L’ABOLIZIONE DELLA CONTUMACIA

giudiziaria 2di Giuseppe Guarcini

 

Con legge 28 aprile 2014 nr. 67 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.100 del 02.05.2014, il legislatore ha emanato alcune novelle dispositive in materia di pene detentive non carcerarie del sistema sanzionatorio e, riguardo la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili che nel nostro ordinamento, ha provocato l’eliminazione dell’istituto della contumacia.
La novella legislativa ha inoltre introdotto il nuovo istituto della sospensione del processo con messa alla prova alla quale nel sito, è già stato dedicato ampio spazio.


L’eliminazione dell’istituto della contumacia che era solito rappresentarsi nelle nostre aule giudiziarie in un processo sorto nei confronti di una persona dichiarata irreperibile, assume un significato oggettivo, fervido d’innovazioni procedurali in grado di ridefinire l’attuale percorso procedurale.
La questione concernente l’irreperibile era oramai dibattuta da qualche tempo dalla dottrina, poiché ritenuta, giustamente, causa espressamente manifesta del venir meno delle garanzie a tutela della persona sottoposta alle indagini.

La contumacia vista prima della legge n.67 2014.

Qualora nel corso delle indagini preliminari non fossero sorte esigenze procedurali costituzionalmente garantite dal legislatore, il pubblico ministero per dare corso all’azione penale ex art. 50 c.p.p doveva procedere alla notifica ai sensi dell’art. 157 c.p.p del previsto avviso all’indagato concernente la conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p il cui comma primo recita: “prima della scadenza del termine previsto dal comma 2 dell’art. 405 c.p.p., anche se prorogato, il pubblico ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli artt. 408 e 411 c.p.p, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore l’ avviso della conclusione alle indagini preliminari”.
Ora, poteva accadere che l’iter della notifica procedesse in maniera lineare e cioè, che gli enti preposti (U.N.E.P.) non trovavano alcuna difficoltà nel reperire la persona indagata e quindi notificarle l’atto.
Pertanto l’imputato era in grado di prendere cognizione del procedimento penale a suo carico e predisporsi per i successivi gradi di giudizio.
Tuttavia, spesso, questo iter non manteneva un andamento così lineare: poteva, infatti, accadere di incontrare notevoli difficoltà da parte dell’ente notificatore nel rintracciare la persona o le persone a cui l’atto doveva essere notificato.
L’ente preposto, a seguito della mancata notifica, restituiva gli atti all’A.G. competente che in conformità a quanto disposto dall’art. 157 c.p.p., ai sensi art. 159 c.p.p. disponeva nuove ricerche dell’imputato.
Queste erano svolte dalle Forze di polizia nel luogo di nascita, nell’ultima residenza anagrafica, nell’ultima dimora o dove svolgeva abitualmente la propria attività lavorativa.
Qualora anche in questo caso l’esito si fosse rivelato negativo, venoiva redatto un verbale di vane ricerche da parte degli operanti di P.G. a seguito del quale, l’Autorità Giudiziaria competente, emetteva il decreto di irreperibilità e conseguentemente, nominava all’imputato che ne fosse risultato privo, un difensore di ufficio, ordinando nel contempo, che la notifica fosse eseguita mediante consegna di copia a quest’ultimo.
L’imputato veniva quindi giudicato sotto la veste di contumace e la sentenza e ai sensi dell’ art. 548 c.p.p., gli veniva notificata per estratto, però se irreperibile, evaso o latitante la notifica ex art.159 c.p.p. avveniva al difensore di fiducia o nel qual caso di ufficio.
Questo iter procedurale, che interessava prettamente la fase delle indagini preliminari, lasciava trasparire in sé nitide le scorie di un sistema inquisitorio che coriaceo e latente insidiava il moderno sistema accusatorio.
In origine la contumacia era trattata come una ribellione al processo.
Con l’avvento del processo misto introdotto dal codice napoleonico agli inizi del 1800, in seguito adottato anche dalla legislazione italiana dell’epoca, la contumacia consisteva nel privare l’imputato di tutti i diritti difensivi che gli appartenevano.
Con l’entrata in vigore del codice liberale solo nel 1955, l’imputato contumace acquisì i medesimi diritti dell’imputato comune.

