Indagini e Investigatore

Investigare

a cura di

Giuseppe Guarcini

Esiste una strategia d’indagine?

intestigaOggi si è soliti chiamarlo protocollo, è il termine comunemente usato e attraverso il quale vengono definite una serie di disposizioni a cui, chi investiga, deve attenersi onde poter svolgere nella maniera più proficua l’attività di indagine.

Ma è giusto ancorare un’ investigare a protocolli?

Ho sfogliato il mio vocabolario finalmente l’ho trovato! Investigare: esaminare qualcosa con cura, analizzando tracce e indizi è anche sinonimo di indagare.. indagare le ragioni di un fatto.

L’investigatore esamina, analizza e indaga sulle ragioni del fatto criminoso, ma esiste sul serio una persona dotata di tutte queste specialità?

Certamente no, per fortuna, poiché una simile affermazione significherebbe avere ceduto il passo ad una tuttologia del tutto retrograda ed involutiva.

Ogni settore nell’ambito della polizia giudiziaria è ricoperto da personale specializzato esperto nelle scienze forensi diversificato in ogni suo genere che reperta esamina e analizza tracce ed indizi rivenuti sulla scena di un crimine.

E l’investigatore? Mi viene da immaginarlo di fronte ad un monitor che aspetta, mentre un elaboratore intreccia tutti i dati raccolti fino a quando ecco comparire un’immagine raffigurante il presunto omicida con le generalità e il relativo indirizzo.

Certo può accadere, la scienza forense oggigiorno potrebbe raggiungere risultati davvero impensabili, ma non sempre purtroppo è così e quando non accade ecco che per l’indagine ha inizio il vagare nel nulla.

Il tempo trascorre e diventa difficile reperire indizi, notizie; poi si sa la memoria con il tempo tende a dimenticare e chi prima ha visto poi non ha visto, chi non ha sentito poi ha sentito, chi ricordava non ricorda e l’investigatore in extrema ratio eccolo ricorrere al medium, potremo dotarlo di una palla di vetro sin da subito ed evitare di scomodare l’aldilà.

Investigatore e analisti forensi sono attività che devono camminare braccetto l’una con l’altra costruire tra loro sinergie.

Mi viene in mente il brocardo latino comunemente usato in ambito giuridico : simul stabunt simul cadent che vuol dire: così come insieme staranno cosi insieme cadranno.

Il protocollo dunque si, ben venga per ciò che riguarda le attività di analisi legate a particolari procedimenti che per il buon esito devono seguire determinati standard sin al momento del repertamento della traccia.

L’investigatore non deve però restare fermo ad aspettare, anzi, egli deve essere scevro da protocolli e senza incorrere nel rischio di inquinare i probabili indizi, esistenti sulla scena del crimine, deve osservare, valutare magari quello che all’occhio unidirezionale della scienza può sfuggire, ragionare attraverso la sua mente e non aspettare che lo faccia il software di un elaboratore.

Ascoltare persone vagliare la veridicità di ciò che narrano di aver visto o sentito, avvalendosi anche dell’ aiuto del metodo tecnico scientifico, es. viene chiesto a tizio dove si trovava alle ore x successivamente con la geolocalizzazione effettuata tramite l’utenza cellulare in uso a x riscontra la veridicità di quanto affermato da questo.

Indagini avvalorate da riscontri tecinici o viceveversa.

Analizzare il contesto ambientale e sociale in cui il crimine ha avuto luogo, cercare riscontri attraverso la propria rete di informatori, fare incetta della sua esperienza ricorrere alla sua memoria storica, mentre dall’altra parte la scienza forense continua intanto a fare il suo corso.

E magari, perché no! invece di aspettare che sia l’elaboratore ad intrecciare i dati, potrebbero farlo nella più totale sinergia ed unità d’intenti i periti e l’investigatore, cercando ognuno nel proprio ambito di colmare i vuoti d’indagine lasciati dall’altro.

 

Giovane romena crocifissa, il procuratore: ha reso piena confessione, è l’uomo della porta accanto

La svolta dal ricordo di un poliziotto – Il killer, arrestato come maniaco seriale delle prostitute di Firenze, venne fermato e identificato da una pattuglia del 113, fra il 30 aprile e il 1 maggio 2012, durante una lite con una prostituta. Uno dei poliziotti della volante si è ricordato di questo singolo episodio e lo ha evidenziato ai dirigenti della squadra mobile dove presta servizio adesso. Da questo ricordo, la svolta alle indagini che si sono indirizzate sull’idraulico. Il poliziotto, un assistente capo, ricordava che il motivo della lite in strada, in piazza Gaddi a Firenze, era proprio la modalità di gioco erotico che l’idraulico voleva praticare con la prostituta e che la donna rifiutava di accettare. La discussione fu notata dalla volante e per questo gli agenti si fermarono per accertare cosa stesse succedendo. Il nome di Viti è quindi rimasto scritto nel rapporto che fu fatto quella volta e che nei giorni scorsi è stato recuperato dagli archivi del 113. Dal momento che Viti risulta incensurato, sarebbe altrimenti rimasto difficile per gli investigatori individuarlo tra gli individui sospettati in base a specifici precedenti per reati di violenza sessuale.

Tratto da Tiscali notizie di cronaca

Un ricordo legato al modus operandi riguardante un’indagine condotta anni prima, ha condotto gli investigatori dall’omicida, a ciò vanno sommati gli ulteriori elementi indiziari di riscontro forniti dalla scena del crimine, repertati ed analizzati ed è facile immaginare l’epilogo.

Siamo altrettanto sicuri che solo gli indizi rinvenuti avrebbero condotto all’assassino e in maniera cosi repentina?

…..simul stabunt simul cadent…..

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