LA BANCA DATI DEL D.N.A

dna nuovo

 

 

A cura del dott. Giuseppe Guarcini

 

Nelle precedenti fasi abbiamo avuto modo di constatare che attraverso il prelievo di materiale biologico rinvenuto nella scena del crimine è possibile ricavare il D.N.A da cui estrarne un profilo genetico in grado di essere utilizzato come metro di comparazione con un soggetto, sospettato di aver compiuto quel dato fatto delittuoso.

Accade, però, che le indagini compiute non conducano ad alcun sospettato e dunque quel profilo genetico rischia di rimanere fine a sé stesso, in attesa che gli investigatori nel corso di ulteriori indagini, collaterali  a quelle genetiche, conducano all’identificazione di un eventuale sospettato.

Qui si pone la prima questione: qualora si sospetti di un determinato soggetto, come entrare in possesso di elementi  biologici che attengono alla persona del sospettato in grado di ricostruire il profilo genetico e quindi accertarne la corrispondenza con quello rilevato sulla scena del delitto.

Per lungo tempo si è dibattuto sulla questione; a porre fine alla querele giurisprudenziale è stata la corte di Cassazione II sez. Penale con  la sentenza nr.33076 del 25 luglio 2014, dove in sostanza i giudici hanno affermato che allo scopo di effettuare le comparazioni tecniche necessarie all’individuazione del soggetto, il cui fattore genetico lo identifica ( non fa cenno al concetto  di presunzione) l’autore del reato, il prelievo può essere effettuato anche senza l’osservanza delle garanzie utili ad integrare il contraddittorio, mantenendo l’osservanza delle modalità non invasive e non lesive dell’integrità  personale.

Ancora, i giudici della suprema corte stabiliscono che il prelievo del D.N.A della persona indagata attraverso il sequestro di oggetti contenenti residui organici, considerato che precede  il momento dedicato agli accertamenti tecnici, non richiede l’osservanza delle garanzie difensive che invece dovranno sussistere per le successive operazioni di comparazione.

Ciò trova conferma nell’art. 349 c.p.p., che prevede espressamente il prelievo di “saliva” o di “capelli”, anche senza il consenso dell’interessato mediante autorizzazione scritta dell’autorità giudiziaria….(cfr sentenza n. 34294 del 2008 rv.240714 in senso conforme rv 232122; rv 251775).

Nondimeno, l’esame di laboratorio che si effettua per rilevare il D.N.A è un accertamento tecnico per sua natura dichiarato ripetibile, pertanto soggetto alle norme procedurali previste ex art. 359 c.p.p.

Sulla ripetibilità o meno torneremo in seguito e attraverso la collaborazione di un genetista potremo comprendere quando l’accertamento del D.N.A può essere considerato ripetibile e quando no.

Perché, allora, non creare una banca dati del D.N.A., a prima vista questa  sembrerebbe la  più facile conclusione al problema. Basti pensare che si potrebbe ottenere  in tempo reale, la comparazione utili ai soli fini investigativi, del profilo genetico rilevato sulla scena del crimine con un profilo eventuale contenuto nella banca dati.

Per poi magari, effettuare il successivo riscontro utile ai fini processuali con le garanzie dettate dal contraddittorio.

E’ naturale che ci si troverebbe al cospetto di una banca dati il cui contenuto assumerà i connotati di assoluta riservatezza. Basti ricordare che in un profilo genetico è contenuta la storia di ciascuno di noi e della relativa cerchia biologico familiare.

Attualmente la Banca dati del D.N.A. che esiste in Inghilterra risulta essere il più grande archivio genetico  adibito a scopi forensi esistenti al mondo.

In Italia a tutt’oggi, i risultati che si ottengono dagli accertamenti genetici compiuti nella varie indagini, restano fini a loro stessi tant’è che attualmente e le banche dati esistenti contengono dati non ufficiali gestiti dalle nostre Forze di Polizia.

Nel d.d.l nr. 1877 con cui l’Italia aderisce al Trattato di Prum concluso il 27 maggio 2005 tra il Regno del Belgio, la Repubblica federale di Germania, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, il Granducato di Lussemburgo, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica d’ Austria, il governo ha dato avvio ad un piano di studi in grado di porre le condizioni per l’istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA.

Il nostro legislatore dovrà valutare attentamente la questione cercando di attuare una mediazione  tra gli interessi connessi a finalità investigative e le garanzie che peraltro sono costituzionalmente garantite  e finalizzate alla tutela dei dati personali.

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