Catherine Skerl – Cronache di Un Mistero – II PARTE –

di Giuseppe Guarcini

Catherine Skerl

Prosegue il racconto di quel terribile anno racchiuso tra il giugno 1983 e il mese di agosto 1984, Giugliano Maurizio al centro di tutte le attenzioni da parte della cronaca del tempo oltreché dalle Forze dell ‘ordine.
Nel racconto che segue oltre ad essere narrata la vicenda sotto l’aspetto criminalistico che ha riguardata la morte di Giuliana Meschi, viene inoltre riportata l’analisi criminologica psichiatrica dalla quale si potrà delineare maggiormente l’avulsa personalità di Giugliano Maurizio.
Tutto al fine di evidenziare  quanto un personaggio cosi istrionico, tale fu definito anche dalla perizie psichiatriche dell’epoca,  fu in grado di attrarre su di sé l’attenzione degli investigatori e degli organi di informazione dell’epoca.

articolo cathyAnche nel caso delle indagini effettuate sul Caso di Catherine Skerl, durante la sua  analisi ho avuto modo di riscontrare che l’attenzione degli investigatori, nell’imminente si riversò su Giugliano Maurizio “protagonista” incontrastato in quel periodo.

Appare in maniera netta, come gli investigatori riversarono tutte le indagini su quel personaggio.  Tra le tante persone ascoltate, amici  di Cathy, persone che magari la conoscevano anche solo di vista ma che frequentavano la stessa scuola, tanti di loro hanno riferito di essere stati  ascoltati dagli inquirenti dell’ epoca, ma nessuno ricorda domande  su argomenti particolari, molti però ricordano che gli investigatori mostrarono loro la fotografia  indovinate raffigurante chi ? ebbene si!  Maurizio Giugliano e tutti, o  almeno quelli con cui io mi sono confrontato sul caso, risposero di non averlo mai visto intorno alla scuola, nei pressi dell’abitazione di Cathy o tantomeno girare insieme a Cathy per le vie della capitale.

Tra le tante storie fantastiche  che hanno fatto da contorno a questa tragica vicenda,  sembrerebbe essere emerso che Cathy quel sabato pomeriggio fu vista a bordo della lambretta con Giugliano Maurizio.

Tra le tante persone che all’ epoca conoscevano Cathy che, sul suo conto è emerso un giudizio unanime, era una ragazza con una personalità in grado di attirare l’attenzione su di sé, non passava certo inosservata, ma non solo per i suoi tratti fisici, anche per la disinvoltura con cui era in grado di correlarsi con le persone che la circondavano.

Nel contesto investigativo  colto a ricostruire quella triste giornata di sabato, ho avuto modo di incontrare persone che le sono state vicine, molte reticenti, altre che si nascondo dietro a un laconico: quello che dovevo dire lo dissi allora, altre ancora non hanno  voluto raccontare   aggiungendo  che parleranno solo di fronte ad un magistrato. Mi auguro qualora  ciò dovesse accadere non lo facciano nella stessa maniera in cui lo hanno fatto trent’anni fa. Per fortuna ho avuto modo di incontrare anche chi, ancora oggi a distanza di anni è  assetato di giustizia  e non si tira indietro , anzi  in qualche modo  è prodigo nel raccontare ciò che sa.

Qui di seguito un tratto inedito della mia indagine che ha riguardato quella giornata di sabato, narrato dalla testimonianza di una ragazza che io ho stesso ho raccolto:

conoscevi Cathy?

No, non molto bene, frequentavamo lo stesso istituto scolastico, ci salutavamo cortesemente ma non avevamo un rapporto, come dire,  stretto di amicizia;

cosa puoi dire di lei

Non molto, solo che era una ragazza solare, sempre molto sorridente, le volevamo tutti un gran bene, poi è naturale non con tutti può nascere e instaurarsi  lo stesso tipo feeling;

Quando hai saputo di ciò che le era successo?

Il lunedì successivo, a scuola;

Raccontami di quel sabato:

Si, è rimasto impresso nella mia memoria, perché proprio quel sabato con Cathy

L’hai per caso vista allontanarsi da Scuola con un energumeno a bordo di un qualche mezzo?

