Le Indagini Difensive – aspetti normativi –

 Le indagini Difensive

di Giuseppe Guarcini
giudiziaria 1Prosegue il cammino all’interno del contesto normativo delle indagini difensive. Dopo il primo articolo rivolto alla genesi e al successivo concepimento della novella legislativa. In questo che segue, si osserverà più da vicino l’evolversi della norma:dall’art 38 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale alla ormai ben nota legge 397 del 2000.La conseguente modifica della figura dell’Avvocato che da parte statica assume un ruolo dinamico nel processo. Infine l’auspicio che la norma si riveli in grado di condurre all’affettiva parità tra le parti coinvolte, sia che si tratti del contesto procedurale o processuale della vicenda giudiziaria.

 

 

 

SoMMario

1. Premessa. – 2. L’art. 38 Disp. Att. – 3. Le successive modifiche sulle indagini difensive: la legge 332 del 1995. –4. La legge Carotti del 1999. – 5. La nuova disciplina delle indagini difensive: la legge 397/2000. – 6. Il difensore. –

1.Premessa

E’ apparso doveroso prima di riversare l’attenzione sulla normativa riguardante le indagini difensive, l’esordio finalizzato a contestualizzare l’evoluzione dottrinale da cui ha preso avvio il processo di modifica del codice di procedura penale
Il contesto evolutivo normativo ha coinvolto anche figura dell’avvocato che, per usare un eufemismo informatico è stata notevolmente riconfigurata nell’ambito nel sistema giudiziario, da semplice garante della persona assistita egli ha assunto un ruolo dinamico, svestendo il ruolo di partecipe passivo e vestendo  anche i panni dell’investigatore onde accertare, raccogliere e infine poter far valere nel corso del contraddittorio processuale,  elementi in grado di acquisire valenza probatoria utile alla difesa del proprio assistito.
E’ stato altresì necessario sottolineare come nonostante le pressioni europeiste alcune fasi del procedimento penale processuale siano rimaste contaminate da scorie normative del vecchio modello inquisitorio, nonostante nelle intenzioni del legislatore cullassero le più rosee aspettative di realizzare un processo  con la totale parità delle parti
In precedenza l’indagato, soprattutto nella fase delle indagini preliminari non veniva  nelle condizioni di intraprendere alcuna azione difensiva idonea a configurare elementi probatori da contrapporre alla pubblica accusa.
Nel disegno di legge n.2849 del 10 luglio 1997 fu presa in considerazione l’ipotesi che molti processi, attraverso gli opportuni interventi difensivi avrebbero ridotto l’ iter temporale di definizione.
Ciò si sarebbe reso possibile attraverso la modifica delle norme di cui all’art. 369 cpp, inviando all’indagato contestualmente alla sua iscrizione nel registro delle notizie di reato l’informazione cosiddetta di garanzia
Un atto squisitamente di carattere garantista che però non vide mai la luce l’attuale art, 369 c.p.p. al suo primo comma recita: “solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha il diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, impiego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, una informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si intendono violate, della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia”.
Le avversità che incontrò il legislatore all’epoca non furono davvero di poco conto, ma le pressione europeiste non concedevano alternative al legislatore del tempo il quale doveva in qualche modo giungere ad una soluzione elaborando, individuando quindi le norme adatte a rispecchiare il concetto di processo delle parti.
Un primo “traguardo” lo si raggiunse con l’art. 33 delle norme di attuazione di coordinamento e transitorie, intitolato: “le facoltà dei difensori per l’esercizio del diritto alla prova”.
La norma, prevedeva che il diritto alla prova ex art. 190 c.p.p. spettasse anche ai difensori, i quali a loro volta, potevano esercitarlo di  persona, oppure avvalendosi di figure professionali o sostituti.
La disciplina delle indagini difensive successivamente fu inserita nell’art. 38 Disp. Att. del codice di procedura penale, con l’aggiunta di un comma ove fu fatta esplicita menzione per gli investigatori privati che, se autorizzati, potevano svolgere determinate funzioni investigative in vece degli avvocati difensori.

