Torna: I pensieri di un Investigatore

Le Indagini

di Giuseppe Guarcini

giuseppeNella prima parte dei pensieri di un Investigatore ci eravamo lasciati mentre i nostri due investigatori dopo aver visitato la scena del crimine… si apprestavano a dare avvio alle indagini, continuiamo seguirli..

……Gli investigatori chiudono i loro taccuini, ora devono rimboccarsi le maniche, tocca a loro coordinare il lavoro d’equipe e ,  correlare gli esiti di tutte le indagini che si svilupperanno nel corso dell’analisi investigativa.
Il loro compito sarà quello di fungere di server principale, il terminale in cui confluiranno tutti i dati, che saranno rielaborati, esaminati e correlati.

L’indagine principale e le indagini endogene
L’indagine investigativa principale genera in sé altre attività investigative che io definisco endogene alla principale e dal carattere prettamente tecnico scientifico. La principale rimane sempre quella investigativa nella quale dovranno confluire le informazioni, gli esiti, provenienti dalle altre indagini che via via si sono sviluppate.
Non si deve incorrere nell’errore  di lasciar percorrere  a ciascuna di esse un cammino proprio, il venir meno di una sinergia d’intenti  rischia di  far  perdere indizi e prove che potrebbero rilevarsi influenti per  l’ulteriore prosieguo e esito dell’indagine.
I nostri investigatori dunque, lasciano il posto agli specialisti……
Il loro lavoro investigativo proseguirà in altre direzioni tipo: cercare persone che possano aver visto o sentito, verificare l’esistenza di videocamere di video sorveglianza che magari hanno immortalato l’assassino e, non meno importante l’attività di indagine sulla vittima del delitto, la sua vita, le sue abitudini e soprattutto riportare alla luce i suoi “lati oscuri”.
Più in là scoprirete come da alcuni elementi rilevati dall’indagine vittimologica e dall’ indagine tecnico forense, emergeranno alcuni  indizi utili a ricollegare le vittime a loro aguzzino.
In precedenza spesso trascurata fortunatamente nell’attuale contesto investigativo sta invece assumendo un ruolo di sempre maggiore rilevanza. A volte proprio analizzando la vita, le abitudini e tutto ciò che concerne vittima, aiuta a far emergere particolari inediti, che altrimenti sarebbero rimasti celati e quindi non influire sull’ulteriore sviluppo delle indagini.
Consiglio di approfondire sbirciando nella rubrica della curata dott.ssa Giulianelli Orietta il suo articoli riguardo della vittimologia.

Le indagini e le scienze forensi
Riuscite ad immaginare quante professionalità possono entrare nel merito della scena del crimine generando cosi una sorta di ramificazione della principale indagine investigativa?
Affacciamoci un attimo sulla nostra indagine e proviamo a vederle: gli investigatori, il medico legale, l’ematologo, il geologo forense, il botanico forense, il biologo, il tecnico del sopralluogo, tecnico del repertamento, delle riprese fotografiche e video. Lo psicologo forense, il digital forensic.
Si possono contare più di dieci specialisti, figure professionali con competenze ognuna diversa dall’altra, che avranno il compito di svolgere una serie d’indagini i cui esiti confluiranno nell’indagine investigativa principale.
Ma potete starne certi , altre figure specialistiche emergeranno nel corso dell’inchiesta.

E’ il caso di sottolineare che la tuttologia in questo settore non esiste più. Forse è esistita ma si è trattato di tanto, tanto tempo fa, oggi fare tuttologia equivale a essere dietrologi, con le conseguenze sulle indagini che si possono ben immaginare.

