Il Mostro a Tre teste del Circeo

Il Massacro 

circeo

di Francesco Gandolfi

Tra il primo e il secondo giorno dell’ottobre 1975, appena i media nazionali ne diramano la notizia, gli italiani vengono scioccati da un fatto fra i più macabri, indecenti e raccapriccianti della nostra Storia recente.
Alle 22:50 del 30 settembre di quell’anno, nei pressi del quartiere ‘Trieste’ di Roma, un metronotte avverte la polizia di aver udito delle grida provenire dal bagagliaio di una FIAT 127 e, poco tempo dopo la segnalazione, gli agenti di turno trasportano fuori dalla vettura il corpo esanime, straziato di una ragazza.

La giovane si chiama Donatella Colasanti, ha diciassette anni, è una studentessa e ama i fotoromanzi, un genere molto in voga negli anni 70′. E’ un’adolescente solare, dalle abitudini semplici, che vive nel rione popolare ‘Montagnola’ ed è particolarmente affezionata a Rosaria Lopez, barista diciannovenne, residente nella medesima zona.
Qualche giorno prima dell’inferno che sarebbero state costrette a subire, le ragazze si erano incontrate in un locale, grazie alla mediazione di un conoscente comune, con due giovani distinti dai modi affabili, disinvolti e allegri che fecero immediatamente simpatia a Rosaria e Donatella.
La coppia di damerini è formata da Angelo Izzo e Giovanni Guido e, al termine di questo iniziale e brillante approccio con le ragazze, conquistatane la fiducia, decidono di invitarle ad una festa di compleanno che si sarebbe tenuta di lì a un paio di giorni nella fastosa e sontuosa Villa Moresca. L’imponente abitazione è sita a circa cento chilometri a sud di Roma e da quella posizione è possibile godersi, sprofondati in una quiete quasi totale, i mirifici paesaggi dell’Isola di Ponza: risulta superfluo dire che entrambe le giovani accettano felici l’appuntamento per i festeggiamenti.
In realtà non esiste alcuna ricorrenza da celebrare ma la scarcerazione anticipata di un amico dei due, Andrea Ghira, figlio di un ricco imprenditore romano, nonché proprietario della villa eletta a residenza estiva della famiglia.
Prima di proseguire con il resoconto e con le incerte conclusioni della vicenda, penso sia opportuno fornirvi una breve biografia di quelli che la giornalista Federica Sciarelli ha chiamato, parlandone in un suo libro, “Tre bravi ragazzi”.