2. L’art.38 Disp att.

L’ art. 38 Disp Att. Intitolato: “Facoltà dei difensori per l’esercizio del diritto alla prova”, disponeva che al fine di esercitare il diritto di prova, i difensori anche a mezzo di sostituti e di consulenti tecnici, hanno facoltà di svolgere investigazioni ondei ricercare e individuare elementi di prova a favore del proprio assistito nonché,  conferire con persone ritenute essere in grado di fornire informazioni utili ai fini delle indagini, anche per mezzo di investigatori privati autorizzati.
La giurisprudenza dell’epoca delineava che la facoltà del difensore di svolgere investigazioni era espressamente preordinata al fine di esercitare il diritto alla prova prevista dall’art. 190 cpp e quindi le attività di indagini così espletate non potevano essere direttamente utilizzate come elementi di prova neppure nella fase delle indagini preliminari. Dunque le indagini difensive all’epoca, potevano essere finalizzate alla sollecitazione dell’attività investigativa del P.M., il quale dal canto suo doveva attenersi alla previsione dell’art.358 c.p.p. che recita:” il P.M. compie ogni attività necessaria ai fini dell’art. 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”.
In tema di facoltà dei difensori in materia probatoria, l’art. 38 d.lg 28 luglio 1999, nr.271 è norma strumentale all’esercizio del diritto di prova per formare e definire il thema probandum da sottoporre da parte della difesa all’autorità procedente onde contribuire all’accertamento della verità. L’articolo 38 Disp. Att. limitava il difensore alla scoperta degli elementi favorevoli ma non prevedeva la diretta acquisizione degli atti, essendo questo compito del P.M. nella fase delle indagini preliminari e del giudice successivamente.(01)

3Le successive modifiche legislative sulle indagini difensive:
 la legge n.332 del 1995

La modifica che fu  apportata dalla legge 332 del 1995, arricchì l’art. 38 Disp.att. di ulteriori due commi: il 2 bis e il 2 ter che attribuirono al difensore la rilevante facoltà di presentare direttamente al giudice gli elementi probatori rilevanti raccolti.

Sempre al difensore, allo scopo di reiterare indizi probatori fu inoltre consentito di avvalersi di un sostituto, un consulente tecnico o un investigatore privato autorizzato. o se del caso di conferire con persone informate sui fatti per poi raccogliere gli elementi, verbalizzare le dichiarazioni ricevute.
In precedenza il difensore non poteva redigere un verbale di sommarie informazioni testimoniali, poiché la qualità di parte privata che gli veniva attribuita dalla normativa codicistica non glielo permetteva.
L’art. 38 non introdusse un potere di indagine preliminare del difensore, gli atti formati non potevano essere inseriti nel fascicolo del p.m. o presentati all’udienza preliminare, nel primo caso erano estromessi dal fascicolo, nel secondo era vietata l’acquisizione. (02)
Il difensore non aveva potere di documentare, sotto alcuna forma, compresa quella della registrazione magnetofonica, di dichiarazioni rese da persona a conoscenza di circostanze o fatti, nemmeno qualora si trattava di dichiarazioni irripetibili, tutto ciò prescinde naturalmente dalla utilizzabilità sempre possibile delle dichiarazioni ai fini della formazione della prova dibattimentale. (03)
Pertanto nel corso delle indagini preliminari i risultati di attività svolta esercitato la facoltà derivata dall’art. 38 Disp. Att., potevano essere utilizzata al fine che ai sensi dell’art. 358 c.p.p..(04)
Nel caso in cui l’indagato non fosse a conoscenza della chiusura delle indagini preliminari  e della pendenza di un procedimento a suo carico, la difesa poteva presentare memorie e documenti per l’udienza preliminare dando al G.I.P. la possibilità di rilevare ex art.422 comma 1 c.p.p. la necessità di integrazioni istruttorie.(05)

