Il delitto di Garlasco la prova e la probabilita logica

 

 

aspettando la pronuncia della Suprema Corte di cassazione

 

garlascoNaturalmente ricostruire un fatto ex post non è sempre facile, ciò nonostante la sostanziale metamorfosi attraverso cui l’indizio muta in prova e che avviene nella fase del contraddittorio tra le parti, dovrebbe cercare sostegno in una verità che non può e non deve emergere esclusivamente da un concetto probabilistico o statistico, ma da una ricostruzione certa di come realmente si sono svolti fatti.

LA PROBABILITA’ LOGICA

Verità storica e verità processuale  

Due concetti così distanti che nell’ambito di un dibattimento processuale possono avvicinarsi a tal punto da sovrapporsi.
Naturalmente ricostruire un fatto ex post non è sempre facile, ciò nonostante la sostanziale metamorfosi attraverso cui l’indizio muta in prova e che avviene nella fase del contraddittorio tra le parti, dovrebbe cercare sostegno in una verità che non può e non deve emergere esclusivamente da un concetto probabilistico o statistico, ma da una ricostruzione certa di come realmente si sono svolti fatti.
Il criminologo nel contesto di un’indagine nell’ambito di ciò che concerne la sua specialità, deve sempre tenere a mente che le sue analisi, le sue investigazioni saranno oggetto di contraddittorio e, nella fase processuale dovranno dimostrarsi in grado di confutare gli indizi derivanti dalla tesi accusatoria onde far sì di porsi in grado di traslare un fatto storico nel presente in maniera reale e vera.
Nell’ambito penalistico però si sta facendo strada il nuovo concetto cosiddetto di “probabilità logica”, di seguito leggerete un passo della pronuncia della Corte Suprema di Cassazione nr.30328 dell’ 11.09.2002 meglio conosciuta come sentenza Franzese:

…di talché, ove si ripudiasse la natura preminentemente induttiva dell’accertamento in giudizio e si pretendesse comunque una spiegazione causale di tipo deterministico e normologico- deduttivo, secondo criteri di utopistica certezza assoluta, si finirebbe di frustare gli scopi preventivo-repressivo del diritto e del processo penale in settori nevralgici per la tutela di beni primari”.

La corte di legittimità lascia in pratica intendere che la verità intesa come certezza assoluta è un concetto del tutto utopistico, illusorio, a tal punto da frustare lo scopo preventivo e repressivo del processo.
L’uso del termine preventivo lascia poi intendere che il metro di valutazione induttiva può essere adottato anche nella valutazione, già oltremodo indiziaria, che può condurre da parte dell’Autorità Giudiziaria competente ad emettere provvedimenti di custodia cautelare.

Al di là di ogni ragionevole dubbio
Leggendo l’interessante articolo tratto dall’osservatore italiano, ci si potrà rendere conto di come, i periti nominati dalla Corte d’Assise d’ appello, riportino gli esiti dei loro esami con dati che non trovano fondamento su certezze anzi, al contrario, essi si basano su mere probabilità costellate da numerose variabili… vediamoli:

è pressoché impossibile che Alberto Stasi quando ritrovò il corpo senza vita della sua fidanzata Chiara Poggi abbia potuto calpestare delle macchie di sangue; oppure: le probabilità di non intercettare alcuna traccia ematica nella villetta di via pascoli son pari a 13 o a 16 per ogni miliardo; o ancora: si ottiene per la probabilità composta il valore di 0.0000316% se il percorso ha inizio con il piede sinistro ed il valore di 0.0000320% se il percorso ha inizio con il piede destro. Se si considerano 10 appoggi, incluso anche il secondo gradino si ottiene per la probabilità composta il valore 0.0000016% se il percorso ha inizio con il piede sinistro ed il valore 0.0000013% se il percorso ha inizio con il piede destro.

Abbiamo letto che i periti usano l’avverbio pressoché… sinonimo di: quasi, circa, grosso modo, all’ incirca e contrario di: esattamente, precisamente.
Il suo significato? È un avverbio usato per lasciare intendere una approssimazione o un’indicazione vaga (da Wikizionario).
Probabilità è un concetto che invece si basa su una branca della statistica (wikipedia).
Statistiche che se in grado di elevare il grado di probabilità di un dato elemento ritenuto idoneo a far scaturire quel dato evento, conducono alla probabilità logica in base alla quale può scaturire un giudizio di colpevolezza.
Viene da chiedersi:
Ma se Alberto Stasi fosse stato realmente l’autore dell’efferato omicidio della povera Chiara Poggi, quante sono le probabilità esistono che le scarpe consegnate agli investigatori, erano effettivamente quelle calzate al momento del delitto?

