LA TESTIMONIANZA – gli aspetti essenziali nel processo penale.

Testimone e Criminologo …L’indagine

di Giuseppe Guarcini

 

Witness swearing on the bible telling the truth in the court rooQuante volte ci capita nel nostro vivere quotidiano di sentir rispondere ad una nostra affermazione: “ saresti in grado di provami ciò che mi hai raccontato?” o “ di dimostrami che è vero?”, e noi magari, mediante una foto scattata con il telefonino o un documento o qualcuno in grado di supportare la nostra dichiarazione, siamo in grado di dimostrare la verità di ciò che abbiamo visto e raccontato.

In questo caso la fonte di prova è la fotografia che immortala un dato evento, ed è appunto considerata il mezzo, oppure il documento o la testimonianza ovvero gli strumenti in grado di traslare un episodio accaduto in un’epoca passata nel presente e, nel caso di un dibattimento giudiziario, un ulteriore elemento dunque su cui il giudice potrà fondare il proprio convincimento.
Nella cultura processual penalistica è ormai consolidato il riferimento alla figura del procedimento probatorio, all’analisi delle fasi in cui esso si articola (ammissione, assunzione e valutazione della prova) e al nesso funzionale che lega i vari momenti i quali, pur nella loro autonomia strutturale, sono proiettati verso la decisione finale, nel senso che sono connotati dall’idoneità a produrre risultati conoscitivi diretti a condizionare le scelte del giudice in un senso o nell’altro.
A tale ottica ricostruttiva del fenomeno devono ricondursi posizioni di insigne dottrina che ha qualificato la prova come fattispecie complessa a formazione, ponendone in risalto l’essenza finalistica, che si traduce in un inscindibile collegamento tra la prova stessa e il giudizio.
Una simile linea di pensiero trova esplicito riscontro normativo in numerose disposizioni del codice nelle quali è univocamente posta in luce la correlazione tra prova e giudizio, come ad esempio nell’ art.404 c.p.p. ( la sentenza pronunciata sulla base di una prova,) nell’art. 526 c.p.p (il giudice non può utilizzare ai fini della decisione prove diverse),nell’ art. 603 comma 1° ( il giudice se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti, dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale). Dall’indicata correlazione deve trarsi il corollario che, finché la res iudicanda non è divenuta res iudicata perché sono ancora possibili ulteriori interventi decisori di un giudice chiamato a valutare esiti oggetti della prova, il procedimento probatorio deve considerarsi ancora in atto e non può reputarsi esaurito. (01)
La prova è quindi un qualsiasi atto dimostrativo attraverso cui conoscere il verificarsi di fatti, idoneo a fondare, anche da sé, il convincimento del giudice nel momento della decisione.
Si forma dunque un vero e proprio procedimento probatorio, nel corso del quale una prova prima deve essere ricercata e allegata dalle parti, poi ammessa e assunta dal giudice, infine discussa nel contraddittorio delle parti e valutata dal giudice. (02)
La prova
La ricostruzione di un episodio che racchiude in sé un fatto delittuoso in ambito giudiziario, avviene sempre in un contesto storico successivo all’ epoca in cui si sono verificati gli accadimenti oggetto di analisi e valutazione processuale.
Può accadere che non esistano indizi o fonti di prova, quali, ad esempio: foto, filmati, testimonianze o comunque elementi in grado di riportare nel presente in maniera esatta modalità e le circostanze correlate al quel dato fatto storico.
Tuttavia l’evento determinato da un data condotta criminosa può lasciare in sè tracce, che sottoposte al vaglio degli inquirenti potrebbero rilevare indizi in grado di ricostruire la fattispecie delittuosa in esame.
L’investigatore che conduce le indagini non sempre ha avuto un contatto diretto con il fatto storico, può conoscerne le modalità solo attraverso un racconto descrittivo, o la ricostruzione che ne emerge dagli indizi rinvenuti nella scena del fatto delittuoso.
Spesso durante le investigazioni capita di imbattersi in termini come: prova di un fatto o prova della verità di un fatto, in entrambi i casi la terminologia ignora che non esistono fatti veri o falsi, un fatto o è o non è, solo il suo enunciato può rivelarsi falso o altrimenti vero, la caratteristica di un fatto che si sostiene accaduto nel passato può riguardare la sua esistenza ma non la sua verità. (03)
La fase delle indagini preliminari rappresenta lo spazio della vicenda giudiziaria in cui si manifestano tutte le attività di Polizia Giudiziaria il cui fine precipuo è quello di ricercare gli indizi utili a configurare successivamente un quadro indiziario utile al successivo esercizio dell’azione penale.
La ricostruzione giudiziaria del singolo evento può essere effettuata sia attraverso metodi di ricerca scientifica o mediante i mezzi dell’ordinaria conoscenza, ossia massime d’esperienza, fatti notori o indizi. (04)
E’ indubbio che la ricostruzione fattuale di un evento delittuoso è rappresentata da un percorso in sé costellato da numerose insidie e difficoltà.
Non è affatto facile accertare e ricostruire ciò che si è verificato in un passato più o meno recente.
Quali siano le regole di giudizio, vi sarà sempre un certo numero di processi dove il materiale probatorio può giustificare la condanna come l’assoluzione e dove, quindi, la scelta tra l’una e l’altra pur doverosamente operata sul presupposto che sia l’unica giusta è inevitabilmente connotata da uno spiccato soggettivismo.(05)
L’articolo 190 c.p.p definisce in chiave tipicamente accusatoria il procedimento probatorio e capovolgendo la vecchia logica inquisitoria, riconosce alle parti il diritto alla prova.
Questo diritto si fonda su due presunzioni, una è l’ammissibilità della prova richiesta dalle parti che il giudice può negare solo se si tratti di prova vietata o se ne dimostri la manifesta superfluità o irrilevanza; l’altra presunzione è la completezza della prova richiesta dalle parti, atteso che l’ammissione della prova d’ufficio ad opera del giudice è eccezionale ed è consentita solo nelle ipotesi tassative indicate dalla legge. (06)