No, assolutamente, ho sentito di questa storia ma non la ritengo affatto vera, da quello che ho letto su di lui non è una persona che Cathy per un qualsiasi motivo potesse frequentare, tantomeno l’ho mai visto aggirarsi intorno alla nostra scuola o in sua compagnia.

Torniamo a sabato..

Si..

Racconta ciò che è successo

Ero uscita da scuola e come tuti i giorni ho preso l’autobus per tornare a casa. Ricordo che mi sistemai sulla parte posteriore dell’autobus, all’inizio non ci feci caso perché essendo pieno non potevo vedere, poi scesero un pò di ragazzi e solo allora riuscii a vedere Cathy. Era sola ferma al centro dell’autobus.

La incontravi spesso ?

Facevamo quasi tutti i giorni lo stesso percorso con l’autobus per poter tornare a casa, Cathy difficilmente era sola aveva le sue amiche di sempre.

Cosa successo su quell’ autobus?

Ricordo che mi avvicinai a lei e iniziammo a parlare, niente di che, i soliti discorsi di scuola, poi arrivò il momento in cui dovevo scendere, non lo so perché avrei voluto quasi abbracciarla, naturalmente non lo feci non c’era mai stata tanta confidenza tra noi, ricordo però che decidemmo di risentirci e magari organizzare qualche uscita insieme.

Scesi alla mia fermata, continuammo a salutarci fintanto la sagoma dell’ autobus non si allontanò, se non ricordo male Cathy doveva scendere dopo due massimo tre fermate.

Questi elementi  chiariscono  in maniera certa che Cathy quel sabato appena uscita da scuola prese autobus per tornare a casa, dove una volta arrivata incontrerà il fratello ed insieme, decideranno di andare alla festa in via Cartesio. Nessun giro con la vespetta guidata da Giugliano Maurizio. 

Negli atti dell’ epoca naturalmente non si potrà rinvenire alcuna traccia di questa testimonianza per un semplice motivo, quella ragazza di allora, oggi donna non fu mai ascoltata dagli inquirenti.

Torniamo a percorrere quel tragico anno  con  l’omicidio di Giuliana Meschi,  altro dato importante è  la perizia psichiatrica a cui fu sottoposto Giugliano nel primo grado del processo in Assise per l’omicidio di Giuliana Meschi.

Giuliana MESCHI.

Giuliana Meschi
Giuliana Meschi

E’ trascorso appena un mese dall’omicidio di Tea Stroppa 20 giorni dal brutale assassino di Lucia Rosa e poco più di 15 giorni dall’assassinio di Luciana Lupi.
Giuliana Meschi 32, anni originaria di Livorno, in quel periodo si trovava a Monte S.Biagio una cittadina poco di stante da Latina dove collaborava nel restauro di una scuola, lei che appunto si era diplomata in restauro.
Il compagno, Francesco Giannetti, con cui Giuliana conviveva dopo essersi separata dal marito da quattro anni, raccontò che oltre alla collaborazione nel restauro svolgevano la loro attività presso un gruppo di ecologisti vicino a Terracina.
Due giorni prima del ritrovamento del suo corpo privo di vita, Giuliana era stata costretta a a far ritorno a Roma. La donna doveva riscuotere da una cooperativa che offriva assistenza agli anziani, in cui lavorava, la somma di Lire 300.000.
Disse al compagno di non preoccuparsi per il suo rientro in Monte S.Biagio da Roma poiché si sarebbe arrangiata facendo l’autostop.
Sabaudia (LT) 5 agosto 1983.
Conosciutissima cittadina  sul mare frequentata dal mese di agosto ai tanti romani che nel periodo estivo  abbandonavano la calura estiva della città e si spostavano, come ancora oggi sono soliti  fare,  lungo il litorale pontino. In località Sacramento, Alessio un contadino della zona era intento alla sistemazione dei suoi campi a bordo del suo trattore raccoglieva le balle di fieno.
Ad un tratto, però, lungo una via che collega i suoi campi un auto, una Ford di colore giallo con la cappotta nera, una di quelle macchine sportive, gli impediva il passaggio con il suo trattore.
Tra l’incavolato e l’incuriosito, Alessio scese dal mezzo per cercare il proprietario dell’auto o almeno capire se ci fosse stato qualche problema.
Mentre si aggirava intorno alla vettura Alessio udì delle voci che attirarono la sua attenzione, capì che provenivano da non molto lontano, e distinse chiaramente che si trattava delle voci di un uomo e di una donna e questa esclamava: “Lasciami stare voglio andarmene” mentre l’uomo replicava “vieni qui vieni, vieni qui ”.
Il contadino si voltò nella direzione da cui le voci provenivano e notò una donna correre in direzione della zona in cui era parcheggiata la Ford, aveva il pantalone e la mutandina abbassata ed un uomo che la rincorreva che dopo averla raggiunta la scagliò terra afferrandola per il collo.
Alessio non era l’eroe di turno, si allontanò e poco dopo incontrò il suo amico Silvano e gli raccontò per filo e per segno tutto ciò a cui aveva avuto modo di assistere.
Dopo un pò mentre era ancora intento ad accudire ai suoi campi nota nuovamente la Ford gialla con il tettuccio nero sbucare sulla via litoranea vede l’uomo alla guida ma non la donna.
Lassenza della donna in auto destò l’attenzione del contadino che insospettito, tornò nel luogo dove poco prima aveva assistito alla scena dei due che si rincorrevano e lì notò riverso a terra il corpo della donna ormai privo di vita.
La donna si chiamava Giuliana Meschi. Gli inquirenti dell’epoca appurarono cheLuciana si era recata a Roma dove avrebbe dovuto riscotere la somma di Lire 300.00 dovutegli quale corrispettivo per prestazioni che aveva svolto ad alcune persone anziane residenti nella capitale.

