Catherine Skerl – Un Mistero durato Trent’anni – III PARTE –

Se raccontiamo la verità
prima o poi ci scopriranno”
O. Wilde

di Giuseppe Guarcini

 

Da Fernanda Durante a Catherine Skerl

Catherine Skerl
Catherine Skerl

Il 1983 sta per terminare, Cathy sta vivendo gli ultimi mesi della sua vita, che oramai la porta lontano dal quartiere in cui è nata, dai suoi amici di sempre, dalle sue abitudini quotidiane.
Cathy è diversa, cosi la descrivono le sue amiche più care, quelle con cui ha condiviso la sua vita sin dall’infanzia, quelle che quotidianamente la frequentavano a scuola, non è più la Cathy di sempre qualcosa in lei sta cambiando

Il campo estivo

L’estate 1983 segnò una svolta importante nella vita di Cathy
In quell’anno scolastico fu rimandata in matematica, la madre non la prese bene, e le vietò di andare in vacanza al mare per un mese intero insieme a una sua amica.
Cathy dovette accontentarsi di trascorrere due settimane, in una colonia estiva organizzata a Sabaudia.
Tra le meravigliose dune di Sabaudia in provincia di Latina, la vita di Cathy  però subirà un completo sconvolgimento.
Lì conosce gli amici del Pratone, quelli di Lucio Sestio, del Parco degli acquedotti, di quella zona di Roma allora vista cosi lontana, e periferica che ad alcune sue amiche spaventava anche il solo pensiero di andarci.
Per Cathy invece il parco, il sottopasso della metro a Lucio Sestio i nuovi amici, assumeranno un ruolo importante, una svolta nella sua vita che purtroppo per si rivelerà negativa.
Che cosa successe in quel campo estivo?
Pochi realmente sanno  cosa è successo tra quelle dune e quei pochi che sanno “naturalmente” hanno taciuto allora e tacciono ancora.
In quel campo estivo Cathy conoscerà suoi nuovi amici, quelli per cui a poco a poco abbandonerà gli amici di sempre, interi pomeriggi trascorsi al parco  dietro la chiesa di San Procopio, Angela diventerà la sua nuova amica invaderà completamente la vita di Cathy dopo la sua morte  però scomparirà dalla scena, eppure lei potrebbe ancora oggi raccontare verità in grado di riconfigurare il corso dei questa triste vicenda.  Poi ci sono Marco, Valerio e ancora Marco, Anna, c’erano anche a loro Lucio Sestio, in quella fermata della metro, nei tanti pomeriggi trascorsi insieme lì dove erano soliti ritrovarsi per poi trascorrere il resto della giornata al parco o scappare verso il centro di Roma. Anche loro svaniti nel nulla dopo  morte di Cathy, anche loro sono scappati dalla verità.

Il parco degli acquedotti in una foto dell'epoca
Il parco degli acquedotti in una foto dell’epoca

Valerio e Marco hanno avuto un ruolo importante per le due ragazze, Angela e Cathy, soprattutto quel sabato sera. Chissà perché Cathy quel sabato era cosi nervosa, eppure  un motivo concreto c’era, venuto a galla solo oggi  perchè Cathy fortunatamente raccontò a qualcuno. Chissà se quel  motivo che impedì a Cathy di andare a quella fantomatica festa con Angela quel sabato pomeriggio,  all’ epoca fu svelato agli investigatori o magari, se  balenò nella loro testa di domandarsi il perché le due amiche così  unite avrebbero dovuto dividersi, invece di partecipare entrambe alla stessa festa? eppure chiedersi perché Cathy si spostò dall’altro capo della città, quando avrebbe potuto benissimo trascorrere il pomeriggio al parco  o lì  nel loro ritrovo di sempre, il sottopassaggio  della metro Lucio Sestio.
Cathy a Lucio Sestio non è più la ragazza che tutti conoscono la sua vita assume tutt’altro aspetto.
In tanti hanno pensato che Marco e Valerio siano stati solo frutto della fantasia di Cathy, o chissà, qualche ben pensante a fatto comodo far credere che fosse cosi.
Vi posso assicurare che non sono personaggi di fantasia, ma sono realmente esistiti e  hanno fatto parte di quel tratto di vita di Cathy per  poi defilarsi dopo la sua morte.
Chissà se furono ascoltati dagli investigatori dell’epoca e se magari, anche a loro fu solo mostrata la foto di Giugliano Maurizio elemento dietro cui molti hanno  trovato rifugio per nascondere le loro verità.
Chissà ora dove sono Angela, Marco, Valerio, ancora Marco un altro amico del gruppo e Anna, la chiamavano Anna la dolce e gli altri ragazzi  di allora, chissà se continueranno ancora a sottrarsi alle tante domande ai tanti dubbi che potrebbero emergere alla luce dei nuovi elementi raccolti.