La parola prova è riconducibile a due significati corrispondenti alla lingua inglese ai termini evidence e proof .

Evidence indica la prova come conoscenza, mentre con Proof si indica la prova come epilogo conoscitivo ottenuto dal giudice quando quest’ultime, una volta cristallizzata nel contraddittorio delle parti, la riterrà utile a pronunciarsi nel merito della questione.
Vengono definite fonti di prova le persone, le cose, i documenti o qualsiasi altro fenomeno in grado di fornire una nuova forma di conoscenza utile alla ricostruzione dell’evento delittuoso, che può rilevarsi di determinante importanza per il prosieguo del processo.
Vengono solitamente ricercate dalla Polizia Giudiziaria dal Magistrato e a seguito delle evoluzioni procedurali degli ultimi anni (indagini difensive) anche dal difensore.
La metamorfosi che trasforma l’indizio in prova si attua nella fase cosiddetta dibattimentale.
La Prova dichiarativa:
Nonostante il continuo progredire, soprattutto nell’ultimo decennio, delle scienze forensi, la prova che può sorgere dalla dichiarazione resa in una testimonianza, continua a costituire un fondamento valido per la ricostruzione di un dato fatto accaduto in un determinato contesto storico e concernente una specifica fattispecie criminosa.
Sono ben pochi i processi in cui si può osservare l’assenza dei testimoni.
Chi è il testimone? Egli è una persona in grado di riferire su un determinato fatto storico e sulle circostanze che possono averlo determinato poiché, presente sui luoghi nel momento del verificarsi dell’evento.
Le due figure principali di prova dichiarativa sono le dichiarazioni rese dall’indagato e dalla persona informata sui fatti durante la fase delle indagini preliminari e il testimone, figura quest’ultima che si acquisisce nel dibattimento.
Lungi dal pensare che la prova dichiarativa possa essere scevra da errori, questi possono insorgere a causa di variabili determinate da numerosi fattori: cattiva memoria, deviazioni di genere doloso, eventi traumatici, situazioni travisate a causa dei molteplici fattori ambientali ecc.
Essa dunque deve essere sempre meticolosamente studiata, analizzata, e vagliata nei minimi particolari, ciò nondimeno naturalmente vale anche per la prova scientifica.

Possono crearsi situazioni il cui la dichiarazione rischia di essere alterata da risentimenti di carattere familiare, il testimone di un caso di violenza domestica coinvolto da sentimenti affettivi, certamente non può essere considerato un teste indifferente, difficilmente in dibattimento riferirà l’accaduto o se lo farà non sarà nella maniera esatta.

La narrazione storica evoca fatti, episodi cronologicamente datati in periodi oramai trascorsi, distanti dalla realtà in cui viviamo che giungono a noi attraverso documenti, narrazioni di persone in grado di ricordare e testimoniare su un dato evento accaduto in una data epoca, che le circostanze lo hanno voluto in qualche modo rendere partecipe.

Nel processo penale avviene la rievocazione di un fatto storico dal quale è scaturito l’evento naturalistico responsabile della lesione del bene giuridico, protetto dalla norma. Il giudice, il P.M., il difensore non hanno un rapporto diretto con la realtà del fatto; di essa si parla, si racconta, si tenta di ricostruirla nella maniera più fedele possibile onde poter raffigurare la verità sui fatti.(07)

Rievocare mentalmente un episodio magari accaduto anche molto tempo prima, si sa non è affar alquanto semplice, è un procedimento mentale che implica un processo attraverso cui far riemergere attraverso la memoria ricordi, in maniera tale da porre il teste nella possibilità di narrare circa i fatti a cui ebbe modo di assistere.

Ciò a cui deve maggiormente prestare attenzione l’intervistatore è che la narrazione dei fatti avvenga nella maniera più realistica ed obiettiva possibile, non resa impura da contorni del tutto soggettivi che rischierebbero di rendere la ricostruzione non attendibile.

