La decapitata del lago di Albano

di Giuseppe Guarcini

lago albanoCorreva senza freni l’Italia di quel tempo, fiera della sua rinascita.
Erano gli anni del primo dopoguerra, lo sviluppo economico aveva contagiato tutti, disseminando il virus della speranza da nord a sud del bel paese.Molte famiglie sulla scia del boom economico riuscirono a migliorare il loro profilo economico, conquistandosi la tanto agognata appartenenza al ceto in cui la borghesia si riconosceva.

La domestica o servetta era divenuta il loro status simbolo, la mode del momento. Numerose furono all’epoca le domande di lavoro di famiglie borghesi disposte ad assumere una “servetta” a cui affidare la responsabilità delle faccende domestiche, e tante furono le ragazze che dai piccoli centri soprattutto del sud dell’Italia, dove il boom non aveva fatto breccia, che armate delle loro valigie, povere dei loro pochi averi ma ricolme di speranza, decisero di tentare la fortuna nella grandi città d’Italia.
Da Mascalucia a Roma passando per Camerino.
Antonietta Longo non era diversa dalle tante ragazze sognatrici di quel sud che pareva distante migliaia di chilometri da un Italia in forte crescita.Nasce il 25 luglio del 1925 a Mascalucia un piccolo centro in provincia di Catania.Rimasta orfana all’età di tre anni, vive parte della sua infanzia con le sorelle e il fratello.Ma la vita era dura a quei tempi e a causa delle gravi condizioni economiche in cui la famiglia versava fu costretta a vivere in un convento dove vi rimase sino a che non ebbe compiuto diciotto anni.Anche lei con la sua valigia povera dei suoi pochi averi e colma di tanta speranza, si trasferì a Camerino dalla sorella.La vita a Camerino scorreva lenta, Antonietta restò a Camerino per circa un anno, sino a quando decise di trasferirsi a Roma.A quell’epoca nella capitale si respirava l’aria della dolce vita e per chiunque era un sogno poterla raggiungere, poterla vivere.Antonietta era convinta che Roma le avrebbe offerto molte più possibilità di Camerino.Trovò lavoro presso la famiglia dei Gasparri, che risiedevano in una zona prestigiosa di Roma.

La macabra scoperta
E’ domenica mattina, Antonio e Luigi, si ritrovano in strada, il giorno prima si erano dati appuntamento, decisi a voler trascorrere la domenica insieme.Raggiunsero Castel Gandolfo a bordo della moto di Luigi, era una stupenda giornata d’estate.Luigi e Antonio consumarono il pranzo in una trattoria del luogo e dopo aver mangiato presero a camminare lungo il lago, ad un tratto balenò loro l’idea di noleggiare una barca e di fare un giro sul lago e cosi fecero.Si dilettarono a remare navigando il lago in lungo e largo.Antonio ad un tratto iniziò ad accusare un malore, un forte mal di stomaco, sicuramente dovuto all’eccesso dei cibi consumati durante il pranzo.Il dolore aumentava e Antonio, chiese all’amico di remare e accostare la barca alla sponda del lago perché aveva impellente urgenza di fare un bisogno.Dalla sponda, si addentrò un paio di metri nella folta vegetazione quando, ad un tratto i suoi occhi poggiarono l’attenzione su qualcosa di strano riverso in terra, aguzzò la vista e inorridì quando capì che si trattava del corpo senza vita di una donna a cui era stata recisa di netto la testa.Restò per un attimo immobile, trattenne il respiro poi iniziò velocemente a correre in direzione della barca.Luigi che nel frattempo si stava gustando la sigaretta al sole, lo vide arrivare di corsa, ansimava a tal punto da non riuscire a parlare, mentre remava allontanandosi dalla sponda Antonio, lentamente riuscì a raccontargli ciò che aveva visto.Luigi lo convinse a non dire niente  a nessuno  di ciò che aveva visto per il timore di essere loro stessi accusati loro di quell’ omicidio.
A bordo della loro moto i due giovani fecero rientro a Roma.
Antonio però non stava bene, un fardello troppo pesante gravava sulla sua coscienza e il giorno successivo, confidò quanto aveva visto ad un suo amico carabiniere che informò immediatamente i colleghi della locale stazione di Castelgandolfo, i quali in effetti rinvennero nel luogo loro indicato da Luigi il cadavere della donna.Al momento della scoperta, il cadavere coperto da alcuni fogli di un quotidiani che riportavano la data del 05.07.1955.I carabinieri li scostarono, ed ai loro occhi si rivelò nitida, la macabra malvagità con cui l’assassino aveva infierito sulla donna.Era completamente nuda, la testa sembrava essere stata recisa di netto, si pensò all’opera di un esperto, durante l’ispezione furono notate numerose ferite di arma da taglio inferte sul corpo della vittima, al polso indossava un orologio marca Zeuss, l’età apparante era di circa trenta trentacinque anni.
Era mezzogiorno del 15 luglio, correva l’anno 1955.

