Il concetto di Pedofilia

Il concetto di Pedofila

 

di Francesco Gandolfi

Con questo articolo vorrei contribuire a fare un pò di chiarezza relativamente ad un fenomeno sempre più diffuso nella società ma che spesso viene rappresentato dai media in modo impreciso o fuorviante: il tema riguarda la pedofilia e l’abuso sessuale sui minori. Consapevole che una esatta comprensione dell’argomento derivi dalla corretta spiegazione dei termini suddetti, l’esposizione non potrà partire conseguentemente che dalla loro definizione nonchè dalla individuazione del rapporto che li lega.
E’ essenziale capire che quando si parla di pedofilia ci troviamo in ambito medico, mentre l’abuso fa riferimento al mondo giuridico, in quanto esso rientra in una fattispecie penale e come tale sanzionabile. Una più approfondita specificazione delle parole ‘pedofilo’ e ‘abusante’ dovrebbe quindi essere estrapolata utilizzando da un lato il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) e, dall’altro, consultando il codice penale. Ciò esulerebbe, però, dall’obiettivo dell’articolo, per cui-non entrerò troppo nei tecnicismi ma proverò a spiegarmi attraverso l’aiuto di esempi.
Innanzitutto ho voluto distinguere la figura del pedofilo da quella dell’abusante poiché non sempre questi due aspetti convivono in una stessa persona, nonostante sia un luogo comune abbastanza radicato ritenere il contrario. In sintesi si può affermare che un pedofilo non è necessariamente un criminale mentre un abusante, pur essendolo, può non essere un pedofilo. Da diverse dichiarazioni rilasciate alle autorità giudiziarie nel corso di interrogatori oppure da conversazioni avute da pedofili con i propri terapeuti, difatti, emerge la tendenza generale dei soggetti ad arginare inizialmente le proprie pulsioni in uno stadio che si può definire di ‘pedofilia fantasmatica’. Questo significa che prima di agire il pedofilo vive a livello immaginario la relazione erotica con il minore, aiutandosi anche con l’ausilio di materiale, tipicamente in forma grafica. In altri casi il pedofilo ha una vita sessuale con adulti la quale presenta tuttavia caratteristiche che rimandano al mondo infantile.
E’ possibile schematizzare quest’ultime in tre modelli comportamentali che ricorrono maggiormente:
• il soggetto pedofilo predilige instaurare una relazione con persone caratterialmente immature o che hanno un livello cognitivo leggermente inferiore alla norma.
• il soggetto pedofilo chiede al partner di indossare indumenti da bambino/a.
• il soggetto pedofilo coinvolge il partner in giochi o attività tipicamente infantili (nascondino, mosca cieca…) per aumentare la propria eccitazione.
E’ evidente il fatto che le condotte appena descritte non configurano alcun tipo di reato mentre possono essere oggetto di attenzione per un analista.
Sul versante opposto diversi abusi sui minori possono essere perpretati da soggetti privi di tendenze pedofiliche. Ecco alcune situazioni tipiche:
• il soggetto frequenta l’ambiente della prostituzione e inconsapevolmente può avere rapporti con persone minorenni.
• Il soggetto è affetto da una patologia psichica (ritardo mentale, psicosi, demenza senile, ecc.) e l’abuso del minore è la conseguenza di questa condizione.
• Il soggetto, attratto dalla sperimentazione sessuale, abusa a tale scopo del minore ma potrebbe rivolgere la propria attenzione indifferentemente anche verso animali, anziani…; oppure a pratiche sado-masochistiche
In questi casi ci si trova in presenza di un abuso, quindi di un reato, ma in esso l’autore dell’atto non ha manifestato la propria preferenza sessuale nei confronti di minori, perciò è ipotizzabile non si tratti di un pedofilo.
Ulteriori luoghi comuni associano poi la pedofilia e l’abuso sessuale sui minori esclusivamente a soggetti maschili, altri etichettano invece tutti i pedofili come omosessuali. Se però sottoponessimo queste credenze al vaglio consapevole di criteri scientifici, adoperando anche indagini metodologiche su basi statistiche, ci accorgeremmo che i termini della questione sono molto più complessi di come appaiono. E’ soltanto aderendo ad un metodo critico che si possono evitare conclusioni troppo facili, talvolta erronee.
Pur cosciente quindi che questo mio scritto non sia esaustivo per descrivere tutti gli aspetti di una problematica tanto complessa, mi auguro che possa comunque servire a sviluppare una maggiore attenzione nell’approccio a temi così delicati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tre + uno =