Amor ch’ha nullo amato amar perdona

di Michela Donvito

“…mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.”
(Dante Alighieri, Inferno V)

Quella di Paolo e Francesca è la storia realmente accaduta di due innamorati, morti a causa della loro passione. Il tragico amore di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta, conteneva tutti gli elementi dell’eterno mito greco Amore e Morte, tanto da diventare la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione e ha ispirato le opere di numerosi artisti. Da Dante in poi (Divina Commedia, In­fer­no, Canto V). moltissimo si è scritto su di loro. Numerosi sono gli ingredienti di questa vicenda: amore e morte, passione e gelosia, inganno, tradimento, faida familiare, politica e anche mistero, poichè le cronache del tempo non riportarono particolari dei fatti.
La vera storia di Paolo Malatesta e Francesca Da Rimini, i giovani cognati amanti uccisi dal marito di lei, Gianciotto Malatesta, per tradizione orale, sembra si sia svolta nel Castello di Gradara verso la fine del 1200, ma non ci sono documenti che l’attestino, nei secoli che seguirono si cercò, infatti, di celare il peccato di adulterio dei due cognati, dato che Francesca era stata precedentemente ingannata (essendole stato indicato Paolo e non il brutto Giangiotto come suo futuro sposo).
Lo storico cinquecentesco Baldo Branchi, iniziando a raccontare l’episodio, scrive che: “In quel mese (Settembre del 1289) occorse nella casa dei Malatesta uno strano caso…” e dal colorito commento di Giovanni Boccaccio, conosciamo la storia d’amore che nasce tra i due cognati, l’inizio della vicenda e il tragico epilogo: “…i due si incontravano in segreto intrattenendosi con delle letture. Un giorno intenti a leggere il libro di Lancillotto e Ginevra “… come Amor lo strinse” furono indotti a trasgredire a ciò che l’Amor Cortese concedeva facendosi travolgere dalle passioni. Nel mentre che gli amanti si diedero il bacio fatale, irruppe Gianciotto nella camera di Francesca, Paolo tentò la fuga dalla botola ma vennero uccisi entrambi da Giovanni.
Giovanni, figlio primogenito di Malatesta da Verucchio (il dantesco Mastin Vecchio), fu un abile uomo politico e si schierò con Guido da Polenta per cacciare da Ra-venna i suoi nemici, ne ebbe così in moglie la figlia Francesca. Le nozze vennero celebrate nel 1275 e l’anno dopo nacque Concordia. Fu un matri­mo­nio sti­pulato esclu­si­va­mente per ragioni politiche: infatti esso sanciva e ga­ran­tiva la pace fra le due fa­mi­glie e le due città dopo un lungo pe­ri­o­do di scontri. I due potenti signori si resero conto, però, del fatto che la bella figlia di Guido non avrebbe accettato a cuor leggero un uomo d’armi, per di più zoppo e, per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca, tramarono l’inganno: mandarono a Ravenna Paolo il Bello, piacevole uomo e costumato molto, fratello minore di Gian-giotto, sposato da cinque anni con Orabile Beatrice, figlia ed erede di Uberto Conte di Ghiaggiolo, con la quale aveva due figli Uberto e Margherita. Francesca, che allora doveva avere su per giù 15 o 16 anni, vide Paolo e credette che fosse il “Malatesta” destinatole per le nozze, così, quando suo padre le domandò se fosse pronta a sposare il “Malatesta” (senza essere più chiaro), accettò con gioia ed il giorno delle nozze, pronunciò felice il suo “sì”, senza sapere che Paolo la stava sposando per procura, cioè a nome e per conto del fratello Gianciotto, cosa di cui la poveretta s’accorse solo in seguito. Francesca visse così cercando di rendersi la vita meno triste, anche perchè il marito, innamorato di lei, comunque la copriva di regali e di attenzioni. Il cognato, Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, dove viveva la povera Francesca, le faceva spesso visita, forse per il rimorso di essersi prestato all’inganno, o per un nuovo sentimento. Uno dei fratelli, però, un certo Malatestino dell’Occhio (così chiamato perchè aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”), spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite da Francesca, ma qualcuno (forse Malatestino quel traditor) aveva avvi-sato il di lei marito Giangiotto, che ogni mattina si dirigeva a Pesaro per la sua carica di Podestà, e che generalmente rincasava a tarda sera. Gianciotto finse di par-tire, ma rientrò da un passaggio segreto e, mentre i due fedifraghi leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, come amor li strinse, si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca) proprio nell’istante in cui il marito aprì la porta e li sorprese.
Accecato dalla gelosia, Gianciotto allora estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta, ma, si dice che il vestito gli si fosse impigliato in un chiodo e così dovette fermarsi davanti alla spada del fratello. Mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo facendo da scudo con il suo corpo, così che quel colpo di spada trafisse entrambi, uccidendoli. Finì così tragicamente il loro amore.
In realtà, secondo la documentazione storica dei fatti, sono pochi i dati veramente riscontrabili: i dati anagrafici dei protagonisti e la loro discendenza (una figlia di Francesca e Gianciotto, due figli di Paolo), non vi è traccia né della relazione adulterina né del fratricidio-uxoricidio. Pare che l’alleanza tra le due famiglie fosse così vantaggiosa per entrambe, grazie a strategie politico-dinastiche complementari, che il fatto di sangue dovesse essere messo a tacere il più presto possibile. Non si sa dove sia accaduto realmente il duplice omicidio: alcune ipotesi indicano il Castello di Gradara, altre parlano della Rocca di Castelnuovo presso Meldola. Paolo e Francesca non comparvero più nei testamenti da un certo periodo in poi. Quindi si pensa siano morti nello stesso periodo. Giovanni si risposa con la Ginevra Tibaldello dei Zambrasi e la figlia Concordia finisce nel convento di Santarcangelo di Romagna.
Nel 1581 nella Chiesa di S. Agostino di Rimini, furono ritrovati, in un’arca di marmo, i corpi che si presume siano quelli di Paolo e Francesca: sepolti assieme, uniti dalla stessa ferita che li trafisse, i due sventurati amanti giacevano abbracciati in splendide vesti di seta, uniti nella morte come mai lo erano potuti essere in vita.

tutti i diritti sono riservati all’autrice




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 + tre =