Le indagini
Potrà apparire puramente retorico proclamare il luogo comune che gli investigatori dell’epoca in da subito brancolarono nel buio, ma fu effettivamente così.Le indagini furono notevolmente rallentate anche dal fatto che della vittima si sconosceva l’identità, non aveva con se documenti e la testa le era stata recisa di netto impossibile quindi darle un volto.Gli investigatori spiegarono che il suo assassino fu ben conscio che la decapitazione, avrebbe reso difficoltosa l’identificazione del cadavere e che da ciò avrebbe tratto vantaggio per la sua fuga.Dall’esame autoptico condotto sul cadavere il medico legale, ebbe modo di rilevare che la poveretta era deceduta a causa di una ferita mortale inferta al cuore, verosimilmente con un coltello.I resti di un pasto consumato poco prima di morire erano ancora visibili nello stomaco.
Per la Polizia iniziò una frenetica attività di indagini onde poter dare un nome alla poveretta, vennero effettuate numerose ricerche tra le donne denunciate come scomparse, si cercarono testimoni in grado di fornire elementi utili allo sviluppo delle indagini, si cerca di capire come la donna fosse arrivata su quella maledetta sponda del lago.Con il trascorrere dei giorni vennero raccolti ulteriori elementi, l’ orologio marca “Zeus” che durante il sopralluogo i carabinieri avevano rinvenuto con orecchino in oro giallo di forma triangolare e due piccoli cerchietti forse potevano imprimere una nuova svolta alle indagini.Fu smentita l’ipotesi del taglio preciso della testa e di conseguenza che lo stesso potesse essere stato fatto da un professionista (chirurgo) .
La morte fu fatta risalire al 5 luglio, la data corrispondente a quella riportata sulle pagine del quotidiano usate dall’assassino per coprire il corpo.Gli investigatori si concentrano sull’orologio marca Zeus e dopo quattro giorni, Remo, un orologiaio di Ostia, affermò di aver effettuato la riparazione di alcuni orologi di quella stessa marca, e che era sua abitudine una volta riparati apporre nella parte interna della cassa la sua sigla la stessa trovata nell’orologio della malcapitata.Nella circostanza l’artigiano affermò inoltre che l’orologio glielo aveva portato una donna e lo aveva tenuto per la riparazione dal 15 giugno a 2 luglio.La donna aggiunse l’artigiano, era in compagnia di un uomo.
Seppur labile è la prima traccia vera per gli investigatori.

