” Ti amo da morire ” : Femminicidio e Stalking

di Giuseppe Guarcini

Femminicidio e Stalking: un cammino lungo trent’anni.

La As Crim con il suo Presidente ha partecipato all’importante convegno sullo Stalking “ti amo da morire” svoltosi il 6 marzo 2016 presso la sede dell’Associazione Civitas&Hope di Civitavecchia. L’evento organizzato anche dall’Associazione Nata Libera presieduta dalla dott.ssa Anna Maria Niro, ha ottenuto un notevole successo anche in termini di affluenza di pubblico a dimostrazione di quanto ancora la violenza di genere possa essere un argomento all’ordine del giorno.

relazione del Presidente della As Crim
relazione del Presidente della As Crim

 

L’Aspetto penale e procedurale del reato di Stalking.

Il presidente della As Crim dott. Giuseppe Guarcini
Il presidente della As Crim  il dott. Giuseppe Guarcini

Nel suo intervento il dott. Guarcini ha riproposto gli ambiti entro cui il legislatore nel 2009 ha mosso i suoi primi passi preoccupandosi di  rendere agevole la comprensione diretta alla conoscenza degli aspetti essenziali del reato di stalking, in primis ribadendo quelli che sono gli elementi configurativi del reato in generale e, successivamente, individuandoli nei concetti espressi dal legislatore nell’art.612 bis c.p. (atti persecutori). Ha riportato alla luce i concetti espressi dalla famosa antropologa di origine messicana, Marcela Lagarde, la prima a fornire una vera e propria definizione del termine femminicidio sottolineando quanto ancora oggi, nonostante i tanti anni trascorsi, questa si riveli attuale.

Ha elencato sommariamente i punti cruciali della norma.

Ha inoltre sottolineato come il legislatore prima del 2009, con il varo dell’art. 612 bis c.p. e le successive modifiche apportate nel 2013, abbia notevolmente ampliato lo spettro d’azione della norma, non più esclusivamente diretta a reprimere gli episodi di violenza ma tesa a considerare anche gli aspetti psicologici provocati nella vittima, la cosiddetta percezione soggettiva del reato. La violenza, così come intesa negli atti persecutori, è un concetto di genere riferibile quindi tanto a quella fisica, generata appunto con percosse o lesioni quanto a quella morale. La minaccia intesa dunque come una vis morali non corpori, ma animo illata.

Per nulla estranea alla minaccia è l’idea di aggressione fisica, tipo mettere le mani addosso, anche la minaccia va considerata come una forma di sopraffazione nella stessa misura della violenza intesa in senso stretto.

Il legislatore chiarisce in maniera netta quali siano i turbamenti psichici che possono derivare dalla condotta assillante dello Stalker:

– un perdurante e grave stato di ansia o di paura;

ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;

alterare le proprie abitudini di vita.

Il presidente  della As Crim ha concluso il suo intervento sottolineando quanto sia importante denunciare gli episodi di violenza, non solo agli organi di polizia ma anche agli operatori sociali che quotidianamente offrono la loro professionalità a persone che ne hanno bisogno e, rivolgendosi a questi ultimi, li ha esortati a 12821499_188811434827877_8617716020154388167_ncercare a loro volta appoggio nelle forze dell’ordine e nella magistratura affinché quelle malvagie verità di vita  possano fare il loro ingresso in un’aula di tribunale.

Conclude, infine, cercando il conforto delle autorità presenti al dibattito auspicando un intervento di carattere preventivo, riportandosi ad un concetto espresso dal giurista Luigi Ferrajoli: La vera prevenzione della delinquenza è una prevenzione pre-penale, prima ancora che penale.

troverete le slide presentate nel corso della relazione

Cliccando su   le slide di As Crim

 