I dicta della corte di Strasburgo.

corte-europeaDovrebbe verosimilmente trattarsi di una questione conclamata, quella attinente al quotidiano confronto che il giudice nazionale deve intraprendere con la giurisprudenza profusa dalla Corte e.d.u.
La giurisprudenza della Corte di Strasburgo, di fatto, è divenuta il faro da cui trarre riferimento per quegli istituti su cui si fonda la prassi processuale, come appunto la costituzione del rapporto processuale e, in particolar modo al processo in contumacia.
La Corte di Strasburgo si è fatta capo dell’onere di indicare allo Stato, che violi una norma convenzionale, quali sono misure necessarie affinché tale violazione cessi.
Ciò normalmente avviene mediante le sentenze, cosiddette, pilota.
Si tratta in pratica di sentenze che la Corte di Strasburgo, predispone attraverso l’esame di un caso che ritiene abbia determinato in sé delle violazioni concernenti ad esempio i diritti fondamentali e attraverso le quali prospetta a quello Stato una determinata soluzione.
La Corte e.d.u. nel merito dell’applicazione della Convenzione europea inerente appunto la salvaguardia del diritti dell’uomo, nella sentenza emessa nel 1985 sotto la vigenza del vecchio codice di rito, scaturita dal procedimento Colozza c. Italia, considerò, in conformità a quanto disposto dall’art. 6 Cedu, non equo il processo in absentia così come all’epoca previsto dall’ordinamento giudiziario italiano.
La Corte, nella circostanza, ritenne che il rito in absentia potesse essere attuato solo ed esclusivamente qualora dagli atti, risultasse che il condannato avesse espressamente rinunciato al suo diritto di comparire e quindi difendersi.
Un simile orientamento fu poi riproposto dalla Corte e.d.u. nella sentenza del 2004 Sejdovic c. Italia con la quale la prima sezione della corte di Strasburgo, ritenne estremamente breve il termine di dieci giorni previsto ex art. 175 c.p.p. per richiedere la restituzione in termini, utile a proporre impugnazione o opposizione.
Con il decreto legge nr. 21 febbraio 2005 poi convertito in legge il 17 del 22.4.2005 nr.60 venne individuato, come peraltro si evince anche dalla premessa al disegno di legge, la necessità oramai devenuta indifferibile di rendere la legislazione italiana compatibile in tema di processo contumaciale.
Con le modifiche apportate all’art. 175 c.p.p. si perseguì da parte del legislatore, la finalità di garantire l’effettiva fruibilità di un’impugnazione da parte del soggetto condannato con una sentenza contumaciale e allo stato degli atti, non informato dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico, dotandolo quindi della possibilità di rinunciarvi, essere parte attiva partecipando al giudizio o presentare impugnazione.
Furono inoltre ampliati i termini per presentare richiesta di restituzione nel termine da dieci a trenta giorni.
Il legislatore dell’epoca, però, non si dimostrò prodigo d’intenti nel raccogliere le richieste di attuare, in caso d’irreperibilità dell’imputato, la sospensione del procedimento durante la fase procedimentale investigativa, ovverosia a seguito della mancata notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p..

La novella Legislativa
Legge n.67 /2014.
La sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili.