Giallo
DELITTO GARLASCO: I TRE ESPERTI DELLA CORTE D’ASSISE D’APPELLO SCARTANO L’“EVITAMENTO IMPLICITO” DEL SANGUE DI CHIARA POGGI

La relazione, depositata qualche giorno fa si discuterà in aula il prossimo 8 ottobre 2014.
Roberto Testi, responsabile dell’unità di medicina legale dell’Asl 2 di Torino, Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, entrambi docenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bologna, dimostrano come viene scartato il cosiddetto “evitamento implicito” su cui si “è ampiamente dibattuto” nel processo di primo grado.

di Cinzia Marchegiani

Delitto Garlasco –
Un giallo che promette ogni volta cambi repetini e importanti piste che sembrano aprire nuovi scenari. Nel ricostruire la dinamica dell’assassinio i tre nuovi esperti nominati, a differenza dei periti del primo grado, spiegano che la prima fase dell’aggressione, avvenuta in soggiorno, non “sarebbe durata un tempo considerevole” bensì “assai breve” (in questo modo sarebbe ridotto anche il lasso di tempo in cui è stato commesso l’omicidio). Inoltre ipotizzano che Chiara, dopo essere stata buttata lungo le scale ed essere scivolata per i primi gradini, “sia stata raggiunta dall’aggressore, nuovamente colpita e spinta per i piedi verso il basso”. Questa perizia e quella sugli accertamenti genetici verranno discusse in aula a partire dall’8 ottobre. Le nuove relazioni sembrano confermare che Stasi avesse poche e infinitesime possibilità di non pestare il sangue di Chiara. Questa importante ricostruzione sarà portata al processo di secondo grado che parte fra due giorni, dove Stasi è imputato per l’omicidio di Chiara il 12 agosto 2007. Al processo sarà considerato il nuovo dato emerso dalla perizia chiesta dai Giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano: “È pressoché impossibile che Alberto Stasi quando ritrovò il corpo senza vita della sua fidanzata Chiara Poggi abbia potuto evitare di calpestare delle macchie di sangue. Le probabilità di non intercettare alcuna traccia ematica nella villetta di via Pascoli sono pari a 13 o a 16 per ogni miliardo”. Nella relazione, depositata qualche giorno fa, e di cui si discuterà in aula, Roberto Testi, responsabile dell’unità di medicina legale dell’Asl 2 di Torino, Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, entrambi docenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bologna, dimostrano come viene scartato il cosiddetto “evitamento implicito” su cui si “è ampiamente dibattuto” nel processo di primo grado. Il dato emerso prenderebbe ancora più corpo e valore in quanto Alberto Stasi non è riuscito mai a spiegare nel dettaglio e quindi a chiarire se quel giorno fosse sceso per uno o due gradini della scala sulla quale ritrovò il cadavere di Chiara. In merito sono state analizzate due alternative su un’area “effettivamente calpestabile”. La prima analizza il percorso compiuto costituito da 8 passi per via dell’esclusione del secondo gradino e “un innaturale” movimento di Alberto (“arretramento sui propri passi senza girare il piede sul gradino”): secondo i calcoli degli esperti nominati dalla Corte d’Assise d’Appello, “si ottiene per la probabilità composta il valore 0.0000316% se il percorso ha inizio con il piede sinistro ed il valore 0.0000320% se il percorso ha inizio con il piede destro. Se si considerano 10 appoggi”, incluso quindi anche il secondo gradino, “si ottiene per la probabilità composta il valore 0.0000016% se il percorso ha inizio con il piede sinistro ed il valore 0.0000013% se il percorso ha inizio con il piede destro”.A queste nuove evidenze, “Chi l’ha Visto?” storica e importante trasmissione su Rai 3, ricorda gli accertamenti eseguiti sulle scarpe indossate da Stasi e da lui consegnate ai carabinieri la mattina dopo il che delitto e risultate prive di macchie di sangue, prove che vanno ad ingrossare le nuove perizie in questa direzione. Per i periti “la morfologia delle suole della Lacoste calzate quel giorno da Alberto si prestava a trattenere le tracce di sangue, anche i frammenti essiccati: dall’esame “è possibile – riporta la relazione – osservare la presenza di piccole particelle adese alle creste della suola” ed “è ragionevole che tali particelle restino aderenti per un tempo determinato”. Per questo ritengono impossibile che non sia stata trasferita alcuna traccia ematica sui tappetini della sua Golf, l’auto su cui salì per andare dai carabinieri a dare l’allarme, dopo aver “percorso avanti e indietro il pavimento sporco di sangue.”

articolo tratto da l’Osservatore italiano pubblicato in data 06.10.2014

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