4. La legge Carotti del 1999.

In conseguenza della recrudescenza del dibattito giurisprudenziale sorto pedissequamente con il nascere delle indagini difensive, nuove e significative modifiche furono introdotte a seguito del varo della legge nr .479 del 1999.
Fu operato un significativo passo in avanti a favore del riconoscimento delle indagini difensive e del mutamento del rapporto tra difensore e pubblico ministero, il provvedimento si contestualizzò mediante  l’ iter che l’anno seguente porterà ad nuova serie di modifiche.
Tra le principali quella di concedere alla persona sottoposta alle indagini ed alla parte offesa di rilevare l’incompetenza territoriale del pubblico ministero durante la fase delle indagini preliminari.
L’obbligo, per il P.M. di far notificare l’avviso delle conclusione delle indagini preliminari prima della scadenza del termine, con lo scopo precipuo di evitare che le indagini possano concludersi il giorno stesso in cui scade il termine o nel periodo tra l’emissione dell’avviso e la sua notifica ai destinatari, al fine di consentire la cosiddetta discovery degli atti alla conclusione delle indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale.
Anche in questo caso, è evidente l’intento del legislatore di favorire alcune modifiche ai rapporti tra difesa e pubblica accusa, tant’è che la sede delle indagini preliminari sino a quel momento non sottoposta a modifiche sostanziali sembra volersi conformare ai presupposti del rito accusatorio e perdere i connotati originari di luogo ove prevaleva la supremazia del Pubblico Ministero.
Un modifica particolare riguardò invece la norma che consente alla persona sottoposta alle indagini di conoscere prima dell’esercizio dell’azione penale le prove a suo carico e pertanto,  agire nel senso di poter suggerire il compimento di atti di indagine a suo favore, richiedere il proprio interrogatorio e,  se in suo possesso, produrre documentazione necessaria alla propria difesa.
Con la legge 1999, in pratica viene preparato il terreno all’introduzione delle indagini difensive, infatti l’aspetto che maggiormente colpisce è l’allargamento degli spazi riservati alla difesa, in virtù di un’ispirazione garantista molto più propensa a creare maggiore equilibrio tra la posizione del Pubblico ministero e il difensore.

5. La nuova disciplina delle indagini difensive : la legge 397/2000.

Il provvedimento  tanto auspicato non tardò ad arrivare.
Finalmente con la legge nr.397/2000, Viene abrogato l’art.38 delle disposizione di attuazione e la legge 397/200  riforma la disciplina in maniera completamente innovativa, superando in parte le carenze riscontrate in precedenza.
In realtà la riforma del 2000 discende solo in parte dalle modifiche introdotte dal codice di rito nel 1999, essa è la conseguenza delle modifiche richieste in ragione di quelle che la legge costituzionale n.2 del 1999 aveva apportato all’ art. 111 della nostra Costituzione in cui fu anzitutto stabilito che ogni processo deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti ed in condizioni di parità . Particolare riguardo  fu dato alla “cristallizzazione” della prova che deve affermarsi all’interno del processo penale attraverso il principio del contraddittorio.
Il concetto non poteva essere certamente attuato senza porre la difesa al pari dell’accusa, attribuendole come per quest’ultima il potere di ricercare, individuare ed assicurare gli elementi di prova a suo favore quindi porsi in grado in di contrapporre  un’  antitesi valida in  contrapposizione della tesi della Pubblica accusa
In sostanza lo scopo della legge intitolata: “disposizioni in materia di indagini difensive”, è stato soprattutto quello di produrre nuovi contenuti al titolo VI bis del libro V del codice di procedura penale.
In essa si contempla e si integra la complessa disciplina delle investigazioni difensive di cui vengono citate le innovazioni.
La prima riguarda la facoltà di conferire tramite colloquio non documentato con la persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa (art. 391-bis comma 1 c.p.p), nello stesso articolo è citata la possibilità di ricevere anche dichiarazioni scritte dalla persona informata sui fatti (art 391- bis comma 2 e 391- ter commi 1 e 2 c.p.p.).
Il legislatore nel contempo, dettaglia gli elementi oggettivi di cui deve essere composto il verbale che il difensore redigerà, e su cui poggerà la validità del verbale.
Soffermiamoci su ciascuno degli elementi guardandoli più da vicino.
La data in cui ha ricevuto la dichiarazione, il periodo iniziale di ogni verbale è fondamentalmente cosi strutturato riporta in esso l’indicazione dell’ anno del giorno