Il Serial Killer assume i suo contorni
Torniamo ora al nostro delitto e ai nostri due investigatori.
E’ certo che nulla in questo istante può far loro presagire di trovarsi di fronte al primo di una serie di delitti da attribuire ad un unico assassino.
Quando i due detective saranno in grado di capirlo?
In teoria molti affermano che già al secondo omicidio posso trasparire elementi di grado di collegare due casi ad un’unica mano assassina.
Ma  è  sempre cosi?
Vediamo….
Un secondo omicidio, questa volta la vittima è un uomo, razza bianca, età 40 anni, altezza 1,74, ucciso con due coltellate, una inferta all’altezza dell’ addome ed una alla base del collo. La città è la stessa in cui è avvenuto l’omicidio della donna strangolata nel parco.
Gli elementi oggettivi che emergono dalla scena del crimine non fanno sorgere ai nostri investigatori alcun sospetto, tale da attribuire le due vittime ad un unico assassino.
In fondo si tratta di persone di sesso differente, la scena del crimine non corrisponde,  una strangolata l’altro accoltellato,la donna faceva jogging nel parco, l’uomo rientrava in casa dopo aver da  poco lasciato la sua auto nel parcheggio.
L’arma del delitto non è la stessa, apparentemente non avevano nulla in comune. Cosa potrebbe far pensare l’eventuale nesso tra i due omicidi, apparentemente niente.
Andiamo avanti…
Trascorre non molto tempo e un’altra vittima, questa volta ancora donna, di razza bianca, altezza 1.65, capelli biondi, occhi marroni, corporatura media viene trovata uccisa in un vicolo, non poco distante da una pizzeria dove la sera prima aveva consumato una pizza con alcuni suoi amici, strangolata con il laccio di una delle scarpe calzava, anche in questo caso la scarpa destra e anche lei come per la prima donna il viso rivolto verso l’aslfalto.
Due donne e un uomo uccisi a distanza a distanza di tempo l’uno dall’altro, tre scene del crimine diverse, vittime dalle caratteristiche somatiche differenti, tre modus operandi diversi.
Nell’ultimo omicidio però, un particolare riapre i cassetti della memoria degli investigatori e la riportano alla donna uccisa nel parco.
Si tratta del mezzo utilizzato per uccidere è un particolare univoco che appunto si presta a un’interpretazione unica e riguarda il laccio di una delle scarpe calzate dalle vittime.

La firma dell’assassino
L’assassino come per sua prima vittima, la ragazza del parco, ha usato le stringhe della scarpa destra. Potrebbe dunque trattarsi, di una sua particolarità? un suo modo di firmare ciò che egli considera le sue “opere”?
Nel contesto investigativo soprattutto quando si tratta di dei serial killer la firma è nota come la “signature”.
E’ sempre la stessa, a differenza del modus operandi che può cariare da un omicidio all’altro.
Lo strangolamento è un modo comune per uccidere, ma usare il laccio di una scarpa e di quella calzata al piede destro della vittima, non sono in molti a farlo e ciò lascia supporre che le due donne possono essere state vittime della stessa persona.
A sostegno di tale tesi però non ci sono riscontri obiettivi, potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza.
La notizia dell’uccisione della donna la parco e della modalità con cui è stata uccisa è apparsa su tutti i quotidiani, narrata da tutti i telegiornali, potrebbe trattarsi anche di un emulatore o di qualcuno che ha usato la stessa tecnica per far pensare agli inquirenti che si trattasse dello stesso assassino.
Non lo avevate messo in conto vero? Ebbene si! può succedere anche questo.
Gli indizi cercati e trovati devono dimostrarsi in grado di superare la metamorfosi che li tramuterà in prova attraverso il contraddittorio…..al di à di ogni ragionevole dubbio.
Certo può trattarsi di un collegamento, ma intanto gli omicidi sono saliti a tre siamo, vi chiederete perché tre? Le donne uccise non erano due? L’uomo cosa c’entra con il probabile serial killer?
Certo cosi come stanno le cose parrebbe non entrarci ma…
Continuate a seguirmi…
Dopo alcune settimane, viene rinvenuto un altro cadavere, questa volta di un uomo, età 30 anni, razza bianca, corporatura robusta, altezza 1,77, ucciso anche lui con due fendenti inferti uno all’altezza della base del collo ed uno all’addome.
I cassetti della memoria tornano a riaprirsi, questa volta a farlo però è il medico legale, che dopo una prima sommaria ispezione sul cadavere riferisce agli investigatori di aver notato una certa similitudine con ferite mortali inferte sul corpo dell’altro uomo ucciso tempo prima.
In particolare, ha notato che il primo fendente è stato inferto alla gola e i lembi della ferita rivelano che è stata usata dall’assassino molta violenza.
Le lesioni da fendente sono rappresentate da ferite lineari, a lembo o mutilanti.
In ogni caso esse hanno una particolare gravità e si riconoscono per determinati caratteri, quali margini meno netti di quelli delle ferite da taglio, accompagnati da segni di forte contusione; angoli acuti ma di solito privi di codette; estensione e profondità̀ notevoli, ed infine assenza di ponti di tessuto tra i margini della ferita. Variazioni notevoli si notano secondo il grado di affilatura e di pesantezza del fendente e la forza viva impressa dal braccio.
Solitamente le lesioni da fendente interessano i tessuti molli sottocutanei quali muscoli e tendini, ma nel nostro caso si possono osservare anche lesioni di visceri nella ferita all’ addome e di ossa in quella alla base del collo.
Il medico legale nota un altro particolare che riferisce ai nostri due investigatori. Le lesioni provocate dal fendente inferto a livello del collo, rappresenta si un’elevata percentuale di mortalità ma la morte non sopraggiunge immediata. Il primo sintomo che provoca è una grave insufficienza respiratoria e la persona impiega circa un minuto prima di perdere conoscenza e  morire.
L’assassino quindi rende inermi le sue vittime con il primo fendente alla base del collo poi ne sferra un secondo all’addome, non con la stessa violenza del primo, la ferita, infatti questa non presenta ecchimosi i lembi non sono lacerati, segno che il coltello è stato fatto penetrare nel corpo della vittima lentamente.
Si intuisce  l’assassino deve sentire vicine le sue vittime guardarle agonizzare lentamente (la cosa aumenta il suo piacere) mentre lascia penetrare la lama del coltello all’altezza dell’addome.
I due investigatori sono perplessi perché mai l’assassino adotta un simile atteggiamento nei confronti delle sue vittime?
Come vi accennavo  prima una nuova figura specialistica fa il suo ingresso nelle indagini, è uno psicologo esperto però di criminodinamica e correrà in soccorso dei nostri due investigatori per aiutarli a svelare l’ultimo interrogativo che si sono posti.
Ogni azione criminosa è sempre l’espressione del rapporto che si viene a stabilire nell’individuo tra spinta e resistenza al delitto tra stimoli crimino-impellenti e stimoli crimino-repellenti, la criminodinamica valuta per quale ragione gli uni abbiano il sopravvento sugli altri, determinando il compimento del reato. Si tratta di una disciplina che rende possibile valutare, supporre la reale natura di ogni reato e precisamente la capacità a delinquere e la pericolosità sociale di ogni individuo.
Il medico legale riferisce circa un altro elemento di cui si riserva di essere più preciso dopo l’esame autoptico.Riguarda le lesioni provocate sul corpo della vittima, sembrano apparire simile a quelle inferte al primo uomo, ciò  fa presumere che potrebbe trattarsi dello stesso coltello, ed inoltre l’angolazione del fendente alla gola pare che in tutte due le vittime sia stato inferto dall’alto, il che fa pensare che l’assassino fosse più alto delle due vittime di sesso maschile.
Ricorderete l’altezza delle vittime, rispettivamente 174 cm al prima e 177 cmla seconda. Un dato importante un dato pressoché certo, l’assassino è alto non meno di 180 cm.

