Un caso di errore giudiziario . A cura di Luana Martucci

 

L’ Errore Giudiziario – Il caso del Prof. Schillace Lanfranco-

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Questi alcuni di tanti titoli  che all’ epoca costellarono le prime pagine  le maggiori testate giornalistiche del nostro paese. La gogna mediatica di cui  cui un padre e una furono fatti oggetto a causa di una macroscopica svista di un perito, e non solo, ma anche dell’innato desiderio da parte  avvenenti e avventati  giornalisti investigativi, che altro non fecero che  fungere da cassa di risonanza per quel madornale errore.La carta stampata quella che si occupava di scandali o presunti  tali non esitò un solo momento, per sbattere il mostro in prima pagina.

Nel suo  racconto la dott.ssa Luana Martucci  Giurista-Criminologa narra l’essenza di un episodio, che deve farci comprendere sopratutto che nel settore criminologico/criminalistico non si deve  sfidare la “sorte giudiziaria” con dichiarazioni dette tanto per dire, o con perizie giudiziarie che non diano un esito  in grado  di spostare l’orizzonte delle  indagini:  “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

 

UN MOSTRO DI PASSAGGIO 

Non ci è dato immaginare quale terribile incubo abbia vissuto il professor Schillaci Lanfranco quando nel 1989 si sentì accusato di aver compiuto il più infamante degli atti che un padre possa realizzare nei confronti di una figlia, la violenza sessuale.
Siamo in primavera a Limbiate, Milano, e la famiglia Schillaci, composta dai due genitori ed una bambina, Miriam, vive da diversi anni in quella località dove tutti si conoscono ed apprezzano quel gentile Professore di matematica, emigrato dalla lontana Sicilia.
Nel mese di aprile Miriam, di soli due anni e mezzo, sta male, ha la febbre alta. Immediatamente i genitori la portano al pronto soccorso dell’ospedale vicino: la piccola perde sangue dalle parti intime e presenta alcune strane lesioni ed eritemi alla mucosa del retto.
I medici che immediatamente la visitano emettono senza dimostrare alcun dubbio questa terribile diagnosi: la bambina è stata abusata sessualmente.
Improvvisamente i giornali, le tv, le radio si scatenano accusando colui che è, naturalmente, più vicino alla piccola, cioè il Prof. Schillaci.
In poco tempo il suo nome e quello di sua moglie con relativo indirizzo di abitazione, vengono sbattuti sulle prime pagine dei vari quotidiani locali e nazionali, costruendo in tal modo un processo mediatico che inevitabilmente si aggancia con quello giudiziario, con l’accusa di violenza sessuale rivolta al padre senza alcun dubbio, senza la minima ombra dell’ incertezza.
Non tarda ad arrivare un provvedimento cautelare con cui la magistratura, togliendo la patria potestà, separa la bimba dai genitori, definendone persino l’adottabilità.
Per tutti, ormai è certo che Miriam, è stata abusata sessualmente dal padre ed a seguito di tale violenza si trova in pericolo di vita.
L’intera Italia si indigna di fronte ad un mostro del genere, il clamore dei mass media è pari ad una valanga smisurata di fango che precipita e stravolge l’ esistenza, fin allora cosi normale, del semplice Prof. Schillaci.
D’altra parte, nell’ambito delle indagini giudiziarie e medicolegali, solo la voce del Prof. Luigi Bruni, primario dermatologo, si leva dissonante, collegando le lesioni della piccola alla somministrazione di un comune medicinale la “Tachipirina”, che era stato fatto assumere alla bambina in dosi considerevoli dai genitori per l’ affezione febbrile.
Il medico avverte i legali della famiglia Schillaci sullo sconcertante ma possibile errore, ed inoltre contatta il perito medicolegale tecnico d’Ufficio, incaricato dal Sostituito Procuratore della Repubblica di Milano, fornendogli dei dati scientifici e probanti sulle possibili gravi conseguenze biologiche derivate dall’assunzione della tachipirina.
In questo vortice frenetico di notizie scioccanti e convulsi colpi di scena, nessuno immagina che il destino di Miriam è già tragicamente segnato: la piccola morirà dopo pochi mesi per un tumore maligno al retto.
Una perizia medico legale, effettuata proprio grazie all’intervento del Prof. Luigi Bruni, dopo circa 15 giorni dal fatto, aveva escluso la possibilità che la bambina potesse riportare problemi conseguenti all’assunzione del farmaco, ma aveva diagnosticato un teratoma sacro-coccigeo al retto. Ecco perché tutto quel sangue! quelle strane lesioni sulle parti basse!
Quindi non esiste alcun violentatore, nessun padre pedofilo. E’ stato tutto un errore: il Prof. Schillaci è innocente!
Arrivano smentite da tutte le parti, persino le scuse del Presidente della Repubblica. Ma questo nuovo sconvolgente fatto (la terribile malattia della bambina) contribuisce solo ad aggravare quell’ implacabile destino che già aveva messo a dura prova l’esistenza della famiglia Schillaci.
Il mite Professore, che nel frattempo si era ritirato da ogni ambito di vita sociale, compreso il lavoro, appena riavuta la piccola malata, la porta in Sicilia, tra i parenti più stretti, lontano da quei luoghi e da quei veleni che a lui , non avevano risparmiato nulla, neanche il silenzio di un dolore che sarà sempre eterno.

*tutti i diritti sono riservati all’autrice*




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