del luogo e dell’ ora in cui è stato redatto: “ l’anno 2010 addì’ 10 de mese di marzo presso lo studio legale …. Alle ore 10.30”. Oltre alla data l’atto viene dunque arricchito dall’ ora dal luogo in cui viene redatto al fine di cristallizzare l’atto ponendo in un inscindibile spazio temporale.
Intitolato ” ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni da parte del difensore”, l’art. 391 richiama in sé una sorta di tipologie di atti o di operazioni che possono essere compiute dal difensore nel contesto dell’evolversi di una indagine difensiva tra cui troviamo: il colloquio, la ricezione di dichiarazione, l’assunzione di informazioni da parte del difensore.
Lo scopo del colloquio è quello di valutare se la persona che si ha di fronte è in grado o meno di poter riferire circostanze utili ai fini delle indagini nel loro sviluppo difensivo.
L’ indagine semantica del significato della parola colloquio conduce a definirlo come una conversazione tra due o più persone,  ma come può un colloquio essere collocato legalmente nell’ambito di un’ indagine difensiva ?quali sono i requisiti requisiti necessari affinché possa accedere nell’ambito di un dibattimento e quindi divenire fonte su cui dibattere un dato elemento probatorio?
Il colloquio è un’operazione che può essere effettuata oltreché dal difensore anche dai suoi ausiliari che a seconda della circostanze di indagini possono essere un consulente o l’investigatore privato.
La si può considerare certamente un’attività prodromica che preannuncia l’eventuale rilascio di  dichiarazione o l’assunzione di un verbale di informazioni. E’ un attività sicuramente finalizzata all’acquisizione di elementi indiziari.
Con l’avvento delle indagini difensive il ruolo dell’avvocato si sdoppia: non è più  solo il difensore che passivamente contraddice nell’oralità del dibattimento, ma è parte attiva  e dinamica nella ricerca della prova.
Difendere  appunto provando.
Nel terzo comma vengono posti in risalto dal legislatore gli elementi oltre a quelli previsti dall’art. 391 ter.
L’articolo 391 quater c.p.p. invece offre la possibilità sempre alla parte difensiva,  di richiedere alla Pubblica Amministrazione la documentazione utile ai fini delle indagini. In caso  di rifiuto da parte la difesa potrà renderne partecipe il Pubblico Ministero affinché disponga il sequestro della documentazione richiesta.
Per quanto concerne invece  l‘accesso ai luoghi pubblici o aperti al pubblico al fine di visionarli, procedere alla loro descrizioni ed eseguire eventuali rilievi è precisato che, qualora non vi sia il consenso della persona che ha la disponibilità del luogo, l’ accesso è consentito solo se autorizzato dal giudice. Ciò naturalmente è previsto quando si rende   necessario accertare l’esistenza  tracce e effetti materiali del reato (artt. 391 sexies e septies).
Qualora, infine si tratti di accertamenti tecnici non ripetibili si applica la disposizione ex art. 391 decies, terzo comma c.p..
La normativa prevede ai sensi dell’articolo 391 – nonies la possibilità di eseguire attività investigativa preventiva, nell’eventualità che si instauri in procedimento penale.

6. L’Avvocato difensore.

Il difensore è una parte puramente formale nel senso che l’interesse che si atteggia e i che n sostanza agita il processo appartiene al suo assistito (imputato) .
L’attività del difensore consiste in una collaborazione di natura tecnica, (advocatus: colui che è chiamato presso altri), la rappresentanza si esplica con la sostituzione del difensore al soggetto interessato nell’esercizio di diritti e facoltà.
La funzione del difensore ha recuperato una posizione di parità dialettica con l’accusa. Le ultime novelle legislative gli hanno permesso di stabilire in una posizione parità dialettica nella fase processuale, la stessa cosa non può dirisi per la fase delle indagini preliminari.
Da una difesa squisitamente di carattere tecnico, basata puramente sulla delle carte processuali da altri individuate e raccolte, si trova oggi nella necessità di svolgere egli stesso quegli accertamenti che, fino al 1989 erano di esclusiva competenza del pubblico ministero nella istruzione sommaria o dal giudice istruttore nell’istruzione formale.
Il ruolo del difensore quale spettatore passivo era molto più comodo e comportava minori responsabilità, perché il monopolio investigativo prima del Giudice Istruttore poi del Pubblico Ministero, gli impediva l’assunzione di compiti investigativi e quindi il difensore, ignaro il più delle volte della verità dei fatti, non era chiamato a scelte processuali nell’interesse del proprio assistito.(06)
Il difensore dei nostri giorni deve immedesimarsi anche nella parte dell’ investigatore, acquisire quindi la capacità di esaminare lo spazio di vita in cui si è verificato il delitto in cui è rimasto coinvolto il suo cliente, essere in grado di esperire o di coordinare indagini adeguate  al fine di rendersi un valido antagonista delle tesi sorrette dalla pubblica accusa.
E’ importante al fine di impostare una tesi difensiva valida  e che appaia realistica, cercare di capire e di ricostruire le fasi ed il loro svolgimento circoscrivere lo spazio occupato dal crimine cercando di intuirne le dinamiche e la logica consequenziale in cui il delitto si è verificato attraverso la ricerca di fonti di prova utili (testimoni, riprese di telecamere a circuito chiuse, varchi pedonali).
Il difensore non può certo essere omnisciente in ogni settore delle investigazioni e del reperimento di prove richiede la presenza di personale qualificato, tuttavia egli vi può sopperire mediante l’ausilio di personale specializzato quali investigatori per le eventuali indagini o periti di parte per le consulenze tecnico scientifiche
Altra particolarità da non trascurare nello svolgimento di una indagine è di analizzare lo spazio di vita protagonista cristallizzandone i fattori in grado di far scaturire un determinato comportamento umano un dato momento storico, riconducibile all’accadimento del fatto delittuoso della sua vita ed inoltre in esso potrebbero essere contenuti eventi rilevanti per l’interpretazione della fattispecie criminosa
Kurt Lewin (07) fu il precursore i tale teoria da cui deriva la famosa formula = F (P,A), analizzare essere in grado di ricostruire la personalità umana dal contesto sociale in cui vive, può in qualche modo differenziare l’attività legale  a volte asettica e basata esclusivamente sui indizi proposti dal P.M..