L’intervento assistenziale

dott.ssa Federica Focà
la dott.ssa Federica Focà

L’intervento della dott.ssa Focà, assisstente sociale, specialista, ha avuto ad oggetto un unico comune denominatore: le donne e la loro tutela contro la violenza di genere. Inizialmente, cercando di inquadrare il fenomeno fornendogli una definizione, facendo appunto riferimento all’art. 1 della Convenzione O.N.U. 1993, secondo cui è violenza di genere“ogni atto di violenza fondato sul genere che comporti o possa comportare per la donna danno o sofferenza fisica, psicologica o sessuale. Ha poi proseguito con una panoramica sulle forme specifiche di violenza di genere (fisica, psicologica, sessuale, economica e spirituale) fornendo alcuni dati statistici e  soffermandosi soprattutto sui numeri relativi al sommerso, che ha definito impressionanti. Da un’indagine ISTAT del 2006 si evince, infatti, che ben il 96% delle violenze subite da un non partner non vengono denunciate: questo ha evidenti effetti non solo in tema di certezza della pena, ma anche di pericolo che l’uomo maltrattante possa recidivare la sua condotta, creando così altre vittime innocenti. Da qui ho sottolineato con forza l’importanza della denuncia. Ha condotto il presenti nella sua  esplorazione concernente  le cause della violenza di genere, nella convinzione che solo scoprendo l’origine di questo fenomeno si può contrastarlo. La teoria sociologica che ho trovato più convincente è quella che riconduce le radici della violenza di genere al modello della società patriarcale, basato su un sistema, sostenuto socialmente e dato per scontato, di dominio maschile e subordinazione femminile. Le recenti conquiste del sesso femminile, cresciuto in autonomia, nonché aperto a nuove opportunità culturali e professionali, hanno parzialmente eroso questo status quo, e ciò ha messo in crisi alcuni uomini che, non riconoscendosi più nel modello di maschilità loro imposto per secoli, hanno usato l’arma della violenza di genere, vissuta come forma di vendetta e rivalsa, per riconquistare il terreno perduto nei confronti della donna. Ha inoltre sottolineato l’importanza di un intervento non sugli uomini, ma con gli uomini. Non basando la sua convinzione sulla pura colpevolizzazione dell’uomo, ma piuttosto evidenziando che, dove c’è responsabilità c’è possibilità di cambiamento, di agency; se la violenza dipende dagli uomini, da loro dipende la possibilità di fermarla. Ecco perché, sottolinea ancora la dott.ssa Focà, è importante prevenire la violenza di genere tramite la creazione di laboratori di educazione socio-affettiva fin dalle scuole primarie. È altresì fondamentale dare visibilità e ripetere su larga scala le eccellenti iniziative ideate proprio dal “sesso forte” per contrastare la violenza di genere: per citarne una, ha ricordato l’opera encomiabile dell’associazione “Maschile Plurale”. Ha concluso con una breve panoramica sui possibili interlocutori che possono dare sostegno alla donna che versa in una situazione di maltrattamento, ossia forze dell’ordine, servizi sociali e centri antiviolenza, ribadendo nuovamente con forza l’importanza della denuncia di ogni forma di violenza di genere.

 

L’ Intervento Politico

Onorevole Marietta Tidei
L’ Onorevole Marietta Tidei

Di notevole interesse l’intervento conclusivo dell’ Onorevole Tidei, con cui  ha tenuto a sottolineare come con il tempo ogni  nuova norma tenda ad evidenziare una sua qualche lacuna, che comunque deve essere al più presto colmata dal legislatore. La stessa ha anche posto in rilievo il fattore economico,  sarebbe necessario un ulteriore  incremento dei fondi economici destinati  alla ricerca, soprattutto per quanto concerne tali fattispecie delittuose. La stessa si è detta favorevole ad un intervento  di carattere preventivo attraverso la cultura e l’istruzione.

Nel suo intervento l’onorevole inoltre ha voluto  giustamente evidenziare come i flussi migratori del nostro tempo, portino con loro nuove culture e non solo. Un reato che oramai appariva da tempo sopito vive la sua fase di recrudescenza: “La riduzione o mantenimento in schiavitù e servitù“. La Tidei ha citato cifre sconfortanti riguardanti donne che entrano non solo nel nostro paese e non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa per essere poi  sfruttate nella prostituzione.




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