Il corpo privo di via di Giuliana Meschi
Il corpo privo di vita di Giuliana Meschi

Scoprirono inoltre che l’auto, la Ford Gialla era stata acquistata a Roma presso un rivenditore di automobili usate, e aveva sottoscritto il contratto con firma apocrifa a nome di tale Santini Mario. Una successiva perizia calligrafica appurerà essere la grafia del Giugliano quella usata per sottoscrivere il documento di acquisto dell’auto.( non emerge come  gli investigatori siano arrivati alla Ford di Giugliano, tantomeno se il contadino avesse nella circostanza segnato la targa dell’auto)
Giugliano Maurizio che nel frattempo era stato recluso nel carcere di Rebibbia per altra causa, fu sottoposto ad un ricognizione personale e il Contadino Alessio, riconobbe senza alcun dubbio essere la persona che aveva visto insieme alla donna poi trovata cadavere nel suo campo di mai in quel giorno di agosto 1983.
Sarà condannato in primo grado  dalla Corte di Assise di Latina il 09 giugno 1986 alla pena di anni 17 e mesi 8 di reclusione, concessa la diminuente ed esclusa l’aggravante di aver agito per crudeltà, perché riconosciuto colpevole di aver cagionato la morte di Meschi Luciana mediante strangolamento e di aver sottratto a quest’ultima la somma di lire 300.00 dopo la sua morte.

I contrasti tra le perizie pscichiatriche
corte-assise-palermoGiugliano Maurizio abbiamo visto  come in precedenza fosse stato coinvolto nelle indagini e successivamente imputato per gli omicidi di :

-Lucia Rosa;
– Omicidio Tea Stroppa avvenuto il 05.07.1983;
Ebbene  pensate che per ognuno dei processi gli accertamenti effettuati riguardo del suo stato di mente non concordarono in nessuna maniera, ricorderete che per l’omicidio di Tea Stroppa, la dottoressa B.M. Arioni ravviso il vizio totale di mente tant’è che il Giugliano fu prosciolto dall’accusa, mentre  per l’ omicidio di Lucia Rosa il dott. Roberti affermò l’inesistenza di elementi a cui ancorare l’incapacità totale o parziale,  quindi pienamente capace di intendere e di volere, Giugliano fu per assolto per  non aver commesso il fatto cosa fu evidenzia invece nella perizia psichiatra effettuata nella vicenda giudiziari dell’Omicidio Meschi?

 un passo indietro, Giugliano in primo grado di Assise fu condannato alla pena della reclusione di anni….

