Ylenia Carrisi «IO APPARTENGO ALL’ACQUA!»

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Ylenia Carrisi

Il dramma della scomparsa

L’agente speciale Dennis Haley di stanza presso il Dipartimento di Poilzia della Florida con le sue nuove  indagini, ha fornito elementi utili per far riaprire il caso sulla scomparsa di Ylenia Carrisi, riproponendolo alle cronache dopo anni di lungo silenzio silenzio.

Si attende l’esito della comparazione del dna dei familiari di Ylenia con quello isolato dal corpo senza vita ritrovato il Florida nel 1994 che L’agente Haley presume essere di Ylenia.L’unica certezza attuale del detective è che ad uccidere quella ragazza mentre chiedeva un passaggio per andare in Nevada fu  Keith Hunter. Il detective racconta che a seguito di un colloquio avuto in carcere con il Killer, questi ha raccontato come uccise la ragazza  di cui lui stesso fece recuperare i resti che la conobbe con  il nome  Suzane, il nome usato appunto  da Ylenia durante il suo viaggio negli Stati Uniti fornendo una a descrizione fisica riconducibile al profilo fisico di Ylenia.

Michela Donvito nel suo racconto attraversa  i momenti clou della vicenda sino a giungere al tragico momento in cui  Albano Carrisi sottoscrive in Tribunale la dichiarazione di morte presunta della figlia.

di Michela Donvito

Sono circa le 23.30  e sulle sponde del Mississipi una Guardia in servizio all’Acquario delle Americhe scorge una ragazza gettarsi nel fiume gridando: «Io appartengo all’acqua!», la vede, poi, nuotare per un paio di metri e, infine, sparire. Avvertita tempestivamente la Guardia Costiera, non fu ritrovato nessun corpo. Il Guardiano descrisse una ragazza bionda, alta circa 1,60. Gli furono mostrate le foto di una ragazza scomparsa proprio in quei giorni: Ylenia Carrisi, nota alle cronache mondane perchè figlia di Albano e Romina Power e nipote dell’ancor più noto Tyrone Power. L’uomo, però, disse di non riconoscerla in quelle immagini.

30 Dicembre 1993

Ylenia Carrisi, 24 anni, si trova a New Orleans, con l’idea di scrivere un libro sull’opera di Jack Kerouac, lì aveva conosciuto un artista di strada, il sassofonista Alexander Masalkela da tutti chiamato Mescal, un uomo di sessantanni dal “grande karma”, come la stessa Ylenia disse al telefono a suo padre Albano. Dalle testimonianze raccolte dagli investigatori risulta che pochi giorni prima della sua scomparsa Ylenia e Mescal avessero preso una stanza in un albergo del quartiere francese al numero 749 di Charles Street gestito da Leonard Dale e da sua nuora e che il 31 Dicembre la ragazza, intorno alle 23.30, scese nella reception dicendo alla proprietaria di non riuscire a dormire per i rumori causati dai festeggiamenti di Capodanno. Lo stesso giorno i Carrisi ricevettero l’ultima telefonata della figlia.

6 Gennaio 1994

Mescal rientra in albergo solo e da allora la ragazza non si vede più. Il 13 Gennaio l’uomo cerca di saldare il conto dell’albergo ma fornisce ai proprietari dei traveller checks non firmati, questi lo mettono alla porta e lui va via lasciando lì un bagaglio. Il 23 Gennaio la polizia si presenta in albergo e chiede il bagaglio, da questo momento si aprono le indagini per la scomparsa di Ylenia. I Carrisi partono subito dall’Italia per raggiungere New Orleans. La Polizia dello Stato della Lousiana e l’FBI conducono le indagini. A loro Alexander dirà che Ylenia ha semplicemente deciso di andarsene. I Carrisi pensano che la figlia sia voluta scappare da quell’uomo e riferiscono che la stessa aveva confidato loro telefonicamente di “sentirsi in pericolo”. Anche le Autorità italiane collaborano nelle indagini non escludendo nessuna pista, addirittura scoprono dalle coonfessioni di un esponente della ‘Ndrangheta, Francesco Cavallaro, arrestato in Germania, che alcune cosche mafiose, tra cui anche la Sacra Corona Unita, nel 1982 avessero deciso di rapire Ylenia ma che poi vi avessero rinunciato per dedicarsi al traffico di stupefacenti. Vengono seguite altre piste tra cui quella fornita da Anna Huala, una “veggente”, che invia un grafico alla polizia statunitense, dicendo di averlo realizzato in stato di trance, in cui c’è scritto che la giovane sarebbe stata rapita da un quarantenne e tenuta nascosta in un palazzo vicino ad una grande scala. Raniero Rossi, un detective privato, invece, dopo aver effettuato per suo conto delle indagini, ritiene di poter ritrovare la ragazza viva a Santo Domingo.