Evitare, dunque che possano entrare in gioco fattori di qualsiasi genere, in grado di minare la memoria del dichiarante, stravolgendo la veridicità della vicenda in esame con il conseguente venir meno di una fedele ricostruzione del fatto storico.

La validità della testimonianza resa, nonostante possa sembrare il più possibile rappresentativa della realtà, non basta, dovrà comunque sempre essere supportata da possibili riscontri in grado di confutare la veridicità di quanto narrato.

Conclusioni

La criminologia e la testimonianza

Ebbene!! anche nell’ ambito poc’anzi descritto della prova dichiarativa, il criminologo può sviluppare la propria attività d’indagine e può farlo in maniera speculare alle attività poste in essere dalla Polizia Giudiziaria per conto della Pubblica accusa, adoperandosi nel contesto delle indagini difensive.
In pratica si dovrà instaurare una sinergia d’intenti nel contesto delle indagini difensive tra il legale ed il criminologo, quest’ultimo visto con particolare attenzione diretta agli ambiti di specialità che riguarderanno i vari settori d’indagini saranno interessati dalle dichiarazioni rese.
Il difensore in prima battuta potrebbe avvalersi di un criminologo specializzato in psicologia della testimonianza, in grado quindi, di analizzare il contenuto delle sommarie informazioni rese e depositate e sulle quali in sede dibattimentale verterà il controesame.
Potrà analizzare con lo specialista anche il contesto in cui le stesse sono state raccolte, senza peraltro tralasciare fattori che potrebbero aver influito sul tenore delle stesse.
Proseguiamo….
…..potrebbe inoltre entrare in gioco il criminologo questa volta nella sua veste qualificata di investigatore, con il preciso scopo di indagare su i fatti descritti dal presunto teste, onde verificarne la corrispondenza rilevando le circostanze di luogo di tempo e di fatto che possono in qualche modo contrariare con quanto esposto nella testimonianza.
Una prova dichiarativa può concernere anche l’esame di un perito, magari di un anatomo patologo nominato dal Magistrato del Pubblico Ministero per eseguire l’esame autoptico.
In questo caso il nostro legale potrò avvalersi del criminologo specializzato in medicina legale che oltre alla partecipazione fattiva all’accertamento peritale potrà rendere dichiarazioni in sede di dibattimento a confutazione di quanto rilevato dal perito della Pubblica accusa.
E’ capitato ahimè di assistere a controesami eseguiti al perito, nella circostanza si trattava un medico legale – anche opportunamente molto preparato a cui il difensore a seguito di una domanda – inopportuna- ricevette una risposta nociva per il suo assistito ed alla quale dovette assistere inerme senza essere in grado in grado di ribattere.
In quel momento immaginai una vignetta, in cui l’avvocato poteva essere dipinto come un pugile messo all’angolo e da cui non sapeva come venirne fuori continuando a subire la furia dei colpi dell’avversario.
Valutare dunque ponderare le dichiarazioni che dovranno essere rese nella maniera più circostanziata possibile onde poterne appurare la loro veridicità senza peraltro dimenticare che le capacità mentali di ritenere, interpretare e quindi raccontare i propri ricordi, sono diverse da persona a persona.
Non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà, abbiamo sempre probabilità di lettura diversa di ciò che si osserva; ciò è causa di innumerevoli fattori che possono influire in quel momento in quel dato luogo.
E’ davvero importante quindi una costante evoluzione nel contesto criminologico e criminalistico.
Ho appena rappresentato esempi di come possa essere riqualificata e finalmente inserita nel nostro sistema giudiziario la figura del criminologo che, oltre a rilevare in un determinato contesto di indagini degli indizi, dovrà poi riferire in merito quanto rilevato in sede di dibattimento e quindi, il suo coinvolgimento si sostanzierebbe, a differenza di quanto accade oggi, sia nella fase procedurale che in quella processuale.
Occorre adeguarsi al cambiamento e dunque evolversi senza farsi sopravanzare e perché no! Finalmente poter dare input utile al fornire dei contorni ben definiti alla figura del criminologo.

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(01) P. Gianniti la valutazione della prova penale UTET Guridica edizione 2005

(02) Cass. SS.UU. 07/04/1998 n..4265

(03) Giulio Ubertis il Processo penale – la verifica dell’accusa- ed Il Mulino 2008

(04) Psicologia e società – diritto elementi di psicologia giuridica, processi cognitivi ragionamento giudiziario, i processi decisionali del giudice e dell’ avvocato AA.VV. ed Giunti 2011

(05) Ferrara, Il Giudizio penale: fatto e valore giuridico cit.327 ed.

(06) G. Lattanzi E. Lupo c.p.p. Rassegna di Giurisprudenza e dottrina melano Giuffrè ed 2003.

(07) Prof Giulio Ubertis il processo penale ed. il Mulino 2008




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