Analisi criminologica psichiatrica di Giugliano Maurizio.
La corte di Assise di Latina il 09 giugno del 1986 condannava Giugliano Maurizio alla pena di anni 17 e mesi 8 di reclusione. Il collegio giudicante nella circostanza concesse la diminuente di cui all’art . 89 c.p. concernente il vizio parziale di mente (chi nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare gradatamente senza escluderla, la capacità di intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita).
Escluse anche l’aggravante di aver agito con crudeltà all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena. In considerazione della sua pericolosità sociale fu disposto una volta scontata la pena un ricovero presso una casa di cura e di custodia per tre anni.
Pronunciata la sentenza Giugliano fu tradotto presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia.
In pratica fu questo l’epilogo del processo di primo grado nei confronti di Giugliano, siamo di fronte ad una condanna scaturita a seguito di una perizia che dichiarò la capacità di intendere e di solo parzialmente scemata.
La vicenda giudiziaria però si arricchisce di un seguito, che scaturì quando il legale di Giugliano propose  appello alla sentenza emessa dalla giudici di prime cure della Corte di Assisi di Appello di Latina.
Il legale, formulò l’appello chiedendo la concessione delle circostanze attenuanti generiche, considerato che l’imputato fu reo confesso e della sua personalità contorta della vita, tra cui l’incidente d’auto e la traumatizzazione cranica da lui sofferta all’età di sei anni.
Tra l’altro in quel contesto la difesa eccepì che nel corso di un altro procedimento, (omicidio di Tea Stroppa di cui abbiamo parlato)  Giugliano Maurizio era stato sottoposto ad altra perizia che lo ritenne non imputabile per totale vizio di mente, pertanto venne richiesto il rinnovo della psichiatrica anche in sede di appello.
Nell’ occasione Il Giugliano fu nuovamente interrogato ma egli  si limitò a dichiarare in maniera tautologica e monotona sue testuali parole: “sono  un alienato mentale”.
La Corte d’assise di Appello rigetto l’istanza di rinnovare la perizia psichiatrica, uniformandosi al consolidato indirizzo giurisprudenziale espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, che prevedeva appunto che la perizia psichiatrica disposta ed eseguita nel corso di altro giudizio, non poteva essere utilizzato per lo stesso soggetto imputato successivamente incriminato per altri fatti.
L’esame sullo stato di mente dell’imputato deve essere effettuata in relazione al procedimento per cui vien giudicato.