Chissà   forse  ha ragione Oscar Wilde:  è la paura di scoprire le loro verità che non li spinge a raccontare la verità…

 Ma il 1983 non è ancora terminato.Quell’anno ancora un macabro omicidio funestò le cronache del tempo.

L’omicidio di Via Margutta

30 ottobre 1983

fernanda
Fernanda Durante

La Roma bene fu scossa dalla notizia riportata da tutti i quotidiani, Fernanda Durante cinquantatreenne, moglie di Emilio Renzetti un noto dirigente della Banca d’Italia a Roma. Il suo corpo martoriato, gettato in un fossato, in via Tullio Giordano a Pratica di Mare trovato da un passante alle 09.30 di lunedì 31 ottobre 1983.
Il corpo della donna giaceva a terra seminuda, fatto oggetto di numerosi fendenti, inferti con un coltello a serramanico rinvenuto accanto al corpo della vittima l’ autopsia rileverà in tutto 35 fendenti di cui 33 inferti sul torace sull’addome e sul collo, altri due invece sulla coscia sinistra.
La domenica del 30 ottobre in cui scomparve, era stata una domenica particolarmente speciale per Fernanda. Lei cosi tanto appassionata di pittura stava partecipando alla mostra intitolata “Cento Pittori a Margutta” aveva avuto finalmente l’occasione di poter esporre i suoi dipinti al pubblico.
In quei giorni, infatti, la vita di Fernanda divenne abbastanza frenetica lasciava, la sua abitazione di via Guidi per recarsi in Via Margutta spesso facendo rientro anche la sera tardi.
Dopo aver terminato di sistemare l’occorrente per la mostra, lasciava i suoi dipinti a Eugenio il portiere dello stabile per poi tornare  verso le nove di sera a casa, in via Ignazio Guidi a bordo della sua Fiat 500 di colore rosso.
A Fernanda in quella mostra era stato assegnato lo stand n.13, le sue vicine di stand la ricordavano con una donna gentile, molto attiva e intraprendente, tra l’altro agli investigatori riferirono che il giorno 27 si era presentato presso lo stand di Fernanda un signore distinto con il quale la donna si intrattenne a chiacchierare, i due sembravano già conoscersi. Lo stesso uomo fu notato dalle vicine di stand il giorno successivo nello stand di Fernanda mentre acquistava due suoi quadri, le successive indagini rivelarono che si trattava di un suo amico che aveva acquistato due suoi dipinti, i primi venduti dalla Durante.

Domenica……

via Margutta durante la mostra cento pittori
via Margutta durante la mostra cento pittori