Angelo Izzo
Angelo Izzo
Angelo Izzo: nato il 1955 da una opulenta famiglia romana, il padre lavorava con profitto nel campo delle costruzioni. Sin da bambino frequenta le più esclusive scuole private romane con risultati appena sufficienti ad evitare la bocciatura. Grazie alla disponibilità economica dei genitori pratica diversi sport e da subito la sua predilezione si indirizza verso quelli che richiedono un forte contatto fisico con l’avversario, in particolare le arti marziali e il rugby. Iscrittosi al liceo privato San Magno aderisce alla sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Il gruppo di psicologi e psichiatri che negli anni ha analizzato la personalità di Izzo, ha univocamente evidenziato come l’affiliazione al partito politico fungesse solo al soggetto come facciata di normalità per poter esteriorizzare le proprie pulsioni violente giustificandole con motivi di carattere ideologico e politico. All’epoca del massacro del Circeo, infatti, Izzo aveva già preso parte a innumerevoli festini nei quali, in compagnia di sodali neofascisti, praticava sesso violento nonché sevizie e abusava di alcolici e droghe sintetiche; inoltre era già stato condannato per due precedenti reati. Il primo riguardava un caso di violenza sessuale a danno di due ragazze e per esso gli era stata irrogata una pena di poco al di sopra dei due anni e mezzo di carcere ma, per effetto della sospensione condizionale, la detenzione effettiva fu di qualche mese solamente. La seconda condanna, invece, gli venne inflitta per aver collaborato con Ghira ad una serie di rapine aggravate e di violazione di domicilio. Anche in questo secondo evento delittuoso l’intervento difensivo della famiglia contribuì a ottenere una riduzione sostanziale della pena.
Andrea Ghira: criminofilo, nato il 1953, anch’egli figlio di un importante imprenditore edile. Membro carismatico della sezione giovanile del MSI, affiliazione che gli permise di incontrare e fare amicizia con Izzo era da sempre affascinato dal gruppo criminale cosiddetto dei ‘marsigliesi’, tanto da farsi soprannominare come il capo di quella cosca.
Fu in occasione della festa organizzata per la sua scarcerazione anticipata (diciotto mesi di detenzione effettiva a fronte di cinque anni comminati per rapina aggravata e violazione di domicilio in coppia con Izzo) che si perpetrò il massacro.
Giovanni Guido: il minore dei tre, coetaneo della Lopez, è sempre un figlio di papà della Roma benestante. Estremista di destra, probabilmente è da considerarsi il componente più debole del gruppo, sicuramente subì la fascinazione della coppia dominante.
Ma riprendiamo ora la narrazione dei fatti.
Dopo essere state accompagnate alla villa, Donatella e Rosaria entrano in stanze in cui risuonano ovunque melodie wagneriane. I ragazzi conversano piacevolmente, offrono bevande alle invitate e il clima appare disteso e giocoso fino a quando i tre avanzano le prime pretese sessuali.
Il fermo rifiuto delle giovani è solamente un pretesto per scatenare il sadico pandemonio che, come affermerà anni dopo Izzo, era già stato ampiamente premeditato dai massacratori.
La Lopez viene affogata dopo aver sopportato uno stupro e torture di ogni genere mentre la Colasanti, pur anch’ella brutalmente seviziata riesce, fingendosi morta, a salvarsi nel modo che ho descritto all’inizio di quest’articolo.
E i tre degenerati che sorte hanno avuto dopo il ritrovamento di Donatella?
Gianni Guido
Gianni Guido
Giovanni Guido, dopo essere evaso più volte e aver trascorso parecchi anni a Buenos Aires, è stato estradato in Italia ma ha scontato appena ventidue anni in rapporto ai trenta cui era stato condannato, per di più la maggior parte ai servizi sociali.
Angelo Izzo, invece, ha catalizzato, e continua ad attirare, le attenzioni di illustri criminologi, psichiatri e psicologi italiani così, dalle numerose perizie e analisi ottenute, è possibile ricostruire il seguente profilo.
Izzo risulta essere un soggetto schizofrenico, con una omosessualità latente faticosamente repressa, operazione che va a stimolare la sua potenzialità violenta. Il sentimento di rabbia e frustrazione verso il sesso femminile deriverebbero dall’ipogonadismo di cui è affetto (i test di Rorschach che gli sono stati somministrati mostrano come Izzo non accetti questa sua caratteristica fisica poiché descrive tutte le immagini come figure asessuate). Tale aspetto, unito ad una profonda introversione e all’omofilia suddetta, gli impediscono di relazionarsi fisiologicamente con le
ragazze. L’individuo tende tuttora a presentarsi agli altri attraverso atteggiamenti stereotipati volti a nascondere e dissimulare i suoi veri sentimenti nonché a farlo apparire sempre come il padrone o perlomeno il protagonista assoluto della situazione. La tendenza patologica alla teatralità lo porta, tuttavia, a trattenere e immagazzinare incessantemente le proprie tensioni e sensazioni che, una volta raggiunto il limite di accumulo, vengono esternate e scaricate nei rapporti infraindividuali mediante atti violenti impulsivi.
L’estrazione sociale del soggetto determina, poi, a livello psicopatogenetico, la convinzione che gli individui appartenenti ai ceti più bassi siano oggetti di cui disporre liberamente.
Come tutti i sociopatici, secondo anche quanto descritto da Hare, Izzo è altresì un eccezionale manipolatore. Talmente perito nel campo della simulazione e dissimulazione da essere stato in grado di raggirare nel tempo più magistrati i quali, persuasi dai comportamenti esteriori dello psicotico, della sua bonomia e del suo effettivo ravvedimento, decretarono addirittura il regime di semilibertà per il detenuto. Uno sgravio davvero troppo consistente, finitimo all’indecenza giudiziale, per una personalità deviata, perversa di questo tipo. Infatti, ottenuto tale status, Izzo ha commesso un ulteriore duplice omicidio perpetrato ai danni di una madre e una figlia, a Campobasso, nel 2005, con modalità analoghe a quelle del Circeo. La continuità nel modus operandi testimonia, in accordo con le dichiarazioni rilasciate da Vittorino Andreoli, che nel soggetto è radicata una ritualità ossessiva incompatibile con qualunque permesso premiale.
Per tale secondo massacro a Angelo Izzo è stato comminato un ulteriore ergastolo in aggiunta a quello avuto per il Circeo.
presunta luogo di sepoltura  di Andrea Ghiara
presunta luogo di sepoltura di Andrea Ghiara
Per quanto riguarda Andrea Ghira, bisogna purtroppo segnalare che è l’unico dei tre a non aver scontato nemmeno un giorno di galera dal momento che è sempre rimasto latitante fino al ritrovamento del suo cadavere nel 1994.
Proprio in queste ore, però, il corpo è stato riesumato in quanto esiste il sospetto che il medico legale addetto all’analisi all’epoca della scoperta, non sia stato imparziale nell’esecuzione della perizia. Sospetto suffragato anche da una incongruenza evidenziata solo qualche giorno fa da una spedizione medico-legale alla lapide di Ghira a Melilla, in Africa. Sembrerebbe, infatti, che si sia verificato uno scambio di persona, al fine di permettergli, come temono i famigliari delle vittime, di sfuggire alla giustizia…




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