Il collegio giusdicente di primo grado determinò il vizio parziale in base a quanto periziato dal Dott. Bessa il 30.07.1986.
…Può osservarsi che in nessun parte (epicrisi, diagnosi, conclusioni) viene conclamata al soggetto un vizio totale di mente. Anzi è dato rilevare : un’assenza di obnubilamento della coscienza che è invece presente nel “Delirium”; assenza di perdita significativa delle capacità intellettive che è invece presente nella demenza; assenza di disturbi predominanti dell’umore, che sono, invece, nella sindrome organica di affettività; assenza di deliri o allucinazioni predominanti, che sono invece presenti nella sindrome organica o nell’allucinosi organica”.
Una tale diagnosi, precisò il dott. Bessa, esclude di una qualunque sindrome psicotica in grado di alterare i processi dell’intelligenza e della volontà, con l’annientamento della capacità di intendere e di volere.
Il perito inoltre constatò: “ una modificazione marcata nel comportamento del Giugliano implicante uno sei seguenti elementi (e si badi non tutti):
– labilità emotiva; scoppi improvvisi di collera e pianto:
– labilità emotiva; scoppi improvvisi di collera e pianto:
– difetto del controllo degli impulsi ;impoverimento delle capacità critiche;
– sospettosità o idee paranoidi.
Tutto questo senza una perdita significativa delle capacità intellettive.
Il collegio ritenne non rinnovare in sede id appello la perizia psichiatrica e non ricorrendo gli estremi per cui riconoscere il vizio totale di mente”.
Sempre l’organo giusdicente affermò che la perizia disposta nel primo grado del giudizio, ha correttamente indicato, nel formulare il giudizio di pericolosità sociale e di vizio parziale di mente, che l’appellante appartiene alla categoria degli psicopatici esplosivi epilettoidi o irritabili, cioè a quegli anormali di mente che si rendono autori di cosiddetti delitti di impeto.
il termine epilettoide sta ad indicare la somiglianza di carattere che esiste con chi è affetto da epilessia sintomatica Jacksoniana. Krapelin li aveva indicati con il termine “erregbare” cioè psicopatici irritabili, ma tale definizione oggi viene evitata perché generatrice di equivoci. Lo steso dicasi del termine” impulsivamente violenti” proposto dal Baers. Accettabile è invece quello degli “psicopatici esplosivi che per primo fu usato da Alfredo Adler nel suo ancora attuale ”Menschenkenutis” allorché aveva indicato nei traumatizzati del cranio in età infantile appartenenti a famiglie travagliate dalle necessità economiche e dalla scarsa cultura, quel sentimento di inferiorità e di completezza che impediva loro di controllare i propri istinti aggressori, in quanto come preciserà il suo gande rivale ed amico Freud gli istinti di morte aveva la prevalenza sugli antinomici istinti di Eros”.
Amore e morte, quindi, come nel caso di specie, perché il Giugliano, che nelle normali condizioni ordinarie di vita, è per lo più discretamente tranquillo e adattabile, per motivi di ordine sessuale, invece, si infiamma, per cui perde ogni inibizione e arriva a compiere atti di violenza anche molto gravi. Caratteristica essenziale del suo comportamento di epilettoide è la circostanza che la sua volontà denota la tipologia dell’impulsività e a volte di quella di del tipo “a corto circuito.
Kurt Schneider in epoca recente ha riproposto le a grande intuizione di Adle ribadendo che il carattere epilottideo si sviluppa in forma sintomatica sul terreno di una predisposizione sul terreno di una predisposizione; in genere l’eziologia è ristretta a forme postume di encefalite endemia o di traumi del capo accompagnate da carenze affettive familiari e sociali.
La moderna criminologia psichiatrica si interroga se nel gentilizio degli epilettici siano particolarmente frequenti gli psicopatici epilettoidi e viceversa se nel gentilizio di questi ultimi si trovino con una certa frequenza gli epilettici sintomatici.”
Quello che il collegio giusdicente intese far notare fu di considerare il rapporto di epilessia e psicosi epilettoide tra specie e genus ovvero tra entità psiconosologiche a sintomatologia analoga. E’ certo che il malato possiede al coscienza e la volontà delle proprie azioni grandemente scemata durante l’aura epilettica ovvero durante la manifestazione esplosiva, mentre nei periodi intervallari o extra accessuali ha in genere piena capacità di intendere e di volere, in quanto si tratta in entrambi i casi non di un male patologico tale da causare permanente deficienza, ma permette al soggetto, nei suddetti periodi e a distanza dall’accesso. Lucidità e consapevolezza delle proprie azioni.
Per quanto riguardava invece la traumatizzazione cranica subita per un incidente in età infantile, l’infelice esistenza, le carenze ambientali derivate da un degrado sociale e familiare, furono considerati gli elementi che contribuirono a giustificare al concessione di un vizio parziale di mente, tenuto conto che hanno costituito la base eziologica della malattia sintomatica di origine psichiatrica riscontrata dal perito.
Il collegio giudicante quindi concluse:
“Non rimane, quindi, da valutar assieme al cattivo comportamento processuale dell’imputato i suoi allarmanti precedenti penali, nonché la particolare ferocia con cui venne commessa l’azione criminosa, contraria non solo al dovere dell’ospitalità ( la vittima aveva chiesto l’autostop al criminale) ma alla più elementare umanità ( alla Meschi vennero riscontrate la fratture di tutte le costole e lo spappolamento del fegato). Consegue che da tali elementi negativi che l’imputato denotato un impietoso cinismo e un alto grado di pericolosità sociale per cui la Corte non lo ritiene meritevole di alcuna mitigazione della pena e conferma quindi al sentenza emessa il 09. 06.1986”.

 

 

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