L’INCIDENTE PROBATORIO…

avvocati

Il percorso intrapreso nell’ambito della testimonianza  continua.

L’attenzione si sposta verso un importante strumento procedurale previsto dal codice di procedura penale vigente: l’Incidente Probatorio, ad illustrarne le caratteristiche procedurali la  criminologa dott.ssa Jenny Rizzo

segue un mio breve commento….

 

ASPETTI PROCEDURALI E TECNICI DELL’INCIDENTE PROBATORIO

a cura della dott.ssa Jenny Rizzo

Uno dei principi cardine del processo penale è che la prova si forma in fase dibattimentale, dinanzi al Giudice e, soprattutto, in contraddittorio tra le parti. Non sempre, però, è possibile attendere questa fase, che giunge molto spesso in tempi troppo estesi rispetto al fatto reato. Ecco perché il nostro legislatore ha introdotto l’istituto dell’incidente probatorio, ovvero quello strumento che consente di assumere la prova anticipatamente per poterla utilizzare in sede dibattimentale. Il termine “incidente” deriva proprio dal fatto che, durante le indagini, viene aperta una parentesi per assumere, durante un’udienza ad hoc, una prova utilizzabile poi in dibattimento. L’acquisizione della prova avviene da parte di un Giudice (G.I.P.) che si pone come un delegato del collega che successivamente presiederà il dibattimento. Legittimati a chiedere l’incidente probatorio sono il Pubblico Ministero, l’indagato ed imputato. La prova viene assunta con le stesse formalità previste per il processo, alla presenza del PM e del difensore. L’udienza, regolata dall’art. 401 c.p.p.., si svolge in camera di consiglio e in caso di assunzione della testimonianza viene adottato lo schema esame/controesame (c.d. cross-examination), in modo che PM e difensore, se non si tratta di teste minorenne, procederanno a formulare e rivolgere direttamente le domande.
La richiesta di incidente può essere respinta quando il GIP ritenga la propria incompetenza per qualunque ragione: gli atti, in questo caso, sono restituiti al pubblico ministero che può proseguire nelle indagini. E’ tuttavia possibile, in caso di rigetto, presentare una nuova richiesta di incidente probatorio. La prova assunta in questa maniera è pienamente utilizzabile in dibattimento, con un solo limite: è utilizzabile solo nei confronti degli imputati i cui difensori abbiano partecipato alla loro assunzione (art. 403 c.p.p.). La prova non è, invece, utilizzabile nei confronti dell’imputato raggiunto solo successivamente all’incidente probatorio da indizi di colpevolezza se il difensore non ha partecipato alla sua assunzione, salvo che i suddetti indizi siano emersi dopo che la ripetizione dell’atto sia divenuta impossibile (art. 403 comma 1 bis c.p.p.).
La tipologia di prove da assumere e le situazioni che permettono di ricorrere a tale strumento sono tassativamente elencate dall’art. 392 c.p.p.:
  • La testimonianza quando vi è fondato motivo di ritenere che un testimone non potrà essere esaminato nel dibattimento per infermità o altro grave impedimento o che lo stesso sia esposto “a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso”;
  • L’esame dell’indagato su fatti concernenti la responsabilità di altri;
  • L’esame delle persone indagate di un reato connesso o collegato;
  • Il confronto, quando vi sono persone che in altro incidente probatorio o al P.M. hanno reso dichiarazioni discordanti;
  • La perizia o l’esperimento giudiziale, quando la prova riguarda una persona, una cosa o un luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;
  • La ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l’atto al dibattimento.

Per quanto concerne la testimonianza, argomento di trattazione, la sua assunzione durante l’incidente probatorio ha innumerevoli vantaggi, a partire dalla banale genuinità del ricordo da parte del testimone. La testimonianza viene, durante l’incidente probatorio, documentata in modo da non doverla ripetere poi in dibattimento, nel quale ha pieno valore probatorio. La vicinanza temporale tra l’assunzione della testimonianza e il fatto delittuoso, implica una maggiore freschezza del ricordo (visivo soprattutto) e una maggiore certezza della persona vittima di reato. Il semplice decorso del tempo, infatti, può rendere molto difficoltoso se non impossibile acquisire correttamente una prova data da testimonianza.