L’ Altezza, la forza, l’elemento psicologico, entro non molto un’altra sfigura specialistica delle scienze forensi farà il suo ingesso sul palcoscenico delle indagini, Il profiler...che andando avanti capirete non trattarsi di un veggente, non ha la palla di vetro e non tira ad indovinare. Egli identifica, costruisce l’immagine del criminale solo attraverso  i dati certi che man mano emergono dal contesto delle indagini.
Quattro omicidi, quattro scene del crimine, una diversa dall’altra, quattro modus operandi diversi due modi di uccidere le proprie vittime uguali tra loro, una per le due donne (lo strangolamento con il laccio di una delle scarpe calzate) due fendenti (uno alla base del collo ed uno all‘altezza del ventre ) per i due uomini.
Lo so è un caso estremo, ma dovete tener conto anche nella realtà nulla sarà mai ovvio e scontato.
Quattro omicidi, a cosa staranno pensando i nostri due investigatori? Magari si stanno chiedendo se possa trattarsi di quattro assassini diversi oppure due o chissà, lo stesso serial Killer che punisce con un tipo morte gli uomini con un altro le donne.
Per chi fosse stato convinto del fatto che un serial Killer si distingue perché uccide vittime dello stesso sesso o con le stesse caratteristiche somatiche  o della stessa età, penso sia arrivato il momento  di ravvedersi.
Vi ricorderete del caso del Killer dello Zodiaco in California, tuttora irrisolto ha ucciso sette persone, tra cui quattro donne e tre uomini a volte sparava alle sue vittime a volte le accoltellava, ogni scena del crimine era diversa dall’altra, i suoi crimini cosi diversi l’uno dall’altro, tanto che il Killer stesso ogni volta che ne compiva  uno informava l’investigatori per assicurarsene la paternità.

…..se siete appassionati del genere mentre  aspettate il seguito dei…. pensieri di un investigatore… leggete la storia di Zodiac nelle pagine criminologia-aspetti.it

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