Cosa può essere successo la sera di domenica.
Il custode dei locali della mostra si chiamava Eugenio e raccontò di aver visto la Signora Fernanda verso le 20.30 circa, gli consegnò i suoi dipinti e andò via, aggiunse di non aver notato niente di anomalo a parte il fatto che fosse in anticipo sull’ ora solita in cui la Signora solitamente gli consegnava i suoi dipinti, lei si giustificò dicendo di avere un appuntamento.
Fernanda esce dai locali della mostra quindi intorno alle 20.30 circa dopodiché le sue tracce si perdono.
L’esame autoptico rilevò che Fernanda è morta tra la mezzanotte e le due del mattino, non aveva assunto pasti da più di otto ore, il che lascia presumere che dopo essere uscita dalla mostra non si sia fermata a cena con nessuno, tantomeno dall’esame emerse che avesse avuto rapporti sessuali.
Dal primo esame del cadavere è però emerso un altro particolare importante. La donna quando fu trovata nella cunetta aveva le braccia semi sollevate, il che all’epoca lasciò dedurre che il corpo per essere adagiato nella cunetta fosse stato sollevato afferrandolo sotto le ascelle e il rigor mortis , aveva fatto si che gli arti mantenessero quella posizione. Tale tesi sarebbe stata avvalorata dal fatto che gli unici segni di trascinamento furono rilevati sui talloni della povera donna. Perciò, con ogni probabilità il corpo fu trasportato sul posto ove è stato rinvenuto, quando la fase di rigidità cadaverica era già iniziata, ovverosia due tre ore dopo il decesso.
La deduzione pare abbastanza logica e se a questa aggiungiamo i segni di trascinamento rinvenuti sui talloni, possiamo giungere ad una ulteriore deduzione verosimilmente logica, che il cadavere delle donna è stato spostato da una sola persona, perciò non doveva trattarsi quindi di una persona robusta a tal punto da sollevare da solo il cadavere della poveretta.
La vittima al momento del ritrovamento indossava il solo reggiseno, e il pullover. Le mutandine e il coltello a serramanico usato per uccidere furono trovati accanto al suo cadavere.
Furono numerose le ipotesi accreditate dagli investigatori su che fine potessero aver fatto gli altri indumenti, furono sollevati numerosi dubbi ma che da lì a poco un nuovo evento dissiperà.

La Fiat 500 rossa

fiat 500
La Fiat 500 di colore rosso guidata dalla Signora Durante

E’ Martedì mattina del primo novembre 1983 il giorno successivo al ritrovamento del cadavere della donna, a non più di un chilometro di distanza dalla stazione ferroviaria di Campoleone in provincia di Latina. Al suo interno furono rivenuti i pantaloni della donna, un paio di collant, il cappotto e la borsa.
Da quando si trovava l’auto parcheggiata lì?
Alcuni contadini della zona furono in grado di riferire che l’auto era parcheggiata lì sin dal primo mattino ma c’è di più, a seguito di alcune indagini esperite, due metronotte riferirono che la Fiat 500 era parcheggiata lì nei pressi della stazione ferroviaria di Campoleone (LT) sin da domenica sera 31 ottobre alle ore 23.30 circa, con i fari di posizioni accesi i tergicristalli azionati, le chiavi inserite nel quadro. All’interno avevano notato la borsa, l’impermeabile, i pantaloni e un paio di collant.

Le Ipotesi
Un rapimento? Non appare certo un’ipotesi credibile per quale motivo portarsi dietro la 500 rossa della Signora Durante. Se la donna fosse stata rapita all’uscita dello stabile in cui aveva lasciato i suoi dipinti, sarebbe stata portata via direttamente a bordo di un’altra auto.
Forse si sarebbe dovuto indagare maggiormente sul motivo per cui quella sera anticipò la sua uscita dalla mostra di un’ora, con chi aveva l’appuntamento di cui riferì a e Eugenio, il portiere dello stabile?
Se facciamo particolare attenzione ai percorsi  per raggiungere la stradina di Pratica di mare e casa di Fernanda, possiamo notare che i due tratti di strada  si sovrappongono, almeno fino al tratto della Cristoforo Colombo dove la donna avrebbe dovuto svoltare a sinistra in direzione di via Tito Ambro e poi a destra per via Ignazio Guidi.
Da via Margutta per raggiungere via Guidi si devono percorrere circa 9 chilometri, invece per raggiungere via Tullio Giordana a Pratica di Mare i chilometri diventano quasi 33.
E’ dunque presumibile che la Durante avesse quell’appuntamento magari poco distante da casa e che le sarebbe bastato uscire con un’ora di anticipo per arrivare comunque a casa non più tardi delle 21,30, come d’altronde faceva tutte le sere da quando era impegnata nella mostra di via Margutta.