La ricostruzione dei fatti
Si cercò anzitutto di ricostruire le modalità on cui avvennero i fatti.
Nello specchio d’acqua dinanzi al ristorante “culla del lago” venne ritrovata abbandonata una barca esattamente la barca nr.3, sicuramente la barca con la quale la coppia, aveva raggiuto quella sponda del lago.La barca di proprietà della locanda “il paradiso” infatti era stata noleggiata da una misteriosa coppia.Scesi dalla barca, sicuramente lui la seguiva, addentratisi nella fitta vegetazione lontano da sguardi indiscreti, l’assassino le sferrò un fendente alle spalle.Le ferite riscontrate dal medico legale sulle mani erano segno evidente che la donna cercò di difendersi trattenendo con le mani la lama del coltello.Le ecchimosi rilevate sul corpo rilevavano che l’assassino era riuscita a stordirla colpendola ripetutamente al viso, per poi finirla a coltellate ed infine, reciderle la testa.Nelle acque del lago i sommozzatori continuarono a cercare la testa della donna, per molto tempo senza alcun esito.Furono avviate indagini a largo raggio onde pervenire all’identificazione della donna e raccogliere le testimonianze utili.Il figlio del proprietario della locanda “paradiso” raccontò di aver visto su quella sponda del lago un uomo solo seduto, intento a leggere un giornale. La cosa gli parve alquanto strana perché quella zona era frequentata esclusivamente da coppie in cerca di intimità.

L’identificazione
I mezzi a disposizione delle Forze dell’ordine a quel tempo non erano certamente paragonabili agli odierni.Tuttavia polizia e carabinieri intrapresero una certosina ricerca a livello nazionale al fine di poter identificare il cadavere della donna del lago.Numerose furono le segnalazioni che giunsero alle centrali operative, tutte sottoposte al vaglio degli inquirenti.
Nessuna, purtroppo, però si rivelò valida .

09.08.1955 la svolta
Il dottor Gasparri ormai da tempo non aveva più notizie di Antonietta, la sua domestica.
Preoccupato decise di informare gli inquirenti che per lungo tempo aveva avuto alle sue dipendenze una domestica di origini siciliane, tale Antonietta Longo, che improvvisamente era scomparsa senza lasciare sue notizie.Al Gasparri vennero mostrate delle foto delle mani del cadavere da cui non fu in grado di rivelare nulla.Si decise dunque di accompagnarlo presso l’obitorio onde verificare personalmente se dalle mani della vittima fosse stato in grado di risalire a qualche corrispondenza con Antonietta, la sua domestica.Anche questo tentativo risultò vano, il dott. Gasparri attraverso le sole mani non fu in grado di riconoscere la sua domestica. Di quel riconoscimento occorre dire che gli investigatori tennero il più stretto riserbo.Furono eseguiti ulteriori accertamento da cui emerse che il giorno prima di scomparire la Longo aveva prelevato dalla Banca, tutti i suoi risparmi, il cui ammontare era dio circa 250.000.Le amiche riferirono di aver saputo dalla Longo che si era fatta concedere dai suoi datori di lavoro un mese di ferie per tornare a trascorrere un pò di tempo in Sicilia e di aver prelevato i suoi risparmi perché le servivano per aiutare i propri familiari in difficoltà.I parenti invece a loro volta riferirono che la Longo aveva raccontato di aver trovato finalmente l’uomo della sua vita con il quale stava per sposarsi per poi seguirlo e vivere insieme.Anche alle amiche fu mostrata la foto delle mani e dei piedi della donna, e Lucia affermò che le mani ma soprattutto i piedi di cui rammentava la caratteristica dei pollici sollevati, sembravano essere della sua amica Antonietta.

Il triste epilogo
Le indagini andarono avanti ancora per molto tempo, tanti furono i sospettati ma gli investigatori non giunsero mai all’incriminazione di alcuno.
L’omicidio di Antonietta Longo rimane tutt’oggi un mistero che si trascina da quell’ormai lontano 1955.
Le sue spoglie fecero ritorno in Sicilia, a Mascalucia da dove tempo prima era partita con la valigia colma di speranze, le stesse riposte  in quel corredo matrimoniale  che con tanta cura i Antonietta aveva riposto nella sua valigia  trovata tempo dopo la sua morte  dagli inquirenti nel deposito bagagli della Stazione  di Roma Termini.

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