I vantaggi aumentano in caso di testimone vulnerabili (minorenni o infermi di mente) soprattutto se vittima di condotte delittuose afferenti la sfera sessuale. In questo caso, alla presenza di una vittima minore di anni 16, l’incidente probatorio è automatico, disposto così dall’art.392 comma1 bis. La testimonianza del minore viene assunta in contraddittorio tra le parti davanti ad un Giudice e durante la fase delle indagini preliminari ed il risultato farà piena prova in dibattimento. In relazione all’audizione del minore, l’incidente probatorio è legato anche all’esigenza di assicurare al teste una maggiore riservatezza e l’udienza si svolge in camera di consiglio senza la partecipazione del pubblico. La scelta dell’audizione immediata è funzionale ad evitare che il minore rimuova i ricordi traumatici e che non subisca influenze che impediscano la deposizione o la genuinità della stessa.
Sebbene, dunque, l’originale impianto normativo è stato ideato per assicurare una tutela maggiore al minorenne (vittima o testimone) coinvolto in un reato afferente la sfera sessuale, notiamo come l’evoluzione legislativa ha determinato un ampliamento dell’applicabilità dell’istituto, sino a ricomprendere fattispecie differenti da quelle prettamente sessuali. E’ però da sottolineare la presenza del rischio di inquinamento delle prove indipendentemente dalla natura del reato.
commento di
Giuseppe Guarcini
Dopo averne saggiato, con la dott.ssa Musa, gli aspetti  di carattere sociali e del come questi in qualche maniera, possono influire sui contenuti della narrazione resa dal teste, la dott.ssa Rizzo ha avviato la “manovra di avvicinamento” a ciò che concerne gli aspetti procedurali penalistici attinenti alla testimonianza, aspetti che naturalmente devono far parte del bagaglio culturale e professionale del criminologo.
Ad un tratto del suo enunciato, dopo averne fatto rilevare i fondamenti procedurali, giustamente pone in risalto i vantaggi che si possono trarre dal porre in essere l’incidente probatorio.
In particolar modo, con riguardo ai soggetti da escutere, che possono essere minorenni o magari vittime oggetto di reati sessuali.
Il mio commento vuole soffermarsi, oltre che su quest’ultimo aspetto, anche a quello relativo al diverso lasso di tempo che separa l’accadimento delittuoso, dall’instaurazione di un incidente probatorio o, al tempo che determina l’avvio del dibattimento, periodi che sappiamo essere del tutto differenti tra loro.
Ho avuto modo di assistere a numerose testimonianze, rese sia in sede di incidente probatorio che in sede di udienza dibattimentale.
In particolare alcune di esse riguardavano soggetti vittime di abusi, di testimoni minorenni oppure che magari all’epoca dei fatti erano minorenni ma nel frattempo, avendo acquisito la maggiore età, si sono ritrovati a testimoniare in sede di dibattimento.
Ebbene! l’atteggiamento che queste persone assumono nel corso di un incidente probatorio è mutevole rispetto a quello tenuto in dibattimento.
In primis occorre tener conto di un fattore importante: il tempo.
Dall’accadimento del fatto oggetto di indagine all’espletamento dell’incidente probatorio, si interporrà sicuramente un minor lasso di tempo, tale comunque da non inficiare, se non in maniera minima, sulla memoria del teste e/o vittima (argomento che tratteremo con riguardo alla psicologia della testimonianza).
In sede di incidente probatorio la vittima, ad esempio, serba ancora vivo il suo rancore per ciò che gli è accaduto ed inoltre, il suo ricordo è nitido, scevro dalle impurità che si accumulano nel cassetto della memoria contenente quel particolare ricordo.
E’ capitato di assistere a testimonianze in sede di incidente probatorio dove, alle affermazioni dell’ avvocato della difesa, la vittima mostrava la capacità di replicare in maniera netta e dettagliata attraverso descrizioni minuziose di quanto accaduto.
Un ulteriore vantaggio per la vittima o il teste, risiede nella alla sede in cui si esplica l’incidente probatorio che appunto non è pubblica e il teste è sicuramente meno coinvolto emotivamente
In dibattimento invece  si troverà a dover narrare un episodio che lo ha visto coinvolto o magari vittima, che oramai si colloca distante nel tempo, al cospetto di una platea diversa e sicuramente più numerosa di quella che concerne l’incidente probatorio sicuramente con maggiore coinvolgimenti di carattere emotivo.
Capita invero che in dibattimento, molto spesso il teste si rifugia in laconici: “non ricordo” o magari a seguito del rilievo posto dal P.M. in merito alle dichiarazioni rese all’epoca dei fatti: “se l’ho detto sarà stato cosi”.
Spesso magari capita anche di sentire la vittima di maltrattamenti che, interrogata in aula a distanza di anni dall’accaduto afferma:” si ma penso che ormai abbia messo la testa a posto si tratta di cose successe da tanto tempo… ho saputo che si è rifatto una vita c’è proprio bisogno di andare avanti “ una dichiarazione di perdono o quasi.
E’ ovvio che, l’interesse precipuo delle parti nell’ambito di un procedimento penale, è quello di cristallizzare l’eventuale elemento probante a favore dell’ uno o dell’altra.
Di certo, l’incidente probatorio può essere considerato il mezzo giudiziario contenente in esso tutte le garanzie processuali, utile ad accelerare  il processo di “metamorfosi” in grado di trasformare l’indizio  e fissare quindi la prova.
Anche  la testimonianza come vedremo seguito  riveste un aspetto  di rilevante importanza, quello psicologico, Più avanti cercheremo di comprendere come la nostra mente reagisce di fronte ad un evento violento e quali sono i fattori  possono interferire sulla memoria tanto da renderne  più o meno fedele la narrazione.

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