A seconda del metodo ultilizzato e della capacità con cui saranno espletate le operazioni diraccolta  degli indizi e la loro successiva metamorfosi in prova,  si potrà arrivare ad un verità o chissà, magari a nessuna verità ma attenzione,anche quest’ultima ipotesi è stata valutata la legislatore esattamente al comma 2° dell’art. 530 c..p.:

il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il    fatto sussiste…”

CONCLUSIONI
La prova contraria assume un fondamento di assoluto rilievo e qui, giova rammentare l’assunto: ”una difesa senza prova a discarico non sarebbe una difesa”.
Un’ affermazione questa che deve essere analizzata sotto due punti di vista: quello legislativo che ha previsto con nuove norme la possibilità da parte del difensore di svolgere attività investigative e l’altro aspetto, non meno importante quello del difensore che deve adoperarsi nello svolgere un’attività idonea a contrapporre la sua tesi difensiva a quella accusatoria dibattuta dal Pubblico ministero.
Un orientamento così inteso avvicina notevolmente la possibilità di giungere ad un’ unica verità dalla quale non si può assolutamente prescindere.
Il modello accusatorio può, se ben condotto,può aiutare a dissolvere la coltre nebbiosa che spesso circonda  la verità storica.
Non si può in un contesto cosi importante scindere le verità, vorrebbe voler significare continuare ad improntare processi del tutto indiziari, basati su supposizioni o fantasie prive di alcun fondamento e con sentenze ai margini della credibilità utili in qualche modo solo ad alimentare i dibattiti nei talk show televisivi, intrisi di una rotorica inutile e di contorni fantascientifici.
La verità a cui si deve giungere in ambito penale processualistico è una e tale deve essere il concepimento collettivo, pensare all’esistenza di diverse verità equivale a una non verità.
Affinché si possa giungere ad una giustizia esatta e non approssimativa  è il caso che le parti processuali fondino i loro elementi probatori su basi certe non privi di qualsiasi fondamento indiziario.
Contemporaneità e coincidenza d‘intenti da ambedue le parti processuali, ognuno mostra la propria tesi ma non si deve cadere nel tranello di pensare che ognuna delle tesi prospettate rilevi fedelmente ciò che è realmente accaduto, appare più ovvio pensare che la verità possa essere raggiunta attraverso le risultanze degli elementi validamente raccolti da entrambi le parti processuali.
Tutto il processo è una mediazione tra passato e presente ed è volto a ricostruire, determinandone nel presente e per il futuro le conseguenze giuridiche, di azioni passate imputabili a soggetti identificati, che ne risultino responsabili.
Nel processo, pertanto, si concretizza una relazione attraverso cui il giudice deve rendersi interprete del passato
Mi accingo a concludere affermando, forte della mia esperienza trentennale che sia nell’ambito della Polizia Giudiziaria che quello giudiziario che, nonostante oramai sia trascorso un abbondante decennio dalla riforma processuale penalistica, le principiali figure processuali P.M e P.G da una parte e difesa dall’altra non hanno vissuto momenti di concreta evoluzione.
Non sarebbe del tutto corretto parlare di involuzione in questo settore, certo è che con esclusione del settore scientifico forense, la polizia giudiziaria è tuttora ancorata ad una tuttologia che la porta a riconoscersi attraverso i suoi operatori, la capacità di conoscere (passatemi il gioco di parole) di tutto senza alcuna preparazione specifica in determinati settori.
Le conseguenze? possiamo rinvenirle quotidianamente attraverso i fatti di cronaca che ci giungono e negli ormai sempre più numerosi delitti insoluti o sentenze totalmente fondate su indizi.
La ricerca della prova in un contesto di indagine acquisisce un importanza ineludibile, le prove risolvono l’incertezza che caratterizza l’ipotesi sui fatti, esse vanno confermate o confutate da elementi di conoscenza, che possono dunque modificare lo stato di conoscenza che si ha all’inizio del processo producendo attraverso integrazioni e/o revisioni un incremento di informazioni idonee a formare un convincimento, fondato su conoscenze assunte.
Sarà il caso di ravvedersi provvedendo a riqualificare i parametri di operatività nell’ambito delle indagini di polizia giudiziaria ove dovrà essere configurata una collaborazione di personale qualificato nei vari settori di interesse che una data indagine tocca.
Compiere nel nostro tempo un’indagine di polizia giudiziaria vuol dire confrontarsi con i vari settori del vivere quotidiano, è pertanto opportuno lasciare da parte l’onniscienza e fare uno sforzo d’intenti sviluppando un’interazione tra gli esperti delle varie discipline.
Raggiungere la veridicità e il convincimento è ormai divenuta una funzione di diversi fattori tra cui principalmente la quantità, la qualità e la natura degli elementi probatori acquisiti.
Interagire assume in un tale contesto un importanza fondamentale così come è fondamentale convogliare in un’unica direzione le discipline:

– Investigativa;
– Analitica;
– Psicologica;
– Sociologica;
– Scientifico forense;
– Telematica.

E’ opportuno sottolineare come la figura del difensore nonostante le novelle legislative non è prodigo allo svolgimento delle indagini difensive, ciò lo pone sicuramente in una condizione di inferiorità nei confronti della pubblica accusa.
Capita di osservare in alcuni procedimenti, legali della difesa che cercano di contraddire, senza avvalersi di esperti, perizie rese da professionisti in questo o in quel settore, contraddizioni che fatte senza cognizioni di causa si dissolvono in un nulla e che spesso conducono ad aggravare al posizione del loro assistito.
Il futuro mi auguro che giudichi la bontà delle novità introdotte che necessitano di una maggiore attenzione da parte degli addetti ai lavori di approfondimenti, utili a dissipare dubbi e perplessità e creare, se ben sfruttati, un sistema effettivo e concreto di giusto processo.

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(01)15-2-95, Mastropaolo ed a Dir. Pen.proc.95,563;
(02)G.I.P. Trib.Brescia 21-2-95, Zampogna ed a., Dir.pen.proc.95,963

(03)Cass. 18 agosto 1993, Buffarato, Cass pen.1993, 2306, nota Quaglierini e 1994,337 nota Giambruno
(04)G.I.P Trib. Milano, 13 novembre 1990, Bentacor, Crit. Ir. 1991, n.3,31
(05)G.I.P.. Trib. Milano, 13 novembre 1990, Bentacor, Crit. Ir. 1991, n.3,31

(06) V. Stefani E. Avvocatura e investigazione in Sidoti F. L’investigazione come scienza cit pag. 7 L’Aquila 2004

(07) LEWIN, Kurt Psicosociologo statunitense di origine tedesco-polacca, nato a Moglino (Posnania) il 9 settembre 1890, morto a Newtonville (Massachusetts) il 12 febbraio 1947. Ha studiato a Friburgo e a Monaco, laureandosi in filosofia a Berlino. Sotto l’influenza di K. Koffka, W. Köhler e M. Wertheimer aderì alle concezioni fondamentali della psicologia della Gestalt.



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