L'interno della Fiat 500
L’interno della Fiat 500

Se l’assassino non avesse avuto complici, avrebbe dovuto attendere che la donna giungesse sotto casa e rapirla una volta scesa dall’auto. Appare piuttosto improbabile pensare che possa averla rapita nei pressi di via Ignazio Guidi, ucciderla, arrivare via Tullio Giordana abbandonare il cadavere, tornare indietro in via Guidi prendere la cinquecento e raggiungere Campoleone alle 23.30 circa.
Pensare che invece possano aver fatto lo stesso percorso su due macchine diverse? Perché a un tratto Fernanda sarebbe dovuta salire sull’auto del suo assassino? Appare più logico pensare che siano entrambi scesi  ognuno dalla loro auto per recarsi in un luogo preciso e l’assassino, dopo averla uccisa sia tornato indietro per togliere l’auto da quel posto, perché magari riteneva che sarebbe poi stato più facile per gli inquirenti risalire a lui.
In questo caso però si potrebbe disegnare la figura di un eventuale complice perché?
Salvo che la Signora Durante non si fosse avvicinata di molto a Pratica di Mare l’assassino non avrebbe avuto il tempo sufficiente per tornare indietro e lasciare l’auto alla stazione Fs di Campoleone per le 23.30. I metronotte in questo furono precisi, dichiararono che la fiat 500 alle 23.30 era già stata parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Campoleone.
L’ipotesi più probabile e che uscita dalla mostra Fernanda si fosse diretta verso il luogo dell’appuntamento che magari aveva fissato quel pomeriggio stesso e di cui non aveva avuto modo di parlarne con alcuno.
Fernanda quella sera lascio mostra un’ora prima, sapeva sicuramente, dove andare magari da un fantomatico acquirente, qualcuno che le aveva fissato appuntamento con la scusa di voler acquistare alcuni suoi quadri.
Poniamo che Fernanda abbia ragionato, pensando che per il tratto di strada in più da percorrere occorresse un determinato tempo, e che quindi anticipando la sua uscita di un’ora, sarebbe comunque arrivata a casa all’ora solita in cui rientrava in quel periodo in cui era impegnata nella mostra.
D’altronde a benvedere questa indagine di per sé ci offre molti punti fissi: le 20.30 ora di uscita della Durante dalla mostra, le 23.30 ora in cui l’auto è stata notata presso la stazione Ferroviaria di Campoleone, le distanze da via Margutta a via Tullio Giordana 33 chilometri, Via Margutta Stazione Ferroviaria di Campoleone 50 chilometri percorrendo la via pontina, da via Tullio Giordana alla stazione Fs di Campoleone 28 chilometri.
Distanze cui se aggiungiamo altri particolari che tra poco vedremo si possono rilevare utili a ricostruire i tempi occorrenti all’assassino  per  uccidere e poi alle 23.30 abbandonare l’auto presso la stazione F.s. di Campoleone.