Nel 2005, però, Albano in un’intervista alla rivista Oggi dichiarerà di ritenere che sua figlia si sia uccisa a causa di un forte disagio psicologico e che era a conoscenza del fatto che Ylenia facesse uso di sostanze stupefacenti.

Nel 2012 chiede al Tribunale di Brindisi la dichiarazione di morte presunta per la figlia rilasciando la seguente intervista (fontehttp:www.qn.quotidiano.net):

Perché si è deciso a presentare istanza al tribunale? «È un atto dovuto, dopo dieci anni dalla scomparsa. Non avrei mai voluto farlo, perché un lumicino di speranza un padre lo deve avere. Mi hanno convinto per ragioni tecniche: ho 70 anni, se dovrò morire lascerò le carte a posto ai miei figli».

Quando si è arreso? «Non mi sono mai arreso. So come è andata non per cose raccontate, sono stato in prima linea al fianco della polizia americana e speranze concrete non ne ho avute più».

Quando ne ha avuto la certezza? «Dopo un mese di ricerche, notte e giorno, al fianco del capo della Polizia di New Orleans. Abbiamo setacciato tutta la città e i dintorni. Alla fine ho capito tutto».

Quale è la verità? «Quella del guardiano del molo…». (si interrompe)

Che ha dichiarato di aver visto una giovane donna buttarsi nel fiume? «Sì».

Come ha fatto a vivere questi ultimi venti anni con questo macigno nel cuore? «Lascia un’ultima speranza a un padre. Da essere umano. Ma la verità la sapevo».

La scomparsa di Ylenia l’ha anche allontanato da Romina. Avete presentato istanza insieme? «Non ne ho parlato con Romina. Mi sono informato e mi hanno detto che, da divorziati, la poteva presentare anche un solo genitore. (pausa) Dove ha letto la notizia? In tv? Io oggi non ho visto niente…».

Questo passaggio pubblico rinnova il dolore. «Mi hanno dato fastidio le solite insinuazioni cretine, inutili e acide. La gente vuole sempre mettere il dito nella piaga, nuove pagine di martirio. Non capisco tutto questo clamore mediatico. Questo è un Paese che non ti permette neanche di tenere il dolore per te stesso. Questo è uno Stato che non ti concede neanche quello che ti è dovuto. Lo trovo assurdo. Ingiusto».

Non avevi altra scelta? «È un prezzo che devono pagare tutti in questi casi. Un padre non vorrebbe fare mai una cosa simile. Ho aspettato venti anni per questo pezzo di carta assurdo. Mi hanno fatto capire i problemi legali a cui saremmo andati incontro, in un momento di lucidità ho detto: facciamolo e buonanotte!».

Hai spento l’ultima fiammella? «Subito ho capito. Ma il mio cuore mi diceva che invece non l’avrei accettato fino in fondo. Mai».

Nell’avviso del Tribunale è indicata la data di nascita, la data e il luogo della scomparsa e l’ultima residenza, in contrada Bosco a Cellino:

«Con invito a chiunque abbia notizie a farle pervenire al Tribunale entro sei mesi dall’ultima pubblicazione».

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