La legge n. 67 ha in pratica eliminato dal nostro ordinamento giudiziario l’istituto della contumacia, con esso scompare dunque il cosiddetto processo in contumacia.
Pertanto, in caso d’irreperibilità, il processo deve essere sospeso, qualora però sussistano riferimenti dai quali emerge chiara la conoscenza da parte dell’imputato del procedimento penale a cui è stato sottoposto, il processo avrà corso e l’imputato dunque si dichiara assente.
L’art. 419 c.p.p. che prevedeva il giudizio contumaciale, attualmente, in seguito alla novella legislativa, prevede che nel caso in cui l’imputato non compaia, dovranno essere applicate le disposizioni di cui agli articoli 420 bis, 420 ter, 420 quater, 420 quinques.
Al giudice, quindi, spetterà il compito di verificare l’effettiva regolarità della costituzione delle parti così come previsto ex.art.420 c.p.p..
Secondo il disposto dell’art.420 bis c.p.p, il giudice può procedere in assenza dell’imputato solo quando questi, nella fase cosiddetta procedimentale, abbia dichiarato, eletto domicilio, nominato un difensore di fiducia, arrestato o perché sottoposto a misura cautelare custodiale oppure lo stesso, seppur a conoscenza del procedimento a suo carico volontariamente decide di sottrarvisi. Si tratta di situazioni in cui si realizza, così come affermato nella relazione al disegno di legge, la presunzione legale di conoscenza della “celebrazione del processo”.
Ciò presuppone che in origine la vocatio in iudicium non sia affetta da vizi, altrimenti, in caso contrario, il giudice dovrà disporne la rinnovazion .
Pertanto, dopo aver verificato la regolarità della notifica, il giudice dovrà tener conto del motivo che ha causato l’impedimento e qualora questo fosse considerato legittimo, il giusdicente rinvierà l’udienza e di conseguenza rinnoverà l’avviso.
Riassumendo, dunque, quando non si manifestano le condizioni previste dall’art. 420 bis intitolato “Assenza dell’imputato” nel quale sono appunto elencati i sottonotati casi in cui l’organo giusdicente può procedere in assenza dell’imputato:
1) Quando l’imputato, libero o detenuto non sia presente all’udienza e, anche se impedito abbia espressamente rinunciato ad assistervi;
2) Salvo il disposto art. 420 ter c.p.p., quando sussistono determinate condizioni dalle quali possa desumersi la conoscenza del procedimento da parte dell’imputato, così individuate dal legislatore: elezione o dichiarazione di domicilio, nella sottoposizione dell’imputato nel corso del procedimento di arresto, fermo o misura cautelare, nella nomina di un difensore di fiducia o nella notifica a mani dell’imputato medesimo dell’avviso dell’udienza;
3) Nel caso in cui la conoscenza del procedimento da parte dell’imputato risulti effettivamente certa;
4) Quando sia stata accertata la volontaria sottrazione da parte dell’imputato alla conoscenza del procedimento a suo carico.

Al di fuori delle ipotesi appena citate dunque il giudice, ex art. 420 quater c.p.p., dispone che l’avviso sia notificato personalmente alla persona imputata avvalendosi degli organi di Polizia Giudiziaria e nel qual caso la notifica non vada a buon fine, con ordinanza dispone la sospensione del processo dell’assente.
Trascorso un anno dalla pronuncia emessa ai sensi dell’art.420 quater o nel caso se ne ravvisi l’esigenza, il giudice, ex art. 420 quinques, dispone la rinnovazione delle ricerche dell’imputato che in caso di esito negativo dovranno essere ribadite con cadenza annuale.
Durante la sospensione il giudice potrà acquisire, a richiesta di parte, solo le prove considerate non rinviabili.
L’ordinanza di sospensione emessa ai sensi dell’art.420 quater c.p.p. sospende il corso della prescrizione del reato.
Conclusioni
Ancora una volta il nostro legislatore ha mosso i suoi passi verso una novella legislativa nel contesto procedurale penale, solo in seguito alle forti spinte soprannazionali che oramai da lungo tempo tendono a rimarcare, ponendoli in evidenza, i latenti sintomi di inquisitorietà di cui è tuttora afflitto il nostro sistema giudiziario soprattutto nella sua fase procedurale.
Con l’eliminazione della contumacia viene meno un istituto giudiziario la cui tendenza, principalmente, era quella di portare comunque avanti il procedimento al fine di farlo sfociare nella fase processuale, senza tener conto del venir meno delle garanzie costituzionalmente tutelate per coloro che, per qualsiasi motivo, sono sottoposti ad un procedimento penale per cui il magistrato del pubblico ministero deve esercitare l’azione penale.

a cura del dott. Giuseppe Guarcini

 

Bibliografia:

Diritto penale e processo 5/2014: la sospensione del procedimento penale nei confronti degli irreperibili;

www.frattallone.it/penale/: la fine del processo in contumacia della dott.ssa Stella Vitale;

www.sioi.org: la disciplina della restituzione nel traine tra sistema soprannazionale e legislazione italiana;

Giurisprudenza cedi: Dialogo tra le Corti nazionali e soprannazionali problematiche e ricadute sul diritto interno.

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