Il corpo senza vita di Fernanda Durante

L’Esame Autoptico.
I medici legali dell’epoca, dalla posizione in cui il cadavere fu rinvenuto ricordiamo che aveva le braccia semi sollevate, conclusero che il cadavere fosse stato collocato nella cunetta quando era già nella fase di rigor mortis.
La fase del rigor mortis subentra in maniera graduale entro le due – tre ore dal decesso e segue ad un primo stato di flaccidezza.
Si manifesta inizialmente nelle palpebre e nella bocca, poi sui muscoli del viso, del collo, del tronco, gli arti superiori e infine gli arti inferiori.
In genere il suo iter può modificarsi a causa della temperatura che se elevata ne accelera il procedimento al contrario se bassa lo rallenta.
La sera del 30 ottobre la temperatura non era sicuramente elevata quindi il procedimento è da ritenere che si fosse mantenuto costante se non lievemente rallentato.
I medici inoltre collocarono l’ora del decesso dalla mezzanotte alle due del mattino, una forbice di due ore che purtroppo è in grado di creare numerose variabili noi analizziamone una.
L’auto della donna è stata vista alla stazione di Campoleone alle 23.30 circa, aveva i fari di posizione accesi i tergicristalli azionati il che lascia presumere che fosse stata abbandonata lì da poco, tenendo conto dei tempi occorrenti affinché si manifesti il Rigor Mortis, tre ore circa e ricollegandoci alle dichiarazioni del portiere, Eugenio il quale affermò di aver visto uscire Fernanda alle 20.30, non possiamo collocare certo a quest’ora il momento esatto della morte. L’assassino ha svolto tutto un rituale spogliando prima o costringendola a farlo i suoi abiti non erano intrisi di sangue tantomeno o lacerati dai fendenti o strappati perché tolti con violenza probabilmente la morte deve essere fatta risalire almeno alle 22.30 circa.
Fernanda incontra il tizio, l’incontro può essere avvenuto in un luogo chiuso o magari isolato all’aperto, nasce un diverbio sicuramente provocato da un diniego da parte della donna che fa scattare la furia omicida, cosi brutale e violenta da sferrarle addirittura ben 35 coltellate o magari all’improvviso l’assassino estrare il coltello a serramanico la minaccia la costringe con la forza a spogliarsi sino al momento in cui non scatta la sua furia omicida. Il primo problema per l’assassino diventa sicuramente cinquecento rossa targata PE deve portarla lontana da lì, altrimenti sarebbe stato facile risalire a lui. Era sicuro che il corpo non lo avrebbero trovato poteva occuparsene in un secondo momento.
A questo punto però se prima se cosi fosse potrebbe aver fatto la sua comparsa nella vicenda un complice che una volta lasciata l’auto alla Stazione di Campoleone lo riaccompagnasse sul luogo in cui aveva lasciato il cadavere.

La presenza di un complice.
Appare del tutto inverosimile costruire una versione che vede l’assassino starsene tranquillamente seduto in una stazione ferroviaria isolata come quella di Campoleone dove a quell’ora passano pochissimi treni: il primo per Nettuno era previsto alle 04.30, alle 4.30 per Roma e alle 5.30 per Formia.
Altrettanto inverosimile, come versione quella di vederlo aggirarsi per le strade di Campoleone a piedi.
A questo punto è lecito pensare alla presenza di un complice che lo accompagna alla stazione Fs di Campoleone dove abbandona l’auto di Fernanda con dentro i suoi abiti e la borsa per poi farsi riaccompagnare sul luogo dove aveva lasciato il cadavere da lì quindi raggiungere Via Tullio Giordana e abbandonare il corpo della donna all’interno della cunetta dove verrà più tardi ritrovato.
Torniamo ai segni di trascinamento trovati solo sui talloni della vittima e al fatto che questa potesse essere stata afferrata da sotto le braccia, è facile a questo punto intuire che a spostare il corpo sia stata una sola persona, quindi va scartata l’ipotesi del complice? Si, potrebbe essere scartata, però perché non pensare che il compito del complice fosse stato solo quello di accompagnarlo, magari si trattava di una donna che non aveva le capacità fisiche di sollevare quel corpo e quindi evitarne il trascinamento.
Non dobbiamo dimenticare un particolare di tutto rilievo da Campoleone quell’ora non avrebbe trovato alcun mezzo per allontanarsi a per giunta a quel’ ora non c’era treni.L’assenza di tracce di sangue sulla 500 ed il ritrovamento di questa a 50 chilometri di distanza da via Margutta, apre nuove scenari, anzi moltiplica le possibili variabili.

L’uccisione.

