e alle angherie dello psicotico.
Ho voluto raccontare questa storia essenzialmente per due ordini di ragioni:
-innanzitutto questo caso pone l’esigenza di aggiornare il nostro codice penale, il quale non ha ancora accolto fra le proprie disposizioni la nozione di assassinio seriale, contemplando solo l’ipotesi all’articolo 577 comma 3, della circostanza aggravante della premeditazione nell’omicidio. È, difatti, evidente, che un soggetto possa premeditare l’uccisione di un altro individuo senza necessariamente provare soddisfazione ovvero eccitamento o gratificazione nell’atto stesso, quando il movente può rinvenirsi più frequentemente in una possibilità di profitto;
-gli psicologi e gli psichiatri che hanno analizzato il caso appena esposto hanno unanimemente confermato l’idea che Marco Mariolini fosse un omosessuale latente e questo spiegherebbe l’ossessione nei confronti di corpi femminili anoressici, quindi dai caratteri maggiormente androgini, oltre all’iniziale infatuazione adolescenziale verso il compagno di classe di cui ho detto sopra. Anche alla luce dei recenti attacchi contro la comunità omofila, mi sembrava importante far notare come un’ostilità ambientale rivolta a stigmatizzare talune categorie di persone tende spesso ad ingenerare in alcuni individui fenomeni repressivi dalle conseguenze nefaste.




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