Il coltello rinvenuto acconto al corpo della vittima
Il coltello rinvenuto acconto al corpo della vittima

35 coltellate di cui 33 al torace addome e sulle braccia due sole inferte alla coscia sinistra. L’arma usata, un coltello a serramanico con la lama della lunghezza 11 cm. Anche qui i fatti lasciano poco spazio all’immaginazione sicuramente la vittima era completamente sdraiata indossava solo il reggiseno, e il pullover
Viene spontaneo chiedersi sdraiata dove? il sedile di un auto, un letto, per terra?
Il suo assassino sopra di lei sferrò con violenza i fendenti, alcuni colpiscono le braccia che la donna solleva nel tentativo di difendersi, due solo furono inferti sulla coscia sinistra, probabilmente colpi deviati dall’opposizione con il braccio della donna, il resto delle coltellate sul collo, sul torace e sull’addome.
Potrebbe essere successo in macchina ma le due coltellate sulla coscia sinistra fanno pensare che l’assassino non fosse sistemato esattamente sopra la donna, più probabilmente su sul suo fianco destro. Difficile dunque che si trovassero all’interno di un auto appare più verosimile l’ipotesi del letto o magari per terra.

Gli indumenti.

Gli indumenti rinvenuti all'interno della Fiat 500
Gli indumenti rinvenuti all’interno della Fiat 500

Un altro elemento degno di nota da analizzare, riguarda gli indumenti, i vestiti indossati dalla donna la sera in cui fu uccisa.
Il pantalone, l’impermeabile, i collant furono trovati all’interno della Fiat cinquecento parcheggiata a Campoleone, il reggiseno e il pullover li indossava, le mutandine furono trovate affianco al cadavere.
Mancavano solo gli stivali di coccodrillo magari tenuti dall’assassino come ricordo, magari non fatti ritrovare perché contenevano tracce particolari,magari dimenticati per la fretta sul luogo in cui è stata uccisa o, come affermano gli investigatori dell’epoca, rubati dall’interno da dentro la Fiat 500 macchina rimasta per più di un giorno parcheggiata completamente aperta nei pressi della stazione ferroviaria di Campoleone
Il primo elemento da porre in risalto riguarda sicuramente gli abiti.
Non erano insanguinati tantomeno mostravano lacerazioni, provocate dall’essere stati tolti con determinata violenza.
Il che naturalmente fa sorgere due diverse teorie, la prima che Fernanda si sia spogliata da sola sicuramente  sotto minaccia di un coltello,  gli abiti non mostravano strappi o lacerazioni provocati da fendenti.
Perché non il pullover e il reggiseno? e sicuramente nemmeno lo slip, perché sicuramente la povera donna nonostante minacciata non voler andare oltre, scatenando le ire dell’assassino che in preda ad un raptus inizio ad accoltellarla. Da terra però raccolse solo gli indumenti che la poveretta si era tolta e li poggiò sul sedile posteriore della cinquecento, escluso il pullover e il reggiseno che non aveva tolto e le mutandine questo probabilmente solo sfilate di poco, provate a immaginare l’assassino che cerca di sfilarle e la donna che oppone resistenza, l’indumento quindi si sfilò completamente durante lo spostamento del cadavere e l’assassino lo gettò accanto al cadavere.
Fernanda sicuramente conosceva il suo assassino, sapeva chi e doveva incontrare quella sera.
GIUGLIANO Maurizio

Gugliano Maruzio in una foto dell'epoca
Gugliano Maruzio in una foto dell’epoca

Come per gli altri omicidi che costellarono quel tragico anno, anche per questo fu accusato indovinate chi? ebbene si! ancora lui, il Lupo dell’agro romano, Giugliano Maurizio, anche in questo caso non verrà rilevato alcun elemento concreto a suo capisco da parte dei giudici e  sarà addirittura prosciolto durante la fase istruttoria.
Da allora sono trascorsi 33 anni e la verità su ciò che accadde non si è ancora scoperta e dove non c’è verità